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Da Terry a Beckham: quando il rigore diventa comico

Non solo Alvarez. Dalle due stelle inglesi a Maicosuel e Miccoli, passando per "cucchiai" sbagliati, palloni sparati in curva e schemi incomprensibili, il tiro dal dischetto ha portato spesso campioni e giocatori meno illustri a figuracce pagate a carissimo prezzo dalle loro squadre
di ALESSANDRO DE VECCHI

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ROMA - C'è una macchia indelebile nella carriera di un campione assoluto come Roberto Baggio. Il rigore sbagliato nella finale del Mondiale di Usa '94 che regalò al Brasile il quarto titolo iridato. Un errore che ancora tormenta i sogni del Divin Codino. Il tiro dal dischetto, come tante cose che sembrano facili, nasconde mille insidie. Un momento di esitazione, un piede messo male o l'eccessiva sicurezza del rigorista, ed ecco che la figuraccia è dietro l'angolo. Il clamoroso scivolone di Ricky Alvarez contro la Lazio (un sinistro finito in curva a San Siro che ha condannato l'Inter alla sconfitta e all'esclusione dalle coppe europee dopo 14 anni) ci ha ricordato proprio questo. Ma la storia del calcio dimostra come l'acerbo talento dell'Inter sia in buona compagnia.

TRADITI DAL CAPITANO - I tifosi del Chelsea si sono ampiamente rifatti con la Champions League conquistata nel 2012 a spese del Bayern Monaco, ma non possono dimenticare la finale del 2008 a Mosca, persa ai calci di rigore contro il Manchester United. Il ricordo indelebile è l'errore dagli 11 metri dell'uomo simbolo dei "blues", proprio lui, il capitano John Terry. Il difensore inglese scivola durante la rincorsa e calcia fuori il pallone che avrebbe regalato con 4 anni d'anticipo il primo trofeo europeo a Roman Abramovich. Restando oltre La Manica, ecco riemergere un errore grave di un rigorista quasi infallibile: David Beckham. Quarti di finale dell'Europeo 2004: l'Inghilterra si gioca ai rigori la semifinale con i padroni di casa del Portogallo. Lo "Spice Boy" è il capitano e si presenta per primo dal dischetto. Appare, come sempre, spavaldo e sicuro di sè, ma spara nettamente fuori sulla destra, presagio funesto di una lotteria dagli 11 metri che condanna gli inglesi all'eliminazione.

CUCCHIAIO AMARO - Tornando ai fasti di casa nostra, non si può non pensare al famoso "cucchiaio", gesto atletico sublime, quasi irridente per un portiere se subìto dal dischetto. Inevitabile associarlo a Francesco Totti che lo sfoderò per la prima volta contro l'Olanda a Euro 2000 per poi ripresentarlo diverse volte in Serie A. Ma anche il re del "cucchiaio" può sbagliare come è accaduto il 23 settembre 2004 contro il Lecce allenato proprio da quello Zdenek Zeman così legato al capitano romanista. La parabola è la solita, lenta e centrale, ma il portiere Vincenzo Sicignano resta fermo in piedi, blocca il pallone e diventa l'eroe della serata. E se sbaglia il maestro, possono fallire allievi e imitatori. Il caso più recente è quello del brasiliano dell'Udinese Maicosuel il 28 agosto 2012. I friulani si giocano ai rigori contro i portoghesi del Braga il passaggio alla fase a gironi di Champions. Il centrocampista, nuovo arrivo del mercato estivo, trasforma il pallonetto in un passaggio al portiere avversario. Un errore che costa l'eliminazione. La squadra di Pozzo aveva beneficiato, un anno prima, dell'errore di Mauro Zarate in una sfida con la Lazio decisiva per la lotta Champions. Il tiro dell'argentino più potente di un tradizionale "cucchiaio", ma comunque centrale e facile da bloccare per un Handanovic (oggi all'Inter) rimasto in piedi. Altro illustre imitatore sfortunato è stato la stella del Palermo Fabrizio Miccoli in un match di campionato contro il Bari. Un rigore sbagliato può trasformare un portiere in un eroe, ma non se a tirarlo è proprio un estremo difensore. E' il caso del portiere goleador brasiliano Rogerio Ceni.

METE E SCHEMI IMPROBABILI - Quando si usa il termine rugbistico "meta" nel calcio, il riferimento non è certo a prodezze indimenticabili. Ma il "drop" finito sugli spalti del brasiliano, naturalizzato turco, Mehmet Aurelio di sicuro resterà a lungo nella memoria degli appassionati, così come l'assurdo schema a due di Thierry Henry e Robert Pires (allora compagni di squadra all'Arsenal) contro il Manchester City. Non sempre l'unione di due campioni porta alla vittoria.
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