TORINO - La Juventus è campione d'Italia per la ventinovesima volta, anche se nella festa ha troneggiato un fasullo 31, simbolo dell'eterna e insanabile cesura tra i bianconeri e il resto del calcio italiano. Da quanto al timone c'è Antonio Conte, però, la cesura è anche di natura strettamente tecnica: dopo uno scudetto vinto rimontando, la Juve ha replicando dominando. È talmente forte, talmente superiore, che continua a dominare anche adesso che è palesemente stanca, oramai stremata, quasi vuota di energie. Quel che le resta è però bastato per battere il Palermo, raggiungere la matematica del trionfo (per la quale, però, sarebbe stato sufficiente anche un pareggio), inanellare l'ottavo successo consecutivo e tenere in piedi la possibilità di battere il record della Juve di Capello, che nel 2005/2006 chiuse il campionato a quota 91 prima che la giustizia sportiva spazzasse via quell'inutile impresa.
Sulla Juve di Conte non ci sono invece dubbi, è una squadra trasparente. E non è colpa sua se l'arbitro Romeo le ha regalato il rigore che le ha permesso di battere il Palermo spingendolo verso la serie B: la spintarella di Donati a Vucinic non meritava la massima punizione, ma dal dischetto Vidal non ha avuto pietà. Fino a quel momento, i bianconeri avevano giocato una partita paradossale: avevano attaccato sempre e continuamente ma senza fare neanche un tiro in porta. Il rigore di Vidal, capocannoniere della squadra e unico bianconero in doppia cifra in campionato, è stato il primo.
Se avesse voluto intenerirsi, la Juve avrebbe concesso al Palermo l'opportunità di pareggiare, e d'altronde, il pareggio sarebbe andato comodo a tutti. Invece c'è stato solamente lo spiraglio per un tiro a fil di palo di Hernandez, mentre in contropiede i bianconeri non hanno mai infierito: c'è stata una traversa di Quagliarella, dopo che Sorrentino aveva operato l'unica parata della giornata, su Vucinic, e molti inciampi negli ultimi sedici metri. Le velleità del Palermo si sono esaurite con il palo colpito da Miccoli , ancora sullo 0-0: troppo poco per chi ha davvero voglia di sopravvivere. Per la Juve, la giornata di festa non è stata comunque impeccabile. I tifosi l'hanno guastata invadendo per due volte il campo (a partita finita, ovviamente) e impedendo alla squadra di salutare la gente con il giro d'onore, mentre Pogba l'ha rovinata con un gesto volgare: ha sputato addosso ad Aronica, ma è stato visto dall'arbitro d'area Calvarese e quindi espulso da Romeo. La squalifica sarà adeguata alle circostanze. Da segnalare, infine, che nel primo tempo la curva degli ultrà ha innalzato cori contro Ibrahimovic: chissà se in sede raccoglieranno il messaggio.
Sulla Juve di Conte non ci sono invece dubbi, è una squadra trasparente. E non è colpa sua se l'arbitro Romeo le ha regalato il rigore che le ha permesso di battere il Palermo spingendolo verso la serie B: la spintarella di Donati a Vucinic non meritava la massima punizione, ma dal dischetto Vidal non ha avuto pietà. Fino a quel momento, i bianconeri avevano giocato una partita paradossale: avevano attaccato sempre e continuamente ma senza fare neanche un tiro in porta. Il rigore di Vidal, capocannoniere della squadra e unico bianconero in doppia cifra in campionato, è stato il primo.
Se avesse voluto intenerirsi, la Juve avrebbe concesso al Palermo l'opportunità di pareggiare, e d'altronde, il pareggio sarebbe andato comodo a tutti. Invece c'è stato solamente lo spiraglio per un tiro a fil di palo di Hernandez, mentre in contropiede i bianconeri non hanno mai infierito: c'è stata una traversa di Quagliarella, dopo che Sorrentino aveva operato l'unica parata della giornata, su Vucinic, e molti inciampi negli ultimi sedici metri. Le velleità del Palermo si sono esaurite con il palo colpito da Miccoli , ancora sullo 0-0: troppo poco per chi ha davvero voglia di sopravvivere. Per la Juve, la giornata di festa non è stata comunque impeccabile. I tifosi l'hanno guastata invadendo per due volte il campo (a partita finita, ovviamente) e impedendo alla squadra di salutare la gente con il giro d'onore, mentre Pogba l'ha rovinata con un gesto volgare: ha sputato addosso ad Aronica, ma è stato visto dall'arbitro d'area Calvarese e quindi espulso da Romeo. La squalifica sarà adeguata alle circostanze. Da segnalare, infine, che nel primo tempo la curva degli ultrà ha innalzato cori contro Ibrahimovic: chissà se in sede raccoglieranno il messaggio.