Nero-oro contro giallorossi, chi è più Roma delle due? Un bambino all’ingresso chiedeva al papà: «Ma per chi dobbiamo tifare?». «Mo’ vediamo» la risposta, romanissima. Ha vinto la Maxima, 96-95 alla BC nel primo derby capitale in A dopo 46 anni. La Maxima giocava in casa e aveva dalla sua gran parte dei 9.312 spettatori. Francesco Totti è arrivato mezz’ora prima della palla a due. È advisor della Maxima, il patron americano Paul Matiasic gli ha dato il compito di costruire un legame con la città, con i tifosi. La curva a un certo punto ha intonato «un capitano, c’è solo un capitano», e lui ha risposto con la mano e un sorriso. «Un derby è sempre un derby», va bene Francé, ma chi è la Roma, e chi la Lazio? Mentre si cercavano assonanze calcistiche il PalaEur si è scaldato, i Golden Helmets cantavano e tambureggiavano, come se esistessero da sempre. Tutto vero, anche il basket in campo: difese allegre nel primo tempo, intensità e grandi giocate nel secondo, fino al punto a punto che ha …
Nero-oro contro giallorossi, chi è più Roma delle due? Un bambino all’ingresso chiedeva al papà: «Ma per chi dobbiamo tifare?». «Mo’ vediamo» la risposta, romanissima. Ha vinto la Maxima, 96-95 alla BC nel primo derby capitale in A dopo 46 anni. La Maxima giocava in casa e aveva dalla sua gran parte dei 9.312 spettatori. Francesco Totti è arrivato mezz’ora prima della palla a due. È advisor della Maxima, il patron americano Paul Matiasic gli ha dato il compito di costruire un legame con la città, con i tifosi. La curva a un certo punto ha intonato «un capitano, c’è solo un capitano», e lui ha risposto con la mano e un sorriso. «Un derby è sempre un derby», va bene Francé, ma chi è la Roma, e chi la Lazio? Mentre si cercavano assonanze calcistiche il PalaEur si è scaldato, i Golden Helmets cantavano e tambureggiavano, come se esistessero da sempre. Tutto vero, anche il basket in campo: difese allegre nel primo tempo, intensità e grandi giocate nel secondo, fino al punto a punto che ha premiato le mani calde dei padroni di casa.
La costruzione del tifo
La Maxima non aveva ancora vinto, ma ha lavorato bene in settimana e soprattutto sulla costruzione della sua tifoseria. Matiasic ha girato un po’ nelle periferie, qualche campetto si è popolato di bambini con sciarpe nero-oro. La sua Academy ha 9 squadre giovanili e tutti, ragazzini e genitori, sono arrivati a soffiare sui palloni che volavano precisi dalla linea dei tre punti (15/29). La domanda rimane. Petrucci, il presidente federale, un po’ si sbilancia: «La BC ha più italiani, quindi…». Nico Mannion, il suo leader, piazza 24 punti, ma sbaglia il lay up del sorpasso nel finale.
Ma ora si trasloca al PalaTiziano
Bello e caldissimo, solo che dalla prossima di campionato il PalaEur chiude. Almeno fino a dicembre la Maxima si sposta al PalaTiziano, 3mila spettatori e tre squadre da far giocare (c’è la gloriosa Virtus in B), mentre sotto il cupolone più ampio dello sport romano tornano concerti e altre cose. Con eccezioni cestistiche: il 1° novembre si gioca un match del campionato Ncaa, Villanova-Notre Dame. Il 26, poi, Italia-Turchia. C’era coach Banchi e c’era Bianchini, il presidente onorario della BC, che avrà sentito echi degli anni Ottanta, c’erano Bargnani, Datome con occhialetti risorgimentali, il sindaco Gualtieri, tutti ad ammirare quello che il basket può aggiungere a una città che vive di solo calcio. Però se anche le inesorabili radio in settimana hanno parlato di pick&roll e rotazioni, vuol dire che qualcosa sta forse iniziando. Anche se storicamente il problema di questo e molti altri sport che non si giocano con i piedi, a Roma, è durare.