Achille Polonara: “Io, tedoforo felice, ho messo in quei 200 metri più impegno che nel basket”
di Mattia ChiusanoLa prima potentissima immagine di Milano Cortina. Più potente delle Dolomiti della pista di Cortina, del Duomo della Milano del ghiaccio. L’uomo col berrettino bianco che avvicina la sua torcia a quella di Gianmarco Tamberi è proprio lui, Achille Polonara. Simbolo del basket italiano, ala grande della nazionale e di Sassari. A ottobre era in coma nella più drammatica tappa della sua lotta contro la leucemia, poco più di un mese dopo essere stato dimesso dall’ospedale Sant’Orsola di Bologna solleva il sacro fuoco olimpico, è uno dei primi tedofori del viaggio della fiamma delle Olimpiadi invernali sulle strade della capitale. I suoi duecento metri a piedi sono pieni di emozione, resistenza e speranza.
Polonara, il sole romano, lo stadio dei Marmi, la torcia: come ha viss…
La prima potentissima immagine di Milano Cortina. Più potente delle Dolomiti della pista di Cortina, del Duomo della Milano del ghiaccio. L’uomo col berrettino bianco che avvicina la sua torcia a quella di Gianmarco Tamberi è proprio lui, Achille Polonara. Simbolo del basket italiano, ala grande della nazionale e di Sassari. A ottobre era in coma nella più drammatica tappa della sua lotta contro la leucemia, poco più di un mese dopo essere stato dimesso dall’ospedale Sant’Orsola di Bologna solleva il sacro fuoco olimpico, è uno dei primi tedofori del viaggio della fiamma delle Olimpiadi invernali sulle strade della capitale. I suoi duecento metri a piedi sono pieni di emozione, resistenza e speranza.
Polonara, il sole romano, lo stadio dei Marmi, la torcia: come ha vissuto questa giornata?
"È stata bella, in tutto, anche nel clima. Fino a venerdì sera non avevo ben realizzato di cosa si trattasse, non ce lo avevano spiegato bene. La mattina appena sveglio ho sentito un po’ di nervosismo, ma positivo: la tensione di quando capisci che sta per consumarsi qualcosa di importante".
Lei è un professionista, sa come gestire queste situazioni: o no?
"Quando Tamberi si è avvicinato con la fiaccola, devo essere sincero, mi tremavano le gambe. Poi i fotografi intorno, la gente che mi urlava “grande Achille”, tutto l’affetto ricevuto: sono stati molto carini nei miei confronti, tutti, veramente bello ed emozionante".
Tamberi ha detto “è stata un’emozione enorme, siamo entrambi marchigiani”.
"Era tanto tempo che non ci vedevamo con Gimbo, però devo dire la verità: noi marchigiani eravamo tre su quattro all’inizio del viaggio, c’era anche Elisa Di Francisca di Jesi oltre a Paltrinieri. Bello far parte di questo terzetto".
E la sensazione di camminare di nuovo di fronte al pubblico?
"Non ho fatto fisioterapia sabato, ma è stata comunque una giornata impegnativa. Ho portato la torcia per quasi 200 metri, non è stato complicato a livello fisico quanto emotivo: certe volte queste emozioni sono più faticose di una partita di basket".
Poche settimane fa era in fin di vita, ha mandato un messaggio incredibile.
"Devo ringraziare Giovanni Malagò e Valentina Marchei, responsabile degli ambassador di Milano-Cortina: questo ruolo mi dà grande forza per andare avanti e vedere le cose in maniera molto positiva. È stato un bel gesto anche quello della Nazionale di basket, che la settimana scorsa mi ha dato il ruolo di capitano. Anche se in questo momento non sono in grado né di giocare né di correre. Questa è la cura giusta per guarire prima possibile".
Quando ha cominciato a credere in quello che è successo?
"Mai mi sarei aspettato un mese e mezzo fa, quando ero in coma, di portare la fiamma olimpica. Quando me l’hanno comunicato a fine novembre quasi mi veniva da piangere, ma pensavo di fare il tedoforo nelle Marche, il 4 gennaio. Potete immaginare l’emozione quando mi hanno parlato di Roma, con tanti media e tanta visibilità: ho detto subito sì. Per me era già un successo non stare più su una carrozzina".
Ha parlato di “miracolo”, dopo essere stato “spacciato”.
"Mi auguro di avere un po’ più di fortuna e di salute nell’anno che sta per arrivare. Lo auguro a me stesso, ma anche alla mia famiglia, a mia moglie: mi è stata sempre vicina, non mi ha mai lasciato solo. Quasi tutti sanno quello che ho passato, ho ricevuto tantissimo affetto dalle squadre in cui ho giocato in Europa. Spero di essere alla fine di questo brutto percorso, e che da adesso in poi le cose vadano meglio".
Vorrebbe raccontare questa giornata a qualcuno dei suoi “angeli”, magari alla ragazza americana che le ha donato il midollo?
"Mi sarebbe piaciuto contattarla, purtroppo non è possibile. Non so quanti anni ha, dove vive, vorrei solo ringraziarla: se sono qua oggi è grazie a lei. Continuerò a cercarla, questo è certo".
Lei ha giocato un’Olimpiade estiva a Tokyo, ora è anche nella storia delle Olimpiadi invernali.
"In passato non le seguivo più di tanto, però ora diventerò uno dei primi tifosi dell’Italia".
Le piacerebbe fare il tedoforo anche nella cerimonia del 6 febbraio a San Siro?
"Sarebbe bello, super emozionante: San Siro, lo stadio più importante sold out, pieno di persone che conoscono la mia storia e mi farebbero emozionare ancor più di oggi".
Vuole accompagnare un messaggio alla bellissima immagine che ci ha regalato a Roma?
"Iscrivetevi all’Admo, serve per salvare molte vite. Non costa niente iscriversi all’albo per donare il midollo, invito i ragazzi che hanno meno di 35 anni a farlo. E a chi sta passando momenti difficili come il mio dico: non mollate mai, credeteci sempre. Alla fine la luce tornerà".