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Cecilia Zandalasini, l’intervista: “Solo in Italia le donne che comandano fanno ancora effetto”

Cecilia Zandalasini, 29 anni

 

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L’azzurra sta guidando la Nazionale di basket nell’Europeo: martedì il quarto di finale contro la Turchia: “Stiamo gestendo pressioni di cui non si parla”
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Lo spirito. Questo è cambiato. «Negli anni scorsi, dopo ogni Europeo giocato, pensavo: andrà bene tra due anni. Stavolta è tutto diverso, siamo cambiate noi, è cambiato il nostro basket, è cambiata la nostra consapevolezza». Cecilia Zandalasini, con Catarina Pollini l’unica italiana ad aver conquistato il campionato Wnba (2017, con Minnesota), è il faro della Nazionale azzurra che, dopo aver vinto a Bologna contro Serbia, Slovenia e Lituania, domani ad Atene contenderà alla Turchia l’ingresso tra le prime quattro d’Europa. Un risultato che manca da trent’anni esatti.

Bologna vi ha dato la spinta decisiva?

«È una città a cui sono molto affezionata, ci ho giocato tre anni con la Virtus, so che vuol dire. Durante gli inni, con il PalaDozza in coro con noi, siamo state percorse da una scossa elettrica. E, prima di partire, ho fatto una foto dalla finestra dell’hotel al Santuario di San Luca, come un saluto a qualcosa di car…

Lo spirito. Questo è cambiato. «Negli anni scorsi, dopo ogni Europeo giocato, pensavo: andrà bene tra due anni. Stavolta è tutto diverso, siamo cambiate noi, è cambiato il nostro basket, è cambiata la nostra consapevolezza». Cecilia Zandalasini, con Catarina Pollini l’unica italiana ad aver conquistato il campionato Wnba (2017, con Minnesota), è il faro della Nazionale azzurra che, dopo aver vinto a Bologna contro Serbia, Slovenia e Lituania, domani ad Atene contenderà alla Turchia l’ingresso tra le prime quattro d’Europa. Un risultato che manca da trent’anni esatti.

Bologna vi ha dato la spinta decisiva?

«È una città a cui sono molto affezionata, ci ho giocato tre anni con la Virtus, so che vuol dire. Durante gli inni, con il PalaDozza in coro con noi, siamo state percorse da una scossa elettrica. E, prima di partire, ho fatto una foto dalla finestra dell’hotel al Santuario di San Luca, come un saluto a qualcosa di caro».

Cosa è cambiato nel gruppo?

«Siamo le stesse degli ultimi anni, ma siamo arrivate al livello di maturazione perfetto. Non sembra, ma ogni volta che mettiamo la maglia azzurra sosteniamo un livello di pressione immenso. Anche se non se ne parla. Ora riusciamo a conviverci. E abbiamo sfidato le nostre “pecore nere”, come le chiamiamo noi: voliamo, adesso, perché sappiamo di poterlo fare».

Prima di ogni partita indossate una maglia per ricordare la battaglia di Achille Polonara.

«Abbiamo saputo della sua malattia quando eravamo già in ritiro. Nel nostro piccolo proviamo a fargli sentire la nostra vicinanza. L’ho conosciuto a Bologna, è un ragazzo d’oro, una persona fantastica».

Brave a battere la Lituania per evitare la Francia argento (quasi oro, le mancò un tiro contro gli Usa) ai Giochi di Parigi. Ora la Turchia: difficile, ma non impossibile. No?

«Avendo giocato con il Fenerbahçe e nell’ultima stagione nel Galatasaray, conosco tutte le giocatrici, il ct, giocheranno con il coltello tra i denti. Ma non ci manca niente, sappiamo di potercela fare. Dipenderà più da noi che da loro».

È una frase importante, questa.

«Lo è. Racconta del livello di atteggiamento che abbiamo. E aver passato per prime il girone ci ha dato forza e spinta».

La sua allenatrice ai tempi della Geas Sesto San Giovanni, Cinzia Zanotti, potrebbe diventare la prima coah donna nella A maschile, a Brescia. Perché ci stupisce tanto e perché non era mai successo prima?

«In Italia che una donna possa comandare un gruppo di uomini fa ancora effetto. Farebbe piacere se fosse così, può fare del bene al basket italiano in generale e alla società. Ma vorrebbe dire una cosa che sembra scontata ma non lo è: che ha le competenze giuste. In azzurro abbiamo Francesca Di Chiara, assistente del ct Andrea Capobianco, e la team manager Kathrin Ress. Una donna ct, un giorno? Sarebbe bello, auspicabile. Deve sempre essere la competenza a fare premio su tutto».

Dopo gli Europei tornerà in Wnba con le Golden State Valkyries. Fa effetto condividere il Chase Center con i Warriors di Steph Curry?

«San Francisco è proud del suo basket e della sua squadra femminile. È molto emozionante il Chase Center, abbiamo avuto tanti sold out nelle prime partite. Questo è l’ordine di grandezza».

In America ha imparato tante cose del basket?

«Ho imparato a confrontarmi con le migliori. Maya Moore, Diana Taurasi, Elena Delle Donne, A’ja Wilson, Caitlin Clark: si cresce sempre allontandandosi da casa. Anche se ora ho una grande voglia di tornare».

L’anno prossimo ritornerà infatti al Famila Schio, la piccola grande del basket italiano.

«La maglia arancione è una mia seconda pelle. E l’Eurolega è l’unico grande trofeo che manca. A loro, a me. Come una medaglia con la Nazionale. Abbiamo tutte questo sogno, che non ci fa dormire. È una cosa molto bella da vivere».

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