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Basket, Olimpia Milano campione d’Italia: Venezia battuta 86-72

Milano festeggia la vittoria dello scudetto 

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Trentaduesimo tricolore per l’EA7, che sbanca il Taliercio e chiude in quattro partite la serie con la Reyer completando il triplete dopo Supercoppa e Coppa Italia. Primo scudetto per Poeta
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Rosolata a fuoco lento Venezia nel suo antico focolare di Mestre, Milano ha chiuso sul 3-1 il conto della finale scudetto e issato il tricolore numero 32. Più di tutte in Italia, mentre Peppe Poeta, suo coach un po’ per caso, si trastulla il meritato primo. Da staseras potrà sentirsi lo splendido quarantenne che ha recitato bene la sua età, vestendo la mano ferma del velluto dei modi quieti e cordiali. «È un sogno», le prime parole famose umide di lacrime. «Sarò per sempre grato a questi ragazzi. Condivido la soddisfazione con Ettore, che ha costruito la squadra e vinto la Supercoppa. Gli sarò sempre grato, come alla proprietà, a Baiesi, a Christos e al mio staff».

Triplete dell’Olimpia

L’Olimpia ha razziato tutti i premi in patria, chiudendo col tricolore un triplete già dotato di Supercoppa e Coppa Italia, solo navigando ai margini di un’Europa ostile. Le 51 vittorie in un’annata da 82 partite dicono che ha superato momenti difficili, anzi traumatici, come la morte all’alba del…

Rosolata a fuoco lento Venezia nel suo antico focolare di Mestre, Milano ha chiuso sul 3-1 il conto della finale scudetto e issato il tricolore numero 32. Più di tutte in Italia, mentre Peppe Poeta, suo coach un po’ per caso, si trastulla il meritato primo. Da staseras potrà sentirsi lo splendido quarantenne che ha recitato bene la sua età, vestendo la mano ferma del velluto dei modi quieti e cordiali. «È un sogno», le prime parole famose umide di lacrime. «Sarò per sempre grato a questi ragazzi. Condivido la soddisfazione con Ettore, che ha costruito la squadra e vinto la Supercoppa. Gli sarò sempre grato, come alla proprietà, a Baiesi, a Christos e al mio staff».

Triplete dell’Olimpia

L’Olimpia ha razziato tutti i premi in patria, chiudendo col tricolore un triplete già dotato di Supercoppa e Coppa Italia, solo navigando ai margini di un’Europa ostile. Le 51 vittorie in un’annata da 82 partite dicono che ha superato momenti difficili, anzi traumatici, come la morte all’alba della stagione del patriarca Giorgio Armani e, dentro il campo, le dimissioni novembrine di un totem improvvisamente fragile come Ettore Messina, di lì non più allenatore, solo presidente. Poeta, il vice già designato a succedergli, ma in tempi meno drastici, ha avuto tempra e pazienza per evitare che una nave che spesso imbarcava acqua colasse a picco. Ha atteso che si placasse una micidiale catena di infortuni, ha scelto gli uomini al timone, irrigidito gerarchie, scandito i cambi su un occulto segnale orario, ad evitare che la fiducia nel superiore talento tracimasse nella superficialità di ritenere il successo inevitabile. Tutto andava guadagnato, e neppure la guarigione dai capogiri è stata completa. Però almeno non letale.

Brooks, Mvp delle Finals 

Gara 4 gestita da campioni

Gara 4 è stata una lenta, sicura salita al paradiso. Un primo tempo più intenso che bello aveva dato alla sirena un massimo attivo di +5. Ma il piano inclinato del match faceva già scivolare indietro, alla ripresa, una Reyer indebitata di fatica (32 punti segnati). Aperta da tre triple in 4’ di Brooks, la fuga è stata chiusa dalle tre del redivivo Guduric. Tanti bravi, nessuno bravissimo, tutti efficaci, più ruvidi che brillanti, il tabellino dell’86-72 recita 15 punti per quei due, 12 per Shields, 10 più 8 rimbalzi per Nebo.

Peppe Poeta 

3-1 il risultato finale della serie

Già destinata la cronaca a ispessirsi in storia, la stagione ha dipanato scene diverse. Nella volata per il titolo, un “Chiamate Milano 3-1 3-1” senza appello, l’EA7 ha preso per sfinimento una concorrenza che già sopravanzava per ricchezza e qualità d’organico. Un 3-1 aveva inchiodato Brescia al suo sfinito orgoglio, un altro 3-1 in semifinale aveva premiato la tenacia di Venezia sui resti di una Bologna monca e senza guida, un ultimo 3-1 ha timbrato questa finale dispari, premiando una ciurma che, un minuto dopo i coriandoli sul podio, aveva già rotto le righe verso indirizzi nuovi. L’Olimpia ha battuto pure il paradosso di un intero quintetto base ai saluti, fuori Ellis, Brooks, LeDay e Nebo, tenendo una porticina aperta al solo Shields. Si fissa in questa fotografia l’ora di un basket che cambia ogni estate copioni ed attori, una giostra triste che varrebbe querele per chi ancora sproposita di progetti, perdendo i giocatori importanti allettati da più soldi altrove e quelli deludenti per calci nel sedere spesso pure impazienti. Se questo sfiora anche la magna Olimpia del lascito Armani, tanto più minaccia il resto del Belpaese. Almeno oggi Milano riderà. Giusto così.

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