I rivali scomparsi, corre solo il Milan
di GIANNI MURA
Parliamo di scudetto, facendo finta che sia ancora una questione aperta. Dovrebbe impegnarsi a fondo, la Juve, non per vincerlo ma per perderlo. Nel pomeriggio di ieri il vantaggio sul Napoli è salito a 9 punti, con 10 partite da giocare. Sono tanti, 9 punti, anzi in base agli scontri diretti è come se la Juve ne avesse 10. Non sarebbero tantissimi se ad inseguire fosse una squadra che scoppia di salute, ma non sembra questa la fotografia del Napoli attuale: dopo 4 pareggi, la sconfitta di Verona: non "fatale" come 40 anni fa per il Milan, allora era l'ultima giornata, ma sicuramente molto pesante. Al di là dei meriti del Chievo, che doveva tirarsi fuori dalla palude dopo aver collezionato un solo punto nelle ultime 5 partite, il Napoli è parso stanco, o sfiduciato, o le due cose insieme. E continua il digiuno di Cavani, che s'è fatto parare un rigore da Puggioni. Mazzarri, alquanto teso alla vigilia, come avesse fiutato l'aria grama, certe…
Parliamo di scudetto, facendo finta che sia ancora una questione aperta. Dovrebbe impegnarsi a fondo, la Juve, non per vincerlo ma per perderlo. Nel pomeriggio di ieri il vantaggio sul Napoli è salito a 9 punti, con 10 partite da giocare. Sono tanti, 9 punti, anzi in base agli scontri diretti è come se la Juve ne avesse 10. Non sarebbero tantissimi se ad inseguire fosse una squadra che scoppia di salute, ma non sembra questa la fotografia del Napoli attuale: dopo 4 pareggi, la sconfitta di Verona: non "fatale" come 40 anni fa per il Milan, allora era l'ultima giornata, ma sicuramente molto pesante. Al di là dei meriti del Chievo, che doveva tirarsi fuori dalla palude dopo aver collezionato un solo punto nelle ultime 5 partite, il Napoli è parso stanco, o sfiduciato, o le due cose insieme. E continua il digiuno di Cavani, che s'è fatto parare un rigore da Puggioni. Mazzarri, alquanto teso alla vigilia, come avesse fiutato l'aria grama, certe cose non può dirle, nessun allenatore le direbbe. Ma è evidente che, a questo punto, conviene riporre i sogni ed essere realisti, ossia difendere il piazzamento-Champions dall'attacco del Milan.
La Juve ha compiuto il passo decisivo in una delle sue giornate meno ispirate. Scarsa spinta sui lati, poco illuminante Pirlo (e c'è da capirlo, gioca sempre o quasi), decisivo nel recupero un tiruccio sghembo di Giaccherini dai bordi dell'area piccola dopo un bel numero tecnico di Pogba sulla destra e una goffa smanacciata di Andujar, che poteva far di meglio su quel cross. In pratica, ha consegnato il pallone a Giaccherini. Uno dei soldatini cui Conte è più affezionato, forse non è un caso che sia lui a firmare. Andava bene anche lo 0-0, ha detto Buffon, che ha molta esperienza.
Tutto considerato, andava bene sì. Alternando quattro attaccanti, Conte non ne aveva ricavato più di un palo (Vucinic). Aggiungiamoci un clamoroso errore in area di Marchisio e un tiro da fuori di Pogba, che s'è confermato un eccellente acquisto. Il Catania s'è difeso con un certo ordine e ha attaccato senza convinzione. L'obiettivo era fermare la Juve e ci era quasi riuscito. Come già con l'Inter, paga cara una leggerezza nei minuti di recupero. Ma il suo resta un ottimo campionato.
La squadra più in forma è il Milan, che continua a risalire posizioni e, in Champions, ha la possibilità di eliminare il Barcellona, domani sera. Possibilità corposa, il 2-0 dell'andata consente di passare il turno anche perdendo 1-3. Non è una partita da prendere sottogamba, ma in questo periodo almeno un gol il Barcellona lo incassa pressoché da tutti. Non è un'impresa proibita, anche se il Milan dovrà fare a meno di Pazzini, toccato duro a Marassi. Dell'arbitro s'è lamentato il Milan, per gli eccessi agonistici del Genoa, ma più ancora e con più motivi il Genoa che con Ballardini ha ritrovato anima e gioco ma sta raccogliendo meno di quanto dovrebbe. Quattro casi da rigore nell'area milanista, di cui due nettissimi. Nessuno fischiato.
I fischi, ma del pubblico, altrove. Non per la Fiorentina, che passa 2-0 all'Olimpico mostrando bel calcio sotto il diluvio. Due gol slavi (Jovetic e Ljajic), un collante spagnolo (Borja Valero, impressionante) ma anche le parate di Viviano hanno fatto al differenza. Con questo risultato, Montella e i suoi si piazzano al quarto posto in solitudine scavalcando Lazio e Inter. I fischi, alla fine del primo tempo ma più forti alla fine, prima per il gioco dell'Inter, infine per il risultato. Il Bologna ha vinto, rischiando solo dopo l'ingresso di Cassano, che almeno ha dato un po' di vivacità alla manovra. Il Bologna ha avuto tre occasioni da gol nei primi 10', poi ha lasciato che si sfogasse l'Inter. Troppa distanza tra difesa e centrocampo, Palacio isolatissimo, ma situazione ancora rimediabile. Poi, solita dormita (Juan Jesus, un periodaccio) e gol di Gilardino. Non sono tanto i 4 punti di distacco dal Milan a complicare il cammino dell'Inter, ma il fatto che, tra cambi obbligati e cambi meditati, un suo gioco non ce l'ha e, soprattutto, è troppo facile farle male.
La Juve ha compiuto il passo decisivo in una delle sue giornate meno ispirate. Scarsa spinta sui lati, poco illuminante Pirlo (e c'è da capirlo, gioca sempre o quasi), decisivo nel recupero un tiruccio sghembo di Giaccherini dai bordi dell'area piccola dopo un bel numero tecnico di Pogba sulla destra e una goffa smanacciata di Andujar, che poteva far di meglio su quel cross. In pratica, ha consegnato il pallone a Giaccherini. Uno dei soldatini cui Conte è più affezionato, forse non è un caso che sia lui a firmare. Andava bene anche lo 0-0, ha detto Buffon, che ha molta esperienza.
Tutto considerato, andava bene sì. Alternando quattro attaccanti, Conte non ne aveva ricavato più di un palo (Vucinic). Aggiungiamoci un clamoroso errore in area di Marchisio e un tiro da fuori di Pogba, che s'è confermato un eccellente acquisto. Il Catania s'è difeso con un certo ordine e ha attaccato senza convinzione. L'obiettivo era fermare la Juve e ci era quasi riuscito. Come già con l'Inter, paga cara una leggerezza nei minuti di recupero. Ma il suo resta un ottimo campionato.
La squadra più in forma è il Milan, che continua a risalire posizioni e, in Champions, ha la possibilità di eliminare il Barcellona, domani sera. Possibilità corposa, il 2-0 dell'andata consente di passare il turno anche perdendo 1-3. Non è una partita da prendere sottogamba, ma in questo periodo almeno un gol il Barcellona lo incassa pressoché da tutti. Non è un'impresa proibita, anche se il Milan dovrà fare a meno di Pazzini, toccato duro a Marassi. Dell'arbitro s'è lamentato il Milan, per gli eccessi agonistici del Genoa, ma più ancora e con più motivi il Genoa che con Ballardini ha ritrovato anima e gioco ma sta raccogliendo meno di quanto dovrebbe. Quattro casi da rigore nell'area milanista, di cui due nettissimi. Nessuno fischiato.
I fischi, ma del pubblico, altrove. Non per la Fiorentina, che passa 2-0 all'Olimpico mostrando bel calcio sotto il diluvio. Due gol slavi (Jovetic e Ljajic), un collante spagnolo (Borja Valero, impressionante) ma anche le parate di Viviano hanno fatto al differenza. Con questo risultato, Montella e i suoi si piazzano al quarto posto in solitudine scavalcando Lazio e Inter. I fischi, alla fine del primo tempo ma più forti alla fine, prima per il gioco dell'Inter, infine per il risultato. Il Bologna ha vinto, rischiando solo dopo l'ingresso di Cassano, che almeno ha dato un po' di vivacità alla manovra. Il Bologna ha avuto tre occasioni da gol nei primi 10', poi ha lasciato che si sfogasse l'Inter. Troppa distanza tra difesa e centrocampo, Palacio isolatissimo, ma situazione ancora rimediabile. Poi, solita dormita (Juan Jesus, un periodaccio) e gol di Gilardino. Non sono tanto i 4 punti di distacco dal Milan a complicare il cammino dell'Inter, ma il fatto che, tra cambi obbligati e cambi meditati, un suo gioco non ce l'ha e, soprattutto, è troppo facile farle male.