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Gregor Fucka: “Italia-Slovenia la gara del mio cuore diviso. Ma nemmeno Doncic può vincere da solo”

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Alle 17.30 a Riga l’ottavo di finale. Intervista all’ex azzurro, miglior giocatore dell’Europeo ‘99, quello dell’ultimo oro dell’Italia: “Pozzecco allenatore? Non l’avrei mai immaginato. Ma ha dato un’impronta profonda”
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Sono trascorsi 26 anni dall’ultimo oro azzurro all’Europeo di basket. Allora sotto canestro dominavano i 215 cm di Gregor Fucka, miglior giocatore di quel torneo. Nascita slovena, passaporto italiano per le origini paterne, un braccio di ferro tra le due federazioni allora. Oggi, all’Europeo di Riga (17.30), c’è Italia-Slovenia, la gara del cuore per l’Airone di Kranj. In palio i quarti di finale.

Che partita sarà, Fucka?
«Molto interessante, l'Italia sta giocando bene. La Slovenia dipende molto da Doncic, chiaramente. L'Italia è più squadra, gli sloveni hanno la stella planetaria».

La chiave è la difesa.
«Non c’è dubbio. Per l’Italia storicamente è sempre stato così».

Per lei la partita del cuore diviso.
«Io sono nato in Slovenia e sono sempre stato sloveno.…

Sono trascorsi 26 anni dall’ultimo oro azzurro all’Europeo di basket. Allora sotto canestro dominavano i 215 cm di Gregor Fucka, miglior giocatore di quel torneo. Nascita slovena, passaporto italiano per le origini paterne, un braccio di ferro tra le due federazioni allora. Oggi, all’Europeo di Riga (17.30), c’è Italia-Slovenia, la gara del cuore per l’Airone di Kranj. In palio i quarti di finale.

Che partita sarà, Fucka?
«Molto interessante, l'Italia sta giocando bene. La Slovenia dipende molto da Doncic, chiaramente. L'Italia è più squadra, gli sloveni hanno la stella planetaria».

La chiave è la difesa.
«Non c’è dubbio. Per l’Italia storicamente è sempre stato così».

Per lei la partita del cuore diviso.
«Io sono nato in Slovenia e sono sempre stato sloveno. Ma al tempo stesso sono sempre stato felice di giocare per l’Italia. Si era creata una situazione favorevole per le origini di mio padre, appartenente alla minoranza slovena di Trieste. La maglia azzurra mi ha regalato grandi soddisfazioni. E se dovessi rifarlo, sceglierei sempre di giocare per l’Italia».

La Slovenia produce fenomeni sportivi: Doncic nel basket, Pogacar nel ciclismo, Domen Prevc nel salto con gli sci. Qual è il segreto di un paese da 2 milioni di abitanti?
«In Slovenia si investe molto nello sport già di livello scolastico. Si fanno tante ore di educazione fisica. E poi, altra cosa molto importante: i bambini ancora giocano molto per strada, nella natura, all’aria aperta anche in pieno inverno. Da lì a specializzarsi in uno sport è un passo molto breve. Una sensibilità che viene dalla grande tradizione jugoslava».

Il basket è stata la sua prima scelta?
«Ho giocato a calcio, da portiere, a tennis, a tennistavolo. Ho provato tanti sport, ero sempre fuori casa».

Gianmarco Pozzecco, ct dell'Italia 

Le sue figlie giocano a volley.
«Rebeka e Tatjana hanno frequentato il college in America, là si sono laureate. Ora sono in B, in Italia. Perché non hanno scelto il basket? È stata l’università americana ad indirizzarle. Sono felicissimo della loro scelta: è stata libera».

La lei fu il miglior giocatore dell'europeo del 99, l'ultimo vinto dall'Italia. Che gruppo era quello messo assieme dal ct di allora, Boscia Tanjevic?
«È difficile fare fare paragoni. Noi avevamo un vantaggio perché eravamo in tanti a giocare ad alto livello, ad essere titolari in Serie A. E questo fa una grande differenza».

L’Italia però sta tornando.
«Manca un piccolo gradino. Negli ultimi anni gli azzurri hanno battuto spesso la Serbia e all’Europeo 2022 andarono vicinissimi a battere la Francia. E poi ora l'Italia è anche più “alta” del solito, ha giocatori più strutturati, qualche Fucka in più rispetto al solito, diciamo».

E ha un Pozzecco in panchina: l’avrebbe immaginato il Poz ct?
«No, non me lo immaginavo allenatore. Ma lui è così, è naturale e mostra tutto il suo carattere. Per questo anche i giocatori lo seguono».

Un giocatore che l’ha colpita in questa Italia?
«Saliou Niang. L’ho avuto nelle giovanili della Fortitudo e lui sta crescendo molto bene, sono molto contento, molto contento per lui. Rispetto a quegli anni è miglioratissimo».

A proposito di Fortitudo, se lei non avesse sbagliato il libero nella finale scudetto del ’98, Danilovic non avrebbe segnato il famoso, celeberrimo canestro da quattro e la Virtus non vi avrebbe battuti. Quante volte ha riguardato quel filmato?
«Neanche una volta. Se gli errori “rimangono lì”, nella tua mente, poi dopo non giochi più. Nel basket chi fa meno errori vince. Le partite sono fatte di dettagli. E si vince e si perde di squadra. Nemmeno Doncic può vincerle da solo le partite, ha bisogno di un contesto di squadra in cui esprimersi».

Qual è la forza di Doncic?
«Luka non gioca solo per sé stesso, per le statistiche, ma crea molto. Se lo lasci giocare, lui ti divora. L’Italia deve essere pronta e cinica, difendere forte e segnare tanto da tre».

Lei vive e allena a Barcellona.
«Sì, alleno la squadra junior del Santfeliuenc. Sono felice. Ho continuato a vivere tra i canestri. E in una città meravigliosa».

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