A un anno dal Mondiale, siamo più avanti di loro, molto più avanti di loro. La sfida col Brasile, ci dice, ci conferma che l'Italia ha gioventù, esperienza, classe e soprattutto carattere. Sarebbe stato facile, forse addirittura comprensibile, abbattersi dopo il 2-0 del Brasile nel primo tempo. Con il lutto al braccio, per la scomparsa del grande Mennea, gli azzurri sono invece usciti in ritardo dalla curva, ma con quella leggerezza, quel soffio di straordinaria semplicità che sembrava sospingere il nostro mito dell'atletica, si sono affiancati all'avversario e - almeno ai punti - hanno dato l'impressione di essere più bravi, più forti, più motivati. Forse più decisi nel volersi prendere una soddisfazione.
L'Italia di Cesare Prandelli è oggi una squadra che sa sempre cosa bisogna fare e soprattutto non si abbatte di fronte alle difficoltà. Perché sa di avere cuore e testa, sa di essere un cocktail e entusiasmante di modestia e di un pizzico di arroganza. Così l'Italia ha interpretato un secondo tempo che la vedeva in svantaggio di due gol, giocando a testa bassa per recuperare il pallone e alzando lo sguardo per andare a cercare il proprio orizzonte. Quello che ha fatto Balotelli, sicuramente il protagonista della serata per un gol che solo i campioni possono pensare prima ancora che realizzare. Andate a rivederla l'azione, scoprirete che a destra, sinistra, davanti, dietro, ci sono quattro brasiliani, pronti a ingabbiarlo in un quadrato perfetto che non ti permette una via di fuga o un'accelerazione. In quelle condizioni, molti calciatori si sarebbero persi. Sì, si sarebbero persi d'animo e avrebbero perso le misure della loro giocata. Balotelli ha invece fatto l'unica cosa che i quattro brasiliani non si aspettavano: ha fermato il pallone, quasi piantandosi sopra e - - dopo aver visto Julio Cesar - è andato a pescare l'unico punto scoperto della porta. Un capolavoro di intelligenza e di precisione.
E' su questo, sulle potenzialità straordinarie di alcuni giocatori, che Prandelli sta costruendo la sua squadra, la sua Italia, sempre alla ricerca delle misure e di nuove opportunità. Perché promossi a pieni voti escono dalla partita anche De Sciglio e soprattutto Cerci, che andava a cercare ogni volta i rivali, per batterli nell'uno contro uno. Una specialità brasiliana, su cui abbiamo costruito un pareggio che vale molto di più di una vittoria. Perché ci interessava capire a che punto fossimo, a un anno dal Mondiale, nel processo di costruzione. Un Mondiale in cui, al momento, i brasiliani hanno solo il vantaggio di giocare in casa. Perché l'Italia è molto, ma molto, più avanti.
L'Italia di Cesare Prandelli è oggi una squadra che sa sempre cosa bisogna fare e soprattutto non si abbatte di fronte alle difficoltà. Perché sa di avere cuore e testa, sa di essere un cocktail e entusiasmante di modestia e di un pizzico di arroganza. Così l'Italia ha interpretato un secondo tempo che la vedeva in svantaggio di due gol, giocando a testa bassa per recuperare il pallone e alzando lo sguardo per andare a cercare il proprio orizzonte. Quello che ha fatto Balotelli, sicuramente il protagonista della serata per un gol che solo i campioni possono pensare prima ancora che realizzare. Andate a rivederla l'azione, scoprirete che a destra, sinistra, davanti, dietro, ci sono quattro brasiliani, pronti a ingabbiarlo in un quadrato perfetto che non ti permette una via di fuga o un'accelerazione. In quelle condizioni, molti calciatori si sarebbero persi. Sì, si sarebbero persi d'animo e avrebbero perso le misure della loro giocata. Balotelli ha invece fatto l'unica cosa che i quattro brasiliani non si aspettavano: ha fermato il pallone, quasi piantandosi sopra e - - dopo aver visto Julio Cesar - è andato a pescare l'unico punto scoperto della porta. Un capolavoro di intelligenza e di precisione.
E' su questo, sulle potenzialità straordinarie di alcuni giocatori, che Prandelli sta costruendo la sua squadra, la sua Italia, sempre alla ricerca delle misure e di nuove opportunità. Perché promossi a pieni voti escono dalla partita anche De Sciglio e soprattutto Cerci, che andava a cercare ogni volta i rivali, per batterli nell'uno contro uno. Una specialità brasiliana, su cui abbiamo costruito un pareggio che vale molto di più di una vittoria. Perché ci interessava capire a che punto fossimo, a un anno dal Mondiale, nel processo di costruzione. Un Mondiale in cui, al momento, i brasiliani hanno solo il vantaggio di giocare in casa. Perché l'Italia è molto, ma molto, più avanti.