CREMONA - Nel giorno in cui lo tsunami del calcioscommesse si abbatte con tutta la sua forza sul mondo del calcio, senza risparmiare Serie A e Nazionale, le parole scritte dal gip di Cremona Guido Salvini pesano come macigni. Dall'ordinanza con cui dispone i nuovi provvedimenti a seguito degli sviluppi dell'indagine Last Bet, 17 persone arrestate e due obbligate a presentarsi alla Polizia, emerge infatti un'analisi disarmante del nostro calcio, che non risparmia nessuno: "Salvo che per alcuni dichiaranti - scrive Salvini - l'atteggiamento ancora prevalente è quello dell'omertà in merito al fenomeno massiccio della manipolazione delle partite, forse anche con riferimento alle responsabilità di alcuni dirigenti e tecnici, che difficilmente potevano non essere al corrente della maggior parte delle situazioni illegali che stavano maturando intorno alle partite".
INQUINAMENTO ETICO - "L'insieme degli atti di indagine - si pensi solo al numero dei giocatori e delle partite coinvolte e all'esistenza di accordi non solo tra singoli giocatori ma addirittura tra intere squadre - testimonia che linquinamento etico del mondo dei calciatori e forse anche di alcuni dirigenti non è stato episodico ma diffuso e culturalmente accettato in spregio ai principi di lealtà sportiva nei confronti dei tifosi innanzitutto". Dall'analisi di Salvini emerge chiaramente come ricondurre il fenomeno calcioscommesse all'operato di alcuni trafficanti stranieri sarebbe un grave errore. Il problema è tutto interno al calcio italiano: "Non è sbagliato affermare che trafficanti come Ilievsky o gli ungheresi di Kenesei Zoltan, e i loro referenti asiatici, non abbiano introdotto il virus della corruzione in un ambiente pulito ma abbiano stimolato, fornito strumenti operativi e moltiplicato scelte di disonestà sportiva già mature: in sostanza abbiano seminato in un campo che era già dissodato e pronto ad accoglierli".
TUTTO LECITO - A sconcertare Salvini, si legge sempre nell'ordinanza, è la superficialità con cui i calciatori vivono ogni anno illeciti di questo tipo: "Incidere sulle partite finali del campionato, quando la situazione della propria squadra è ormai chiara, è un fatto quasi scontato, un fatto ' veniale'. Per alcuni di loro le somme ricevute a seguito della corruzione, sono considerate una spece di integrazione del loro normale stipendio". Ma anche per aiutare la propria squadra, come nel caso di Stefano Mauri che "manifestava la sua costante disponibilità a favore del gruppo degli'zingari ad alterare, in cambio di denaro, il naturale risultato di partite della Lazio, nell'ambito del campionato 2010 - 2011 favore della vittoria anche ai fini di una migliore posizione in classifica".
SCULLI E CONTE - A questo si aggiungo i rapporti intrattenuti da molti calciatori con il mondo degli ultras e della criminalità. Un caso su tutti: Giuseppe Sculli. Sul giocatore del Genoa emerge dall'ordinanza un collegamento con "personaggi inqualificabili della criminalità organizzata, quali l'albanese Altic attualmente detenuto per fatti concernenti la droga e la parte più estrema degli ultrà del Genoa, quali Leopizzi, già coinvolto in fatti concernenti l'alterazione dei risultati di partite di calcio" (Leopizzi fu protagonista dei disordini di Genoa-Siena, partita sospesa per le intemperanze di parte della tifoseria rossoblù). Tutta da verificare invece, secondo Salvini, la posizione di Antonio Conte, tirato in ballo da Filippo Carrobio per l'incontro Novara-Siena del 30 aprile 2011. Secondo il calciatore, l'allenatore bianconero era coinvolto nell'accordo tra le due squadre per far terminare la sfida con un pareggio.
LEGISLAZIONE INADATTA - Un aiuto determinante per il dilagare di simili fenomeni viene poi dalla legislazione, aggiornata al 1989, "poco dissuasiva" sul piano penale e che "non tiene conto degli sviluppi del fenomeno e del possibile inserimento in esso della criminalita". Ora la corsa contro il tempo, per ottenere una giustizia rapida e presentare alla Uefa liste definitive delle squadre che parteciperanno alle prossime competizioni europee. La situazione, scrive ancora Salvini, "rende indispensabile che, almeno le prime dichiarazioni degli indagati, quasi tutti legati da rapporti più o meno stretti, siano assunte in un clima di genuinità rendendo più difficili versioni concordate".