New York - Una sera di giugno Indiana ha deciso di scendere per strada e giocare come fosse al playground. Così ha portato a casa gara 3 delle finali Nba, superando i grandi favoriti di Oklahoma City (116-107) e andando 2-1 nella serie. Un po’ a sorpresa, in base ai pronostici, ma a vedere la partita neanche tanto. Certo, c’era l’arena rovente di Indianapolis, con tutto il pubblico vestito di giallo. Le luci avevano trasformato il campo in un ring di boxe ma quello che è andato in scena non è stato il solito copione da playoff, e neanche quello che gli esperti americani prevedevano: i Thunders di Oklahoma, che hanno dominato la stagione regolare con un mix di gelida classe e difesa rovente, hanno mostrato la loro potenza per tre quarti di gara, anche troppo sicuri di loro stessi, fino a quando i padroni di casa non hanno trasformato il parquet nel campetto di periferia, con T. J. McConnell, il più piccolo in campo e il più testardo, capace di rubare cinque palloni, di cui due sulla ri…
New York - Una sera di giugno Indiana ha deciso di scendere per strada e giocare come fosse al playground. Così ha portato a casa gara 3 delle finali Nba, superando i grandi favoriti di Oklahoma City (116-107) e andando 2-1 nella serie. Un po’ a sorpresa, in base ai pronostici, ma a vedere la partita neanche tanto. Certo, c’era l’arena rovente di Indianapolis, con tutto il pubblico vestito di giallo. Le luci avevano trasformato il campo in un ring di boxe ma quello che è andato in scena non è stato il solito copione da playoff, e neanche quello che gli esperti americani prevedevano: i Thunders di Oklahoma, che hanno dominato la stagione regolare con un mix di gelida classe e difesa rovente, hanno mostrato la loro potenza per tre quarti di gara, anche troppo sicuri di loro stessi, fino a quando i padroni di casa non hanno trasformato il parquet nel campetto di periferia, con T. J. McConnell, il più piccolo in campo e il più testardo, capace di rubare cinque palloni, di cui due sulla rimessa avversaria da fondo campo, e mandare i compagni a canestro. E Bennedict Mathurin, entrato dalla panchina e capace di segnare 27 punti in 22 minuti.
Indiana, tra basket e garra
Più tanto basket, con raddoppi sul portatore avversario, sovrapposizioni per vie centrali, quando il compagno non trovava la via del canestro. Ma anche molta garra. Ogni possesso era una lotta, ogni transizione una dichiarazione di guerra. Con il passare dei minuti i Pacers sembravano cani randagi e i Thunders quasi sorpresi dal clima da rissa. Ma questo è avvenuto dopo, nei minuti finali. All’inizio Oklahoma era scappata via, andando anche sopra di 9. Aveva chiuso il primo quarto a +8 (32-24), per poi farsi rubare il ritmo nel secondo quando i Pacers sono andati avanti per la prima volta (37-36) a 8’50 dalla fine, chiudendo in vantaggio (64-60). Da quel momento è stato un testa a testa, con le due stelle, Tyrese Huliburton (22 punti finali) e Shai Gilgeous-Alexander (24), a bucare la retina da ogni parte del campo. Il primo accompagnava ogni canestro con un urlo liberatorio. Il secondo, sempre con quel volto impassibile. Con il passare dei minuti e l’avvicinarsi dell’epilogo abbiamo capito che entrambi stavano incarnando lo spirito delle rispettive squadre o forse sono stati i compagni a incarnarsi in loro.
La freddezza di Oklahoma e lo streetball di Indiana
E a quel punto è avvenuta la trasformazione: i gialli di Indiana hanno cominciato a giocare da streetball, hanno messo le mani sul viso degli avversari, li hanno provocati con piccoli gesti di strada, come Andrew Nembhard che si metteva in maniera sfrontata sulla lunetta quando l’avversario doveva andare a tirare i liberi. Il trash talking, gli insulti soffiati sull’orecchio degli avversari, tipo Kenrich Williams, che ha risposto ridendo in faccia all'avversario, i colpi proibiti di Aaron Nesmith su Alex Caruso. La rissa poteva innescarsi da un momento all’altro. Da una parte il gruppo, dall’altra i singoli. Dalla panchina di Indiana sono arrivati 49 punti, da quella di Oklahoma 18. Più 13 palloni rubati contro 6, e sei tiri in più tentati dai Thunders. Lo strappo finale è arrivato con un parziale di sette a zero (107-100) che ha indirizzato il finale di un quarto vinto dai padroni di casa 32-18, il margine più ampio della serata. I blu del flemmatico Gilgeous-Alexander hanno cercato di mantenere la calma dei predestinati ma è difficile ragionare quando l’altra squadra ti soffia sul collo. Così sono arrivati anche tre errori ai tiri liberi quando ogni punto pesava. Indiana non ha vinto solo nel punteggio, ma come identità. Non ha solo battuto Okc. Ha raccontato una storia. Venerdì gara 4 ancora a Indianapolis. Oklahoma vorrà raccontare la sua.