La prima chiacchierata da ex di Danilo Gallinari è via Zoom, con il sole di Miami che gli fa da sfondo oltre le vetrate della casa in cui vive con la moglie Eleonora Boi e i loro tre figli Anastasia, Rodolfo e Ettore.
Lascia il basket a 37 anni, da miglior giocatore dell’ultimo campionato di Porto Rico. Immaginava una last dance migliore?
«In realtà è stato un finale di carriera incredibile. A un giocatore di basket consiglio di chiudere da protagonista, di vivere la sensazione di essere considerato importante, non uno dei tanti. Per me è stato così».
Quanto è stato vicino a chiudere davvero la carriera all’Olimpia Milano?
«Interessamenti e contatti sono arrivati da altre squadre, ma non dall’Olimpia. Non toccava a me chiedere. Anche i tempi non lo hanno permesso. Solo per Milano però avrei scelto di trasferire una volta di più tutta la famiglia».
Lascia perché?
«C’era il pensiero di smettere con la Nazionale dopo l’ultimo Europeo. Mi sono confrontato con mio papà che ha vissuto gli s…
La prima chiacchierata da ex di Danilo Gallinari è via Zoom, con il sole di Miami che gli fa da sfondo oltre le vetrate della casa in cui vive con la moglie Eleonora Boi e i loro tre figli Anastasia, Rodolfo e Ettore.
Lascia il basket a 37 anni, da miglior giocatore dell’ultimo campionato di Porto Rico. Immaginava una last dance migliore?
«In realtà è stato un finale di carriera incredibile. A un giocatore di basket consiglio di chiudere da protagonista, di vivere la sensazione di essere considerato importante, non uno dei tanti. Per me è stato così».
Quanto è stato vicino a chiudere davvero la carriera all’Olimpia Milano?
«Interessamenti e contatti sono arrivati da altre squadre, ma non dall’Olimpia. Non toccava a me chiedere. Anche i tempi non lo hanno permesso. Solo per Milano però avrei scelto di trasferire una volta di più tutta la famiglia».
Lascia perché?
«C’era il pensiero di smettere con la Nazionale dopo l’ultimo Europeo. Mi sono confrontato con mio papà che ha vissuto gli stessi momenti. Poi la nascita di Ettore, a novembre, ha spostato il focus. Mente e corpo si sono allineati. Hanno deciso pacificamente e serenamente di fermarsi, insieme. Nessun rimpianto, non penso a cosa sarebbe potuto andare meglio. È tempo perso. Ciò che ti definisce è come risolvi i problemi e come ti rialzi dalle cadute».
Sesta scelta assoluta al Draft 2008, l’italiano più longevo nel campionato dei fenomeni. Com’è cambiata l’Nba in questi 17 anni?
«Quando sono arrivato, gli americani erano sempre i migliori, adesso invece gli europei fanno spesso la differenza. Si è invertito l’ordine delle cose. Ora tocca agli americani alzare il livello».
Quando si è sentito al posto giusto nel momento giusto?
«A Denver e a Boston ho giocato in due squadre che avrebbero potuto giocarsi il titolo. Ma ci sono arrivato in due momenti negativi, con infortuni alle spalle. Con Atlanta nel 2021 ho fatto più strada nei play-off, ho perso la finale di Conference. Fu una sorpresa assoluta, anche per noi».
Dopo Bargnani e Belinelli, lascia l’ultimo grande di una generazione formidabile che non ha però portato medaglie alla Nazionale.
«Ecco, il rimpianto vero è quello di non aver potuto condividere tante estati insieme a loro in azzurro, per infortuni e vicissitudini varie».
Cosa farà adesso?
«Non mi vedo come allenatore, quanto invece come manager. Darò una mano al ct Banchi e alla Federazione per monitorare i talenti italiani nei college Usa. E poi c’è il progetto Nba Europe, nel 2026 ne sapremo di più».
Le manca il pallone?
«Ogni domenica partecipo a sfide 4x4, qui a Miami. Mi hanno invitato anche a un campionato over-35, ma si gioca dopo le 22, non ce la faccio».
Un momento che non dimenticherà mai dei suoi anni tra le stelle del basket?
«Kobe Bryant che mi parla in italiano durante una partita. E Blake Griffin che canta “L’Italiano” di Toto Cutugno per disturbarmi durante un tiro libero. La sa tutta, eh».