Luca Banchi: “Questa Nazionale dovrà ispirare tutto il basket. Facciamo come il tennis”
di Cosimo CitoLa nuova era della Nazionale di basket si apre a Tortona contro l’Islanda, nel primo match di qualificazione ai Mondiali 2027. Luca Banchi ha preso il timone da Gianmarco Pozzecco e stasera va alla prova del campo con un manipolo di azzurri di prima nomina, Ferrari, Suigo, Assui, il ritorno di Della Valle e l’assenza di giocatori non convocabili per la solita concomitanza con l’Eurolega.
Che Italia sarà la sua, Banchi?
«Una squadra che vuole essere competitiva con l’esperienza di alcuni e giovani che vedano nell’azzurro la loro dimensione».
Dei giovani azzurri incuriosiscono i 220 cm di Luigi Suigo, ex Olimpia, ora al Mega Belgrado, la squadra che ha lanciato Nikola Jokic.
«È un ragazzo ferocemente determinato a raggiungere il miglior livello. Diamogli tempo».
Da venerdì l’Olimpia le “concederà Mannion”. Il ct del basket è costretto a fare scelte anche politiche.
«Sono scelte a tutela anche dell’incolumità dei giocatori. La politica non rientra nel mio vocabolario, sono un uomo di spo…
La nuova era della Nazionale di basket si apre a Tortona contro l’Islanda, nel primo match di qualificazione ai Mondiali 2027. Luca Banchi ha preso il timone da Gianmarco Pozzecco e stasera va alla prova del campo con un manipolo di azzurri di prima nomina, Ferrari, Suigo, Assui, il ritorno di Della Valle e l’assenza di giocatori non convocabili per la solita concomitanza con l’Eurolega.
Che Italia sarà la sua, Banchi?
«Una squadra che vuole essere competitiva con l’esperienza di alcuni e giovani che vedano nell’azzurro la loro dimensione».
Dei giovani azzurri incuriosiscono i 220 cm di Luigi Suigo, ex Olimpia, ora al Mega Belgrado, la squadra che ha lanciato Nikola Jokic.
«È un ragazzo ferocemente determinato a raggiungere il miglior livello. Diamogli tempo».
Da venerdì l’Olimpia le “concederà Mannion”. Il ct del basket è costretto a fare scelte anche politiche.
«Sono scelte a tutela anche dell’incolumità dei giocatori. La politica non rientra nel mio vocabolario, sono un uomo di sport e faccio scelte, nell’interesse dei miei atleti e della mia Federazione».
Il basket vive di grandi accensioni in occasione delle imprese della Nazionale, ma come altri due sport della nostra tradizione come il calcio e il ciclismo, “soffre” la concorrenza di discipline al momento più vincenti: tennis, volley, atletica. O è il modo sbagliato di vederla?
«Per ogni disciplina è determinante avere una Nazionale che sia un modello riconoscibile. Quello che sta succedendo al tennis è semplicemente un’ispirazione per noi. Sappiamo che il basket è una realtà complessa. È il secondo sport al mondo per tesserati, ci misuriamo con superpotenze. Stiamo cercando di difenderci anche dall’assalto dei college americani, che allontanano i talenti dai nostri radar».
L’America però può aiutare a far crescere i nostri talenti.
«Non è semplice seguire la loro crescita in questo percorso. Vedremo nel lungo periodo quale effetto avrà sulla loro valorizzazione».
L’America sta arrivando da noi con il progetto Nba Europe.
«Da imprenditore non sarei attratto da ciò che vedo in Europa. Ma se c’è il desiderio di alzare l’asticella e portare il basket europeo a produrre modelli virtuosi come le franchigie Nba, ben venga».
Messina ha lasciato la panchina dell’Olimpia come lei un anno fa la Virtus, il mito Obradovic si è dimesso dal Partizan. Si sta calcistizzando, il basket?
«Lui divisivo? Incredibile. Io, dopo aver lasciato la Virtus, mi sono chiuso nel silenzio, mi sono leccato le ferite in privato. È apprezzabile che Ettore abbia voluto mettere a disposizione del nostro mondo, con la sua lettera aperta, le sue preoccupazioni per quello che da noi non va».
Il sold-out a Tortona per Italia-Islanda cosa le suggerisce?
«C’è fame di basket e Tortona è un esempio di quello che possiamo essere. Il nostro obiettivo è quello di far crescere una generazione e di guardare oltre gli orizzonti visibili».