ROMA - Arriva la scossa più forte: il terremoto scommesse travolge il mondo del calcio. Inizia col botto la settimana più dura, una pagina nerissima dell'Italia del pallone, scandita dai risvolti della giustizia penale e sportiva. Oggi i nuovi rumorosi arresti, giovedì il processo all'Ostello della Gioventù. Solo mugugni da mesi, ora ci sono anche i fatti. Gli sviluppi dell'inchiesta della procura di Cremona s'abbattono su Stefano Mauri e Omar Milanetto. Dopo gli arresti del dicembre scorso, con le indagini della Sco e le operazioni della squadra mobile, l'inchiesta "Last Bet" va avanti. E' una nuova fase, la terza raffica d'arresti, ma è quella che fa più baccano. Scuote le fondamenta del calcio, tocca la serie A: volti noti, allenatori e dirigenti di società, spesso intercettati o fotografati in compagnia di veri e propri delinquenti. Finiti nella rete internazionale guidata da Tan Seet Eng (l'uomo di Singapore che regge la holding mondiale del calcioscommesse), coadiuvato in Italia dai cosidetti "zingari", i latitanti Ilievski e Gegic, con la presenza nel nostro Paese di un'altra rete criminosa costituita anche da soggetti italiani. Ex giocatori che hanno scelto di guadagnare illecitamente con il business diffuso e remunerativo, approfittando del vizio di molte squadre di "aggiustare" sul campo il risultato. "Per non farsi del male in base alle esigenze di classifica", continua a giustificare qualcuno.
E' un'inchiesta che viene da lontano, ormai lunga un anno. Sembrava solo un fatto locale, si è sviluppato come una piovra. Partì tutto dall'arresto del portiere della Cremonese Paoloni, accusato di avere messo un sedativo nell'acqua di suoi quattro colleghi per perdere un match. Da lì presero le prime mosse le indagini sul mondo sommerso delle partite combinate per poterci scommettere e vincere, fino all'arresto clamoroso di due star del calcio: l'ex bomber Beppe Signori e l'ex idolo della curva dell'Atalanta Cristiano Doni. Negò tutto all'inizio, anche l'evidenza il capitano bergamasco; poi la confessione fiume, il desiderio di espiare il tradimento di quella maglia. Un errore che alla formazione orobica è costato in termini di punti tolti e d'immagine. Signori è indagato invece oggi persino per riciclaggio. Aveva giocato in Ungheria, a fine carriera, l'ex attaccante della Lazio: i suoi contatti con l'ambiente calcistico locale non si sono mai interrotti.
E proprio sull'asse Budapest-Cremona s'è consumato l'atteso salto di qualità dell'inchiesta. Che l'Ungheria fosse ritenuta dagli investigatori una delle aree chiave per decifrare il flusso settimanale di soldi e informazioni sui match truccati tra l'Italia e i bookmaker asiatici era diventato evidente già nel gennaio scorso. Prima, con l'aiuto dell'Interpol, i magistrati erano riusciti a tracciare somme di denaro sospette che, partite da Singapore, avevano attraversato mezza Europa prima di fermarsi su alcuni conti correnti locali. Periferici e decisamente anonimi. Poi, subito dopo l'Epifania, avevano deciso di allegare agli atti l'informativa dei poliziotti del Servizio centrale operativo di Roma su Gabor Horvath, un calciatore "pentito" locale che, interrogato su rogatoria, ha confermato la doppia-combine di Lazio-Genoa e Lecce-Lazio e rivelato addirittura nuovi dettagli. Novità importanti non solo per il pm lombardo Roberto Di Martino, ma anche per i suoi colleghi di Bari, al lavoro da mesi su un fascicolo analogo, e al procuratore della Federcalcio Stefano Palazzi per gli imminenti processi sportivi.
Cremona subito, dopo Bari e Napoli. All'ombra del Vesuvio c'è solo da capire quando: preoccupa infatti il "silenzio" della procura partenopea sui verbali di interrogatorio risalenti addirittura al giugno 2011. Si attendono sviluppi sulle confessioni dell'ex portiere Gianello su presunte combine non accettate da alcuni compagni: custodite a via Po, sono inutilizzabili senza il via libera di Napoli per la giustizia sportiva. Palazzi ha invece già in mano gran parte delle carte di Bari. Lì comunque le indagini proseguono, dopo l'arresto di Andrea Masiello protagonista di una clamorosa confessione: "Presi i soldi per fare autogol". Anche a Bari e a Lecce, giocatori, "zingari" e perfino tifosi ultras sono finiti in manette per le minacce ai loro beniamini, non per vincere ma per perdere e incassare i soldi dalle scommesse. Un presidente indagato, Semeraro del Lecce, e il solito contorno di personaggi poco raccomandabili. Giovedì prossimo inizierà al Foro Italico - all'Ostello della Gioventù il primo maxi-processo della giustizia sportiva dopo i deferimenti degli scorsi giorni con i primi 83 rinviati a giudizio: l'11 giugno probabilmente le sentenze di primo grado. Ma sembra solo l'inizio.
E' un'inchiesta che viene da lontano, ormai lunga un anno. Sembrava solo un fatto locale, si è sviluppato come una piovra. Partì tutto dall'arresto del portiere della Cremonese Paoloni, accusato di avere messo un sedativo nell'acqua di suoi quattro colleghi per perdere un match. Da lì presero le prime mosse le indagini sul mondo sommerso delle partite combinate per poterci scommettere e vincere, fino all'arresto clamoroso di due star del calcio: l'ex bomber Beppe Signori e l'ex idolo della curva dell'Atalanta Cristiano Doni. Negò tutto all'inizio, anche l'evidenza il capitano bergamasco; poi la confessione fiume, il desiderio di espiare il tradimento di quella maglia. Un errore che alla formazione orobica è costato in termini di punti tolti e d'immagine. Signori è indagato invece oggi persino per riciclaggio. Aveva giocato in Ungheria, a fine carriera, l'ex attaccante della Lazio: i suoi contatti con l'ambiente calcistico locale non si sono mai interrotti.
E proprio sull'asse Budapest-Cremona s'è consumato l'atteso salto di qualità dell'inchiesta. Che l'Ungheria fosse ritenuta dagli investigatori una delle aree chiave per decifrare il flusso settimanale di soldi e informazioni sui match truccati tra l'Italia e i bookmaker asiatici era diventato evidente già nel gennaio scorso. Prima, con l'aiuto dell'Interpol, i magistrati erano riusciti a tracciare somme di denaro sospette che, partite da Singapore, avevano attraversato mezza Europa prima di fermarsi su alcuni conti correnti locali. Periferici e decisamente anonimi. Poi, subito dopo l'Epifania, avevano deciso di allegare agli atti l'informativa dei poliziotti del Servizio centrale operativo di Roma su Gabor Horvath, un calciatore "pentito" locale che, interrogato su rogatoria, ha confermato la doppia-combine di Lazio-Genoa e Lecce-Lazio e rivelato addirittura nuovi dettagli. Novità importanti non solo per il pm lombardo Roberto Di Martino, ma anche per i suoi colleghi di Bari, al lavoro da mesi su un fascicolo analogo, e al procuratore della Federcalcio Stefano Palazzi per gli imminenti processi sportivi.
Cremona subito, dopo Bari e Napoli. All'ombra del Vesuvio c'è solo da capire quando: preoccupa infatti il "silenzio" della procura partenopea sui verbali di interrogatorio risalenti addirittura al giugno 2011. Si attendono sviluppi sulle confessioni dell'ex portiere Gianello su presunte combine non accettate da alcuni compagni: custodite a via Po, sono inutilizzabili senza il via libera di Napoli per la giustizia sportiva. Palazzi ha invece già in mano gran parte delle carte di Bari. Lì comunque le indagini proseguono, dopo l'arresto di Andrea Masiello protagonista di una clamorosa confessione: "Presi i soldi per fare autogol". Anche a Bari e a Lecce, giocatori, "zingari" e perfino tifosi ultras sono finiti in manette per le minacce ai loro beniamini, non per vincere ma per perdere e incassare i soldi dalle scommesse. Un presidente indagato, Semeraro del Lecce, e il solito contorno di personaggi poco raccomandabili. Giovedì prossimo inizierà al Foro Italico - all'Ostello della Gioventù il primo maxi-processo della giustizia sportiva dopo i deferimenti degli scorsi giorni con i primi 83 rinviati a giudizio: l'11 giugno probabilmente le sentenze di primo grado. Ma sembra solo l'inizio.