Aveva ragione Conte ad esultare, a salutare con soddisfazione estrema la vittoria di Bologna. Pensate cosa avremmo detto e scritto, adesso, se Vucinic non avesse spianato la strada ai bianconeri. Dopo i successi di Napoli e Milan, sarebbe stata fortissima la tentazione di dire e sostenere che in fondo il campionato è ancora pienamente da giocare. Invece no. I gol di Cavani e Balotelli sono importanti, importantissimi, ma soprattutto in chiave secondo posto, perché lo scudetto è saldamente in mano della Juve, che a questo punto ha tutto per amministrare il proprio destino, anche in concomitanza del ritorno della Champions.
Certo è che ancora una volta è stato dimostrato quanto siano determinanti gli uomini gol. Hai voglia a studiare i tempi e le misure, puoi avere tutta l'applicazione necessaria per cercare gli equilibri giusti, ma alla fine sono sempre loro - i bomber - a decidere le sorti di una partita e forse di un campionato. Così il Napoli è tornato alla vittoria proprio in coincidenza con il ritorno al gol di Cavani, che ha giustamente esultato alla sua maniera, come fosse una liberazione. Il gol, d'altronde, stava diventando quasi un'ossessione: un digiuno impensabile per uno abituato a timbrare la prestazione con una regolarità impressionante. In gol Cavani, il Napoli è tornato alla vittoria, grazie anche all'ispirazione di Pandev, che ha voluto accompagnare il compagno in questa giornata di gol. Fatto sta che il Napoli è ripartito: e se l'inseguimento alla Juve sembra disperato e una missione quasi impossibile, di sicuro il successo contro l'Atalanta permette di respingere l'assalto del Milan targato Balotelli.
Già, perché in un calcio sempre più firmato dai goleador - pensate a Totti - è stato fortissimo l'impatto di SupeMario nel nostro campionato. Il Milan ha infilato risultati su risultati, lui è passato da un gol all'altro, alternando la sua freddezza sui calci di rigore alla riconosciuta abilità in area di rigore. Non puoi sbagliare, non puoi avere un attimo di esitazione, che lui è sempre lì, pronto a punirti. Una legittima gioia per Galliani, che in tribuna non smetteva di compiacersi per quell'ennesimo acquisto decisivo. Magari pensando con un pizzico di rimpianto a quell'azione in contropiede a Barcellona. Quella pantera con la cresta che ha spaventato gli spagnoli, con un palo su cui si sono infrante le speranze di qualificazione del suo Milan. Era il diciottenne Niang quel giocatore. E con tutto il rispetto viene da chiedersi, se in quel momento ci fosse stato invece Balotelli. Uno che in campo riesce a trasformare anche la giocata più difficile, esultando così freddamente da far passare tutto inosservato. Fosse capitata a lui - Galliani l'avrà pensato per un attimo - il Milan sarebbe magari riuscito nel miracolo di eliminare gli Invincibili.
Certo è che ancora una volta è stato dimostrato quanto siano determinanti gli uomini gol. Hai voglia a studiare i tempi e le misure, puoi avere tutta l'applicazione necessaria per cercare gli equilibri giusti, ma alla fine sono sempre loro - i bomber - a decidere le sorti di una partita e forse di un campionato. Così il Napoli è tornato alla vittoria proprio in coincidenza con il ritorno al gol di Cavani, che ha giustamente esultato alla sua maniera, come fosse una liberazione. Il gol, d'altronde, stava diventando quasi un'ossessione: un digiuno impensabile per uno abituato a timbrare la prestazione con una regolarità impressionante. In gol Cavani, il Napoli è tornato alla vittoria, grazie anche all'ispirazione di Pandev, che ha voluto accompagnare il compagno in questa giornata di gol. Fatto sta che il Napoli è ripartito: e se l'inseguimento alla Juve sembra disperato e una missione quasi impossibile, di sicuro il successo contro l'Atalanta permette di respingere l'assalto del Milan targato Balotelli.
Già, perché in un calcio sempre più firmato dai goleador - pensate a Totti - è stato fortissimo l'impatto di SupeMario nel nostro campionato. Il Milan ha infilato risultati su risultati, lui è passato da un gol all'altro, alternando la sua freddezza sui calci di rigore alla riconosciuta abilità in area di rigore. Non puoi sbagliare, non puoi avere un attimo di esitazione, che lui è sempre lì, pronto a punirti. Una legittima gioia per Galliani, che in tribuna non smetteva di compiacersi per quell'ennesimo acquisto decisivo. Magari pensando con un pizzico di rimpianto a quell'azione in contropiede a Barcellona. Quella pantera con la cresta che ha spaventato gli spagnoli, con un palo su cui si sono infrante le speranze di qualificazione del suo Milan. Era il diciottenne Niang quel giocatore. E con tutto il rispetto viene da chiedersi, se in quel momento ci fosse stato invece Balotelli. Uno che in campo riesce a trasformare anche la giocata più difficile, esultando così freddamente da far passare tutto inosservato. Fosse capitata a lui - Galliani l'avrà pensato per un attimo - il Milan sarebbe magari riuscito nel miracolo di eliminare gli Invincibili.