Quando la gente sa in anticipo che New York eliminerà Boston
di Gabriele RomagnoliChi l’aspetta la fa. Tre indizi fanno una prova: che la volontà popolare possa diventare esito sportivo. Uno: la Coppa Italia vinta da(l) Bologna che la voleva molto più del Milan(o). Due: lo straordinario ultimo capitolo del romanzo “New York contro Boston”. È il più bel derby planetario perché è polisportivo. Dal baseball al basket. La rivincita di New York nella notte tra venerdì e sabato darà fiato ai racconti di una generazione.
Uno dei più incredibili recuperi della storia Nba
Un passo indietro. Nel baseball la cessione di Babe Ruth dai Red Sox agli Yankees aveva creato la “maledizione del bambino”: ottantasei anni di sconfitte. Fino alla finale del 2004. Sullo 0 a 3 il pubblico di Boston alza il cartello “We believe” ci crediamo e spinge la rimonta: finisce 4 a 3 nell’incredulità…
Chi l’aspetta la fa. Tre indizi fanno una prova: che la volontà popolare possa diventare esito sportivo. Uno: la Coppa Italia vinta da(l) Bologna che la voleva molto più del Milan(o). Due: lo straordinario ultimo capitolo del romanzo “New York contro Boston”. È il più bel derby planetario perché è polisportivo. Dal baseball al basket. La rivincita di New York nella notte tra venerdì e sabato darà fiato ai racconti di una generazione.
Uno dei più incredibili recuperi della storia Nba
Un passo indietro. Nel baseball la cessione di Babe Ruth dai Red Sox agli Yankees aveva creato la “maledizione del bambino”: ottantasei anni di sconfitte. Fino alla finale del 2004. Sullo 0 a 3 il pubblico di Boston alza il cartello “We believe” ci crediamo e spinge la rimonta: finisce 4 a 3 nell’incredulità di tutti i grattacieli trasformati in salici piangenti. Nella semifinale di Eastern Conference della Nba i Knicks avevano le stesse probabilità di battere i campioni uscenti, i Celtics, di chi doveva recuperare quello svantaggio. Non ci credevano i bookmakers né i commentatori televisivi. Ma già dal primo incontro, sotto di 20, la gente ha cominciato ad accorrere davanti ai maxischermi all’esterno del Madison Square Garden e ha assistito a uno dei più incredibili recuperi della storia della pallacanestro. Più i giocatori rosicchiavano punti e più persone arrivavano, portando bambini, animali domestici, speranze estratte dai cassetti. E hanno vinto. Seconda gara, stesso copione. Stavolta, gente assiepata in strada fin dall’inizio, incurante di un altro meno 20. Sicura che sarebbe successo, non sapendo come, ma sarebbe successo. Hanno vinto in rimonta (da “soli” meno 11) anche gara 4. È diventato un copione, recitato da mezza Manhattan. Gli schermi sono rimasti accesi anche nelle partite in casa: i biglietti del Madison costano centinaia di dollari e i trionfi veri sono per chi non se li può permettere e li va a cercare fuori luogo.
La gente sa, nel bene e nel male
Ora, una certezza: la gente sa. Nel bene e nel male. Quando nell’ultima partita di Michael Jordan coi Chicago Bulls, la sfida decisiva con gli Utah Jazz, lui andò al tiro della vittoria, tutto lo stadio dei mormoni chiuse gli occhi e cominciò a piangere quando la palla era ancora in aria. New York aveva il sorriso sulla statua della libertà prima della sesta partita, dominata. E fa niente se Jayson Tatum, colonna di Boston, era infortunato: sarebbe andata così comunque, perché era un sogno più grande, troppo per infrangersi su una semplice volontà di ripetersi. E il terzo indizio, quello che farebbe una prova? Rivolgersi al Foro Italico, Sinner e Roma contro Alcaraz.