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"Cinque partite sotto inchiesta"

Il procuratore di Bari, Laudati, parla dell'inchiesta che ha portato all'arresto di Masiello e di altre due persone: "I broker della criminalità truccavano le gare per riciclare denaro". Oltre a Bari-Lecce nel mirino ci sono gli incontri dei biancorossi con Genoa, Udinese, Cesena e Bologna. Minacce degli ultrà ai giocatori per perdere. Gillet: "Le abbiamo respinte"

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BARI - "Questa è soltanto la prima tranche di un'indagine iniziata nel dicembre 2010 in cui ci sono accertamenti ampiamente provati - spiega il procuratore di Bari, Antonio Laudati - Nel procedimento sono state inserite alcune partite su cui è stata ritenuta ampiamente provata l'alterazione del risultato". Oltre a Bari-Lecce 0-2 del 15 maggio 2011 ("ci sono assegni cambiati in denaro contante, quindi ci sono prove patrimoniali. Questa è l'unica partita in cui non ci sono tracce di scommesse ma riguarda un movimento di soldi tra una società e dei tesserati") le altre partite in questione sono Bari-Genoa 3-0 (2 maggio 2010), Udinese-Bari 3-3 (9 maggio 2010), Cesena-Bari 1-0 (17 aprile 2011) e Bologna-Bari 0-4 (22 maggio 2011).

Laudati ha spiegato come si alteravano le partite: "I broker della criminalità organizzata scommettevano su tre risultati, 1, X o 2. E' un sistema per riciclare il denaro sporco ed è servito a condizionare i risultati delle partite. Si può guadagnare tantissimo e si rischia poco sul piano penale". Parlando dei tre arresti, tra i quali quello di Masiello, Laudati ha aggiunto: "Queste prime misure riguardano il ruolo dei calciatori nelle scommesse collegate alle informazioni della procura di Cremona. L'indagine è partita da una segnalazione pervenuta su Bari-Livorno 4-1 di Coppa Italia di due anni fa. Durante l'intervallo fu registrato un flusso anomalo di scommesse e questo ci fece capire che il problema era l'incidenza delle scommesse sul mondo del calcio". Il procuratore di Bari racconta che le scommesse "ci hanno condotto a fare indagini diverse dal passato, sia sui flussi telefonici che sui movimenti bancare e questo ci ha portato a tre problematiche. La prima era l'infedeltà di alcuni calciatori che si possono mettere d'accordo con altri calciatori o con persone esterne per alterare il risultato di una partita. Secondo problema: gli scommettitori esteri che gestiscono in modo rilevalente il meccanismo delle scommesse, che sono entrate nel mondo del calcio. Terzo problema, che è il più rilevante per noi, il ruolo della criminalità organizzata". "Il nostro filone - ha aggiunto Laudati - riguarda il Bari, le partite del Bari e le interferenze nel nostro territorio per scommesse e risultati sportivi".

Il procuratore ha spiegato che "il nostro ruolo è diverso dalla giustizia sportiva, noi facciamo indagini penali. Finora non abbiamo trasmesso gli atti alla procura della Figc, con cui abbiamo ottimi rapporti, ma non appena sarà chiusa questa prima tranche li trasmetteremo". La nostra responsabilità è penale e riguarda le singole persone. Lavoriamo su provvedimenti che hanno già avuto il conforto da parte del giudice".

Laudati però ha aggiunto che "il sistema calcio italiano è sano". Questa inchiesta "non ha inficiato la credibilità del sistema calcio", ha aggiunto. Occorre "distinguere - ha proseguito Laudati - tra chi agisce in modo scorretto e chi segue le regole del codice penale e della deontologia sportiva". Peraltro, come ha precisato lo stesso magistrato, questa prima tranche dell'inchiesta "non si è ancora conclusa. Nel giro di pochi giorni sarà chiusa".

Nell'ordinanza che ha portato agli arresti si fa riferimento anche a minacce da parte di ultras ad alcuni calciatori. A questo proposito l'allora capitano del Bari, il portiere Jean Francois Gillet, ora al Bologna, respinse le minacce degli ultrà che avevano chiesto ai biancorossi di perdere alcune partite dello scorso campionato per far soldi con le scommesse. Lo dice a verbale lo stesso Gillet facendo i nomi di tre capi ultrà. E' quanto emerge dagli atti giudiziari. L'ex portiere del Bari, il 7 febbraio scorso, ha detto durante un'audizione in qualità di testimone, di aver ricevuto - scrive il gip di Bari - "intimazioni" da alcuni "esponenti di vertice degli ultrà" per l'incontro Cesena-Bari: gli ultrà nella circostanza intimavano ai calciatori di perdere la successiva partita perché loro scommettevano contro la squadra biancorossa, ma il portiere dichiarava di essersi rifiutato di accettare. Dice Gillet a verbale, riferendo le parole degli ultrà: "Aho, siete ultimi, avete fatto questo campionato di... non vi è mai successo niente, nessuno ha preso mazzate e cose varie, domani dovete perdere. Basta, non c'è stato niente da dire, così". Anche gli ultrà Noi - dice Gillet - abbiamo detto: "No, non esiste". E loro hanno risposto: "Va beh, da ora fino alla fine non si sa mai che cosa può succedere, tu vivi a Bari, non si sa mai". Io ho detto: "Non esiste". "E' sufficiente, in ogni caso, consultare gli almanacchi del calcio o la raccolta della stampa sportiva di quel periodo per verificare che il Bari avrebbe comunque perso sul campo per 1-0 entrambe quelle partite", conclude il giudice.
 
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