Andreotti e lo sport: da Falcao a Tony Bin tra verità e leggenda
Presidente del comitato organizzatore delle Olimpiadi del 1960, tifoso della Roma - si parla di una telefonata al presidente interista Fraizzoli per spuntarla nell'affare Falcao - sembra non disdegnò di aiutare la Lazio in difficoltà. E poi la passione per i cavalli, con l'ascesa del grande Tony Bindi LUIGI PANELLA
Tra verità e leggenda, tra qualche fatto più o meno noto agli innumerevoli 'si dice'. Giulio Andreotti, oltre ad essere stato un personaggio chiave della politica italiana, ha avuto anche un ruolo importante nello sport, a volte in prima persona, a volte, in linea con la fama di abile e silenzioso tessitore di strategie. Il fatto concreto, che rappresenta ancora oggi, a distanza di 53 anni, il fiore all'occhiello dello sport italiano, sono le Olimpiadi del 1960. Andreotti fu presidente del comitato organizzatore dell'ultimo evento planetario a misura d'uomo, baluardo estremo prima dell'avvento feroce degli sponsor e degli interessi economici. Andreotti fu 'aiutato' dalla sua Roma, che ad esempio rese indimenticabile la cavalcata nella notte di Abebe Bikila, a piedi nudi tra i monumenti per quella che rimane la maratona più famosa della storia insieme a quella del dramma di Pietri a Londra nel 1908.
C'è poi un Andreotti appassionato discreto, che segue la sua…
C'è poi un Andreotti appassionato discreto, che segue la sua…
Tra verità e leggenda, tra qualche fatto più o meno noto agli innumerevoli 'si dice'. Giulio Andreotti, oltre ad essere stato un personaggio chiave della politica italiana, ha avuto anche un ruolo importante nello sport, a volte in prima persona, a volte, in linea con la fama di abile e silenzioso tessitore di strategie. Il fatto concreto, che rappresenta ancora oggi, a distanza di 53 anni, il fiore all'occhiello dello sport italiano, sono le Olimpiadi del 1960. Andreotti fu presidente del comitato organizzatore dell'ultimo evento planetario a misura d'uomo, baluardo estremo prima dell'avvento feroce degli sponsor e degli interessi economici. Andreotti fu 'aiutato' dalla sua Roma, che ad esempio rese indimenticabile la cavalcata nella notte di Abebe Bikila, a piedi nudi tra i monumenti per quella che rimane la maratona più famosa della storia insieme a quella del dramma di Pietri a Londra nel 1908.
C'è poi un Andreotti appassionato discreto, che segue la sua squadra del cuore, la Roma, ma sempre nell'ombra, demandando ad altri il compito di decidere. E quando si parla di un suo intervento in prima persona, c'è sempre l'alea di mistero. Si dice di una telefonata a Ivanoe Fraizzoli, allora presidente dell'Inter. Le frontiere si sono riaperte dopo anni di autarchia calcistica, i tifosi giallorossi sognano Zico ma la società punta su Falcao. Dopo un paio di stagioni c'è però l'interesse dell'Inter che sta per arrivare al fuoriclasse della Seleçao, ed allora la telefonata (?) del senatore al commenda per bloccare l'affare. La versione ufficiale di Andreotti, orinica come sempre, è più sfumata: "Chiamai la madre del giocatore e potei dirle, senza mentire, che anche il Papa aspettava suo figlio. In realtà, ricevendo la Roma, il Papa aveva domandato: 'Ma Falcao rimane?'. Quindi non era del tutto una bugia, e la signora era stata contenta". Una passione per la Roma iniziata ai tempi del campo Testaccio: "Di soldi a quei tempi ce n'erano pochi, ma le due lire per il posto dietro la porta le trovavo sempre. Si stava attaccati al campo, si viveva la partita come un sogno. Erano momenti di gioia intensa, i giocatori già allora erano idoli".
"Lo ricordo con affetto, era vicino alla mia Roma, ha fatto tanto per il nostro paese sul piano politico. Deve essere ricordato da tutti con affetto", rafforza il concetto Carlo Ancelotti, pilastro di quella squadra, una volta appresa la notizia della scomparsa.
E poi i rapporti con i presidenti. Dino Viola, democristiano di ferro e artefice del secondo scudetto giallorosso, quindi Franco Evangelisti, il braccio destro di Andreotti (famoso uno sketch in cui il nome di Evangelisti era cucito sulla manica destra della giacca del senatore). Evangelisti fu presidente della Roma, prendendo in mano la cosidetta 'rometta' - che rimase tale come risultati -, ma salvandola se non altro dal fallimento, vendendo giocatori importanti e trasformandola in società per azioni. Inoltre il legame con la boxe, quando ancora in Italia la nobile arte era in auge. Evangelisti fu presidente negli anni conclusivi della gloriosa carriera di Nino Benvenuti, ma anche anche in quelli della scalata mondiale del grande Bruno Arcari.
Troppo intelligente per capire che la diplomazia deve andare oltre il tifo, Giulio Andreotti si interessa anche delle sorti dei cugini biancocelesti. Anche qui i 'si dice' imperano. Dopo la gestione nefasta dell'era Chinaglia e il tentativo non riuscito del successore Chimenti, la Lazio è sull'orlo del fallimento. Parte (?) quindi la telefonata di Andreotti all'amico imprenditore Renato Bocchi, che salva la società e lascia la presidenza all'altro socio acquirente, Gian Marco Calleri.
Altra passione storica, i cavalli. La presenza costante di Andreotti nelle manifestazioni di un ippica allora fiorente rispetto al momento drammatico che sta vivendo attalmente, è documentata da parecchie testimonianze fotografiche. Qui il 'si dice' si fa largo con forza, agguanta la realtà quando si parla di Tony Bin. Acquistato per 12 milioni delle vecchie lire da Luciano Gaucci (ex dirigente della Roma, altro intreccio), vinse tre miliardi e fu rivenduto per sette. Il cavallo raggiunse risultati eccezionali, vincendo in Francia l'Arc de Triomphe: nel 1987 Trempolino riuscì a beffarlo, il 1988 fu l'anno del successo storico. Il cavallo di Gaucci? Oppure, come negli ambienti ippici si sussurrava a voce alta, Andreotti...
C'è poi un Andreotti appassionato discreto, che segue la sua squadra del cuore, la Roma, ma sempre nell'ombra, demandando ad altri il compito di decidere. E quando si parla di un suo intervento in prima persona, c'è sempre l'alea di mistero. Si dice di una telefonata a Ivanoe Fraizzoli, allora presidente dell'Inter. Le frontiere si sono riaperte dopo anni di autarchia calcistica, i tifosi giallorossi sognano Zico ma la società punta su Falcao. Dopo un paio di stagioni c'è però l'interesse dell'Inter che sta per arrivare al fuoriclasse della Seleçao, ed allora la telefonata (?) del senatore al commenda per bloccare l'affare. La versione ufficiale di Andreotti, orinica come sempre, è più sfumata: "Chiamai la madre del giocatore e potei dirle, senza mentire, che anche il Papa aspettava suo figlio. In realtà, ricevendo la Roma, il Papa aveva domandato: 'Ma Falcao rimane?'. Quindi non era del tutto una bugia, e la signora era stata contenta". Una passione per la Roma iniziata ai tempi del campo Testaccio: "Di soldi a quei tempi ce n'erano pochi, ma le due lire per il posto dietro la porta le trovavo sempre. Si stava attaccati al campo, si viveva la partita come un sogno. Erano momenti di gioia intensa, i giocatori già allora erano idoli".
"Lo ricordo con affetto, era vicino alla mia Roma, ha fatto tanto per il nostro paese sul piano politico. Deve essere ricordato da tutti con affetto", rafforza il concetto Carlo Ancelotti, pilastro di quella squadra, una volta appresa la notizia della scomparsa.
E poi i rapporti con i presidenti. Dino Viola, democristiano di ferro e artefice del secondo scudetto giallorosso, quindi Franco Evangelisti, il braccio destro di Andreotti (famoso uno sketch in cui il nome di Evangelisti era cucito sulla manica destra della giacca del senatore). Evangelisti fu presidente della Roma, prendendo in mano la cosidetta 'rometta' - che rimase tale come risultati -, ma salvandola se non altro dal fallimento, vendendo giocatori importanti e trasformandola in società per azioni. Inoltre il legame con la boxe, quando ancora in Italia la nobile arte era in auge. Evangelisti fu presidente negli anni conclusivi della gloriosa carriera di Nino Benvenuti, ma anche anche in quelli della scalata mondiale del grande Bruno Arcari.
Troppo intelligente per capire che la diplomazia deve andare oltre il tifo, Giulio Andreotti si interessa anche delle sorti dei cugini biancocelesti. Anche qui i 'si dice' imperano. Dopo la gestione nefasta dell'era Chinaglia e il tentativo non riuscito del successore Chimenti, la Lazio è sull'orlo del fallimento. Parte (?) quindi la telefonata di Andreotti all'amico imprenditore Renato Bocchi, che salva la società e lascia la presidenza all'altro socio acquirente, Gian Marco Calleri.
Altra passione storica, i cavalli. La presenza costante di Andreotti nelle manifestazioni di un ippica allora fiorente rispetto al momento drammatico che sta vivendo attalmente, è documentata da parecchie testimonianze fotografiche. Qui il 'si dice' si fa largo con forza, agguanta la realtà quando si parla di Tony Bin. Acquistato per 12 milioni delle vecchie lire da Luciano Gaucci (ex dirigente della Roma, altro intreccio), vinse tre miliardi e fu rivenduto per sette. Il cavallo raggiunse risultati eccezionali, vincendo in Francia l'Arc de Triomphe: nel 1987 Trempolino riuscì a beffarlo, il 1988 fu l'anno del successo storico. Il cavallo di Gaucci? Oppure, come negli ambienti ippici si sussurrava a voce alta, Andreotti...