L'Italia del canestro più forte dei politici e dei leoni da tastiera
di Maurizio CrosettiPiù che mai Italia, l’Italia che vince l’EuroBasket Under 20. La compongono, cosa che accade ormai in ogni scuola del nostro Paese, cominciando dall’infanzia per arrivare all’Università, italianissimi ragazzi che si chiamano Theo Airhienbuwa (nato a Isola della Scala, Verona), Elisée Assui (di Varese) oppure Andrew Osasuyi (nato a Magenta e cresciuto a Novara), senza dimenticare il milanese David Torresani. Un trionfo sportivo e sociale, una vittoria della realtà sui fantasmi e sui pregiudizi. Ma si sa che i fantasmi non muoiono mai, perché non hanno corpo: e allora eccoli agitare di nuovo le catene nelle fogne dei social, dove gli italianissimi campioncini del canestro si devono difendere da attacchi e insulti razzisti. Ancora, nel 2025.
Un Paese a due velocità
Ma non …
Più che mai Italia, l’Italia che vince l’EuroBasket Under 20. La compongono, cosa che accade ormai in ogni scuola del nostro Paese, cominciando dall’infanzia per arrivare all’Università, italianissimi ragazzi che si chiamano Theo Airhienbuwa (nato a Isola della Scala, Verona), Elisée Assui (di Varese) oppure Andrew Osasuyi (nato a Magenta e cresciuto a Novara), senza dimenticare il milanese David Torresani. Un trionfo sportivo e sociale, una vittoria della realtà sui fantasmi e sui pregiudizi. Ma si sa che i fantasmi non muoiono mai, perché non hanno corpo: e allora eccoli agitare di nuovo le catene nelle fogne dei social, dove gli italianissimi campioncini del canestro si devono difendere da attacchi e insulti razzisti. Ancora, nel 2025.
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Un Paese a due velocità
Ma non è solo una deriva di ignoranza da parte dei vili da tastiera. La contraddizione di un Paese che corre molto più veloce e molto meglio di chi lo governa, e a volte di chi lo abita, si riflette anche nelle cosiddette stanze del potere. Perché è proprio lì che una certa politica continua a negare lo Ius scholae, autentico terrapiattismo sociale, cecità totale rispetto a quanto già accade, per fortuna e da tempo, in ogni angolo d’Italia. Di questi italiani al 100 per cento, magari con la pelle scura o di altra sfumatura, ci accorgiamo solo quando ci fa comodo, politica compresa, sempre pronta a saltare sul famoso carro senza dare una mano, prima, a chi quel carro lo spinge tra mille fatiche, famiglie (italianissime) comprese.
Ius scholae, lo scontro nel maggioranza
Cosa fa dunque la destra? Dice no a questi ragazzi, non li vuole italiani per nulla al mondo, soprattutto la Lega, appena bacchettata da Paolo Barelli, capogruppo di Forza Italia alla Camera e presidente della Federnuoto. Un uomo di centrodestra, ma prima di tutto un uomo di sport, il quale non ha problemi nel dare degli ignoranti ai leghisti, nel senso che ignorano non solo il merito ma persino il testo che combattono, quello per l’appunto a favore dello Ius scholae. Vade retro: questo è il senso dell’arretratezza, prima di tutto culturale e umana.
Come DiVincenzo è diventato italiano
Vade retro, voi italiani che sembrate stranieri e che, per qualcuno (compresi, purtroppo, quelli che li votano), non avete diritti di cittadinanza. Però ci sono sempre figli e figliastri. Quando un atleta molto meno italiano dei nostri italianissimi ragazzi del basket sembra poter fare comodo, ecco che la politica lo rincorre, lo blandisce ed è pronta ad accoglierlo. Sta accadendo una cosa del genere al cestista americano Donte DiVincenzo, nato nel 1997 a Newark, la città resa immortale dai romanzi di Philip Roth, guardia tiratrice dei Minnesota Timberwolves: tristemente soprannominato “The Big Ragù”, Donte (con la “o”, colpa di un refuso da parte dell’ufficiale dell’anagrafe) è stato appena naturalizzato italiano, e potrebbe presto indossare la divisa azzurra. Nel suo caso, nessuno ha pensato di misurare l’italianità con la bilancia: Donte diventa italiano per meriti sportivi, anzi per “eccezionale interesse di Stato” (articolo 9, comma 2, della legge 91 del 1995).
DiVincenzo agli Europei con l’Italia
Donte DiVincenzo non è un refuso sociale o politico, anche se qualcuno potrebbe pensarlo, lui no davvero. Perché ne abbiamo bisogno, e lo manderemo in lunetta già agli Europei di basket di fine agosto. Donte ha la pelle chiarissima, e non pensiamo che dovrà difendersi dagli attacchi razzisti o dalle bave di lumaca dei social.