Senza sapere di che vita vivere l’anno che verrà, oscillando tra il rischio di finire tra le fauci della Nba, la resistenza su un'orgogliosa frontiera di autonomia e accordi su una fragile pace simile a un pareggio senza vincitori nè vinti, l’Eurolega avvia intanto la sua nuova stagione, proponendo da stasera panna, crema e amarene del miglior menu del basket continentale.
Un torneo in perdita
Non c’è di meglio sotto canestro, di qua dall’Atlantico, e vederci una probabile data di scadenza già stampigliata sulla confezione opprime i cuori e apre cascate di interrogativi. In breve, l’Eurolega fattura poco per quel che offre, oppure spende più di quel che prende. È un vizio di tanto nostro sport, più passione che affari, e per questo si profila…
Senza sapere di che vita vivere l’anno che verrà, oscillando tra il rischio di finire tra le fauci della Nba, la resistenza su un'orgogliosa frontiera di autonomia e accordi su una fragile pace simile a un pareggio senza vincitori nè vinti, l’Eurolega avvia intanto la sua nuova stagione, proponendo da stasera panna, crema e amarene del miglior menu del basket continentale.
Un torneo in perdita
Non c’è di meglio sotto canestro, di qua dall’Atlantico, e vederci una probabile data di scadenza già stampigliata sulla confezione opprime i cuori e apre cascate di interrogativi. In breve, l’Eurolega fattura poco per quel che offre, oppure spende più di quel che prende. È un vizio di tanto nostro sport, più passione che affari, e per questo si profila lo sbarco degli americani, certi che pure qui gli omoni possano fare il business che fanno di là dall’oceano. Lì è attestata oggi la linea del fronte della politica, in attesa di decisioni imminenti che poi spesso slittano verso altri domani. Nel frattempo, il bello è che si riprende a giocare.
Una maratona di 38 turni
Stasera, appunto: sette partite delle dieci in agenda in ciascuno dei 38 turni di una maratona tanto sfiancante quanto avvincente (a seguire play-off e Final Four, una mezza dozzina di altre sfide ancor più micidiali). In campo per la prima domani e non stasera (Milano a Belgrado casa Partizan, Bologna a Istanbul casa Fenerbahce), c’è anche un raggio d’Italia. Non nelle prime file, ormai da anni, quando si scatta la foto di gruppo. Milano, e cioè l’Olimpia targata Armani, in un posto in griglia che i vaticini della competenza piazzano fra posto 9 e posto 13. Bologna, e cioè la Virtus, nel drappello di coda. I soldi fanno la guerra (e le classifiche). A Milano e Bologna ce ne sono quest’anno un po’ meno di prima, in un gioco gonfiato da un’insensata inflazione.
Chi sono le favorite
Da qualche stagione il torneo ha consolidato la sua classe dirigente. Correranno per il titolo ora detenuto dai Reds del Pireo le due greche Panathinaikos e Olympiacos, che intorno al tetto dei 40 milioni di stipendi tirano il gruppo dei libri paga, la turca Fenerbahce, la neonata e straricca Dubai, l’israeliana Hapoel, l’eterno Real Madrid. Le altre a seguire, con l’obiettivo di entrare nella seconda fase: faranno bingo le sei squadre direttamente ammesse ai play-off, avranno un’altra carta da scoprire altre quattro, accolte ai play-in, e sotto il decimo posto sarà stato bello solo partecipare.
Le ambizioni di Milano
Lo sguardo sull’Italia inquadra speranze, non certezze. Da quattro anni filati fuori dai play-off, l’Olimpia ha un obiettivo di tornarci che confina con l’obbligo morale, pure con una squadra rifatta (nessun superstite del quintetto base campione d’Italia) e un monumento ingombrante come Ettore Messina stavolta avvistato alla partenza, anziché al Forum, ad Atlanta in uno staff Nba, a imboccare altre vie.
Già decorato di scudetto, Peppe Poeta cerca di fare squadra con meno stelle e più gruppo, meno punti nelle mani e più difesa nelle gambe, su un percorso tracciato che è quello dell’outsider in grado di sgambettare chiunque, sull'episodio secco. Poeta governa con mano guantata, esibendo la sorridente spietatezza che ne ha già sorretto scelte forti, curiosamente orientate sul ruolo che coprì nella sua prima vita da giocatore, il playmaker. Un anno fa tagliò a gennaio il titolare Brown e mise ai margini Mannion, in estate lasciato andare a Roma, domenica in Supercoppa ha seminato l’indizio di voler battere Venezia senza che nessuno dei tre registi a libro paga fosse in campo nella tumultuosa volata finale.
Il volante condiviso fra Hall, Guduric e il Bolmaro in straripante crescita sarà un tema della nuova stagione, declinato secondo esiti sul campo, laddove il nuovo pivot Wright mette ora d’accordo tutti, coniugando solidità e iniziativa. L’Eurolega sarà il primo pensiero, o l’unico, almeno fino a primavera. A vincere in Italia, da strafavorita, Milano inizierà a badare ai primi caldi.
Alex Mumbrú, nuovo allenatore della Virtus Bologna
Bologna affidata a Mumbrù
A sua volta amputata nell’ultimo quintetto, soprattutto degli azzurri Pajola e Niang che ne hanno drasticamente asciugato la pattuglia italiana, Bologna allineerà una squadra nuova, votata a un gioco in velocità molto sperimentale, sperando d’aver azzeccato almeno metà dei nove pezzi con cui coach Mumbrù, a sua volta nuovo, dovrà ricostruire il suo Lego. Gioventù e fame di carriera dovranno spingere il suo motore su una strada con più motivazioni che obiettivi, dentro margini di crescita che appaiono indubbi, ma non quantificabili, su una sottile linea tra sufficienza e brillantezza tutta da conquistare. In un torneo che, tranne che in qualche rodaggio iniziale, schiera gente non disposta a fare sconti.