Sport

Datome: “L’Europeo di basket a piccoli passi, girone difficile. Su Pozzecco decido con Petrucci”

Gigi Datome

Gigi Datome

 
L’ex capitano azzurro è coordinatore delle attività del settore squadre nazionali e dirigente al seguito dell’Italia

L'ascolto è riservato agli abbonati premium

2 minuti di lettura

L’ultima volta con la maglia azzurra è stata nel 2023 a Manila contro la Slovenia: fu abbracciato dagli altri azzurri e da Doncic. Oggi Gigi Datome a due anni dal ritiro è il coordinatore delle attività del settore squadre nazionali maschili e l’Italia la segue da bordo campo, in giacca e cravatta: «Faccio solo il dirigente però, la parte tecnica è dello staff. Mi piace che i ruoli restino distinti: io porto un pensiero se serve, soprattutto a Casalone (vice del ct Pozzecco, ndr) che è vicino a me in panchina, ma senza mai interferire». Stasera a Bologna si gioca Italia-Argentina: test per l’Europeo che parte il 27 agosto.

Datome, come sta l’Italia?

«Finora raduno e tornei sono andati come volevamo, contro l’Argentina dovremo fare un altro passo avanti. La cosa importante adesso è spingere, mettersi insieme, ascoltare il coach e giocare bene come squadra».

Qual è l’obiettivo realistico all’Europeo?

«Passare il primo turno. Non lo dico per nasconderci, ma a questo livello e con un girone così equilibrato — Cipro, Georgia, Spagna, Grecia e Bosnia — bisogna partire da lì. Poi dipenderà dagli incroci e dalla condizione: il sogno è andare fino in fondo, ma intanto c’è da superare la prima fase».

Con l’Argentina è la prima volta dopo la finale olimpica di Atene 2004. Che effetto le fa?

«È stata l’ultima grande medaglia della nostra Nazionale maschile senior. Io ero solo un ragazzo e sognavo di essere in campo».

Da dirigente è più difficile guardare e non giocare?

«Per il livello di atletismo di questa squadra dovrei tornare indietro non di due, ma di dieci anni. Sono sereno, il campo non mi manca per niente».

Melli è il capitano e ha vinto l’ultima Eurolega con il Fenerbahçe. Sta ripercorrendo i suoi passi?

«Mi pare evidente, è un esempio di epigonismo all’ennesima potenza».

Se prende la medaglia, però, fa meglio del suo mentore.

«Glielo auguro. Queste cose non le vivo male. Rimane il mio sogno, quello che non sono riuscito a realizzare da giocatore».

Gli altri leader?

«Nick è un capitano vero, un punto di riferimento e un amico. Poi ci sono Fontecchio e Pajola: tre figure chiave per valori, voglia di essere qui e atteggiamento in campo e fuori. Sono esempi per i giovani».

E Gallinari?

«Gallo è Gallo: lo aspettiamo. È un simbolo del nostro basket. Ha dato tanto alla Nazionale, compreso un ginocchio. Vestire l’azzurro è un impegno importante e lui non si è mai tirato indietro».

Questa estate le nazionali giovanili hanno vinto tanto. Perché poi i giovani faticano a trovare spazio nei club?

«Le medaglie sono bellissime, ma non bastano. Servono dirigenti e allenatori capaci di individuare chi merita un’opportunità e il contesto giusto per crescere. Sono annate ricche di talento, qualcuno emergerà».

Pozzecco resterà dopo l’Europeo? Petrucci ha detto che decide lei.

«È una decisione che prenderemo insieme al presidente e al direttore generale Trainotti. E non dipenderà solo dal risultato».

Mancherà Donte DiVincenzo?

«Preferisco parlare di chi c’è».

State pensando ad altre naturalizzazioni?

«Noi seguiamo le leggi: si diventa azzurri per origini, matrimonio o meriti sportivi. Deve esserci un legame reale con l’Italia, non solo la convenienza».

Ha più tempo per la musica ora?

«No, ho iniziato e smesso subito. A metà settembre però torno a sentire Patti Smith a Roma».

Suonerà di nuovo con lei sul palco, come tre anni fa a Milano?

«Credo di non averla convinta la prima volta».

I commenti dei lettori