Conosciuti in passato fasti da classica, e perfino celebrati in finali fra Azzurra e la Roja i nostri due ori europei (Nantes ‘83, Parigi ‘99), Italia-Spagna scade stavolta a corrida confusa. Solo che, a vincerla, sono quelli che non frequentano i tori. E cioè Azzurra, che ne esce con un successo tanto stretto e sofferto (67-63), quanto sugoso e prestigiosa. Vale tanto morale, anche più dell’ormai ovvia qualificazione alla fase finale, e fa allungare lo sguardo fino al primo posto nel girone, se domani l’Italia supererà la derelitta Cipro e Scariolo batterà la Grecia, strappando un passaggio di turno che, in caso contrario, certo non è: e sarebbe un “fracaso”, per i campioni in carica, star fuori dalle 16 (su 24). Pozzecco dovrà invece conoscere solo la prossima avversaria, tra Francia, Polonia, Israele o Slovenia.
La gara di Limassol
Frattanto, ha esplorato strade che pure lui ignorava, riacchiappando una partita che pareva subito strapersa e poi solo smarrita. L’ha ribaltata co…
Conosciuti in passato fasti da classica, e perfino celebrati in finali fra Azzurra e la Roja i nostri due ori europei (Nantes ‘83, Parigi ‘99), Italia-Spagna scade stavolta a corrida confusa. Solo che, a vincerla, sono quelli che non frequentano i tori. E cioè Azzurra, che ne esce con un successo tanto stretto e sofferto (67-63), quanto sugoso e prestigiosa. Vale tanto morale, anche più dell’ormai ovvia qualificazione alla fase finale, e fa allungare lo sguardo fino al primo posto nel girone, se domani l’Italia supererà la derelitta Cipro e Scariolo batterà la Grecia, strappando un passaggio di turno che, in caso contrario, certo non è: e sarebbe un “fracaso”, per i campioni in carica, star fuori dalle 16 (su 24). Pozzecco dovrà invece conoscere solo la prossima avversaria, tra Francia, Polonia, Israele o Slovenia.
La gara di Limassol
Frattanto, ha esplorato strade che pure lui ignorava, riacchiappando una partita che pareva subito strapersa e poi solo smarrita. L’ha ribaltata con un quintetto che al massimo s’era forse visto insieme a colazione (Spissu, Thompson, Procida, Niang, Diouf). L’ha tenuta stretta quando il lunare Niang, ricadendo da un suo salto inumano, era uscito con la caviglia storta. L’ha strappata senza segnare un canestro dal campo nei 4’ finali, però 6/6 liberi trionfanti (4 Spissu, 2 Ricci). E’ quanto bastava per domare una Spagna subito brillante, poi sempre più affannata, ridotta al solo tiro da tre e specchiata nei tabellini di quel tiro a segno (6 centri nei primi 12 spari, 4 nei 25 successivi). In quella sfida che procedeva fra densi polveroni l’Italia è stata almeno più regolare, ma anche coraggiosa e premiata quando ha sopperito alla latitanza dei soliti leader (Melli 0 punti, Pajola poche idee, lo stesso Fontecchio fermo a 8 con 2/11 al tiro) raschiando risorse fresche dalla panchina. Niang, 10 punti e 10 rimbalzi, è stato l’uomo della ribellione, Diouf (14) il martello che ha picconato il muro nemico, Ricci (11) l’altro eroe in battaglia, Procida (3) l’inedito additivo, sebbene a Cipro non avesse mai messo piede in campo.
La cronaca
Il film, per provare a capirla. Al derby latino danno una piega immediata i lancinanti digiuni azzurri. In una riga: dopo 5’, 0 a 10 e 0 su 10. Servono 7’30” per il primo gol (Niang, che poi sveglia tutti), la Spagna viene raggiunta a 25, ma Azzurra non ha pugno, Scariolo la conosce come le sue 18 buche e al riposo due attacchi stitici scrivono un 30-36 che dice tutto, ma per l’Italia è un’oasi dopo la traversata nel deserto. La Spagna allunga nella ripresa a +7, ma sbaglia a visuale libera le triple che atterrerebbero l’Italia. Così ne subisce il primo sorpasso (49-47, solito Niang) e deve pararne una minifuga issata al massimo a +5. Nel finale pare rivincerla Aldama, la sua punta di lancia, invece l’Italia che non fa più gol fa salire il cuore dove non arrivano le mani. Vinte tre di fila, l’Europeo continua, sempre più ricco. Domani la formalità Cipro. I bagagli e la testa sono già a Riga.