Alle azzurre del basket resta un ultimo sogno da sognare. Domenica al Pireo contro la Francia ci sarà in palio il bronzo, non poco anche per la storia dei nostri canestri al femminile: sarebbe la quarta medaglia di sempre in quasi un secolo di Europei, la prima da trent’anni. Ma quanti rimpianti, il Belgio era più forte e ha vinto all’ultimo tiro, una tripla di Delaere non replicata da Verona, a 4” dalla fine. Sarebbe stato il sorpasso, e invece il sordo rumore del ferro ha scritto l’esito di una sfida bellissima (66-64 alla fine). Non è stata Emma Meesseman, la più forte giocatrice d’Europa, l’incubo dell’Italia, ma la piccola e imprendibile play Vanloo, amicissima di Cecilia Zandalasini. Un parziale di 17-0, con tre triple consecutive di Martina Fassina e Francesca Pan per il +1, a risalire dal — 14 in 6 minuti di fuoco nell’ultimo quarto — , poi punto a punto, cuore a cuore, con Cubaj da doppia doppia (13 punti e 10 rimbalzi). La prima sconfitta azzurra all’Europeo è arrivata contr…
Alle azzurre del basket resta un ultimo sogno da sognare. Domenica al Pireo contro la Francia ci sarà in palio il bronzo, non poco anche per la storia dei nostri canestri al femminile: sarebbe la quarta medaglia di sempre in quasi un secolo di Europei, la prima da trent’anni. Ma quanti rimpianti, il Belgio era più forte e ha vinto all’ultimo tiro, una tripla di Delaere non replicata da Verona, a 4” dalla fine. Sarebbe stato il sorpasso, e invece il sordo rumore del ferro ha scritto l’esito di una sfida bellissima (66-64 alla fine). Non è stata Emma Meesseman, la più forte giocatrice d’Europa, l’incubo dell’Italia, ma la piccola e imprendibile play Vanloo, amicissima di Cecilia Zandalasini. Un parziale di 17-0, con tre triple consecutive di Martina Fassina e Francesca Pan per il +1, a risalire dal — 14 in 6 minuti di fuoco nell’ultimo quarto — , poi punto a punto, cuore a cuore, con Cubaj da doppia doppia (13 punti e 10 rimbalzi). La prima sconfitta azzurra all’Europeo è arrivata contro una nobilissima del basket, la quarta delle Olimpiadi, le campionesse in carica che andranno a giocarsi l’oro contro la Spagna.
La scelta dell’ultimo tiro
Si poteva costruire meglio l’ultimo tiro? Il ct Capobianco non ha rimpianti: «Cocca Verona è stata brava, era un tiro aperto, era la scelta giusta in quel momento. E un tiro si può segnare e si può sbagliare». Si piange, ma dov’eravamo fino a dieci giorni fa, Italbasket? Trent’anni ad aspettare qualcosa di simile ai giorni di Brno, anno 1995, l’argento di Pollini, Ballabio, del ct Riccardo Sales, altri tempi quelli dell’ultima Nazionale da podio.
Le lacrime
Piange Francesca Pan: «Così fa tanto male». Nella rimonta tutto lo spirito di una squadra che prima dell’Europeo ha perso per infortunio la sua geniale e giovanissima play titolare, Matilde Villa, ma ha trovato punti e anima via via da Fassina, Santucci, Madera, per non parlare della qualità stellata di Zandalasini, talento da Wnba — vi tornerà lunedì, alle Valkyries di Golden State — e dell’energia di Lorela Cubaj, che in America c’è stata, vi ha giocato, si è laureata e vorrebbe tornarci un giorno, da allenatrice di college. In tanta amarezza c’è un bel futuro, sul quale dopo anni di magra la Federazione ha scelto di investire con progetti mirati. Bronzo o non bronzo, a marzo questa squadra si andrà a giocare un posto nel torneo che qualifica ai Mondiali, dove la bandiera italiana non appare dal 1994, per non dire dell’ancora remoto, ma non più chimerico sogno di tornare in un’Olimpiade. L’ultima, delle sole tre giocate, Atlanta ’96. Aveva quattro mesi, allora, Cecilia Zandalasini.