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Trapani, eclissi totale: il grande flop di Antonini travolge basket e calcio

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L’impero sportivo del patron romano è in ginocchio: i due club puniti dalle federazioni. E oggi la Shark non gioca contro la Virtus Bologna
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C’è stato un momento, non tanto tempo fa, in cui la città di Trapani era tappezzata di manifesti che ritraevano Valerio Antonini, patron delle locali squadre di calcio e basket, in atteggiamento meditabondo, con lo slogan “Io ci credo e tu?”. Li trovavi ovunque. Per strada, sulla facciata dello stadio, sui bus. In molti, all’epoca, ci avevano creduto. Avevano creduto nell’imprenditore romano, arrivato in città per amore – la moglie Ambra è trapanese – con la forza di un ciclone rivelatosi oggi un venticello. Un bluff certificato dalla rinuncia della Trapani Shark alla gara contro la Virtus Bologna in programma oggi che, oltre a far scattare l’ennesima multa da 50mila euro e il nono punto di penalizzazione in classifica, fa presagire l’estromissione dal campionato di A1 di pallacanestro, in caso di secondo forfait.

I mancati pagamenti

Una situazione creatasi per le pendenze Irpef e Iva e il conseguente blocco del mercato. E non va meglio alla squadra di calcio che a inizio del torneo d…

C’è stato un momento, non tanto tempo fa, in cui la città di Trapani era tappezzata di manifesti che ritraevano Valerio Antonini, patron delle locali squadre di calcio e basket, in atteggiamento meditabondo, con lo slogan “Io ci credo e tu?”. Li trovavi ovunque. Per strada, sulla facciata dello stadio, sui bus. In molti, all’epoca, ci avevano creduto. Avevano creduto nell’imprenditore romano, arrivato in città per amore – la moglie Ambra è trapanese – con la forza di un ciclone rivelatosi oggi un venticello. Un bluff certificato dalla rinuncia della Trapani Shark alla gara contro la Virtus Bologna in programma oggi che, oltre a far scattare l’ennesima multa da 50mila euro e il nono punto di penalizzazione in classifica, fa presagire l’estromissione dal campionato di A1 di pallacanestro, in caso di secondo forfait.

I mancati pagamenti

Una situazione creatasi per le pendenze Irpef e Iva e il conseguente blocco del mercato. E non va meglio alla squadra di calcio che a inizio del torneo di C aveva già otto punti di penalizzazione e che l’8 gennaio, quando è attesa la sentenza del tribunale federale, potrebbe subirne altri 8. Proprio ieri è stato notificato un altro deferimento sempre per mancato versamento di Irpef e Iva, mancato pagamento degli stipendi ed emolumenti versati da un conto diverso da quello della società.

Basket e calcio con lo stesso destino di un finale inglorioso che nella pallacanestro è iniziato già qualche settimana fa quando ha lasciato Jasmin Repesa, il coach croato artefice del miracolo Shark. Poi è toccato al capitano Alibegovic, quindi ad Allen. L’ultima cessione di Ford, con le trattative che riguardano Petruccelli, Eboua e Rossato, certificano la grande fuga da Trapani.

La tv e i sogni di grandezza di Antonini

Quanto sono lontani i tempi in cui Antonini, il cui sogno è diventare un giorno il presidente della Lazio, era arrivato a Trapani rilevando la squadra di calcio in D e aveva riportato il basket in città acquistando il titolo dalla Stella Azzurra Roma per sostituire la Pallacanestro Trapani. Era la stagione della promozione da record nella serie C di calcio, di quella in A1 di basket.

Della cittadinanza onoraria conferita dal sindaco Tranchida, diventato poi il nemico numero uno di Antonini. Il tempo dello stadio sempre pieno, del palazzetto che traboccava passione. In mezzo, la promessa di investire in città. Antonini diventa proprietario di Telesud, storica tv privata del Trapanese. Compra i locali per fare gli studi di quella che nei suoi sogni diventerà una emittente nazionale, ma versa solo la caparra senza mai finalizzare l’acquisto. Della tv oggi non c’è più nulla. I macchinari sono stati pignorati e i venti dipendenti, tra cui nove giornalisti, licenziati. Il futuro dovrebbe essere una web tv che si chiamerà T Sud dove la T è disegnata con gli stessi Swarovski dell’insegna del bar che il patron ha aperto in pieno centro e oggi è sempre più spesso desolatamente vuoto, tanto che c’è chi pensa a una imminente vendita. Come quella del palazzo dove abitava il magistrato assassinato dalla mafia, Gian Giacomo Ciaccio Montalto, che doveva diventare la sede delle società di calcio e basket e ospitare un museo della lotta alla mafia aperto alla città, rimasto sulla carta dopo che lo stesso Antonini ha rivenduto l’immobile che si trova davanti al tribunale. Quel palazzo di giustizia nel quale si sono moltiplicati i decreti ingiuntivi di chi ritiene di vantare crediti nei confronti di Antonini. Sì, perché il presidente, da questo punto di vista, è un po’ come il marchese del Grillo con l’ebanista Piperno: paga quando vuole e chi vuole. Ed ecco che arriviamo ai nostri giorni. Ai crediti d’imposta acquistati da una società che poi si è rivelata inadempiente. Antonini ha dato la colpa al suo commercialista di fiducia, additandolo, nelle sue sempre più sguaiate dirette su Facebook o X, al malumore della piazza, dicendo di essere stato ingannato. Una scusa che fa a pugni con l’immagine dell’imprenditore che, grazie all’amicizia con Maradona, trattava partite di cereali con i leader dell’America Latina e si vantava di aver fatto arrivare navi cariche di grano all’Iran rompendo l’embargo.

L’inizio della fine

Ci sono due momenti che segnano l’inizio della fine. Il primo è legato alla concessione del palazzetto dello sport. Antonini ne rivendica l’utilizzo anche in virtù di alcuni lavori pagati di tasca propria. Il Comune si oppone perché la Trapani Shark ha cambiato ragione sociale e la delibera deve essere ridiscussa. Il secondo è il progetto di una cittadella dello sport con stadio, palazzetto, alberghi: tutto bello, se non fosse che il terreno è di proprietà del demanio e lì non si può costruire. Per rompere l’accerchiamento al quale ritiene di essere sottoposto, Antonini fonda un movimento politico. Si chiama Futuro, non proprio originalissimo, così come non è originale lo slogan Make Trapani Great Again. L’idea è quella di creare un’alternativa a chi governa il Comune e poi guardare alla Regione. La stessa Regione guidata dal presidente Renato Schifani che ha assegnato un contributo di 300mila euro alla società di calcio granata, nel cui board siede Roberto Schifani, avvocato di Antonini e figlio del governatore.

A Trapani va in scena una farsa che sarebbe riduttivo ricondurre solo all’aspetto sportivo con l’intero movimento del basket italiano messo in imbarazzo. Una vicenda che punisce quella parte di città che aveva creduto nel ciclone Antonini che alla fine, come ogni ciclone, si sta lasciando dietro solo macerie.

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