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Un pessimo biglietto da visita per il calcio italiano

di ENRICO CURRO'
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MILANO - La partita di San Siro con la Roma, pessimo biglietto da visita per il calcio italiano col suo corredo di espulsioni e di nervosismo, non può certo essere valutata dal punto di vista tecnico. Lo 0-0, condizionato nella ripresa dal clima di nervosismo e dall'inferiorità numerica del Milan per il cartellino rosso a Muntari prima che quello a Totti per la gomitata a Mexès ristabilisse la parità nei minuti di recupero dopo un dubbio intervento in area su Lamela, ha rinviato alla trasferta di Siena il  verdetto sul terzo posto, che vale la qualificazione ai play-off della Champions League: un duello tra Milan e Fiorentina, separate in classifica da 2 punti. Fino a quando non sarà finito il campionato, è dunque molto probabile che venga congelato pure il colloquio tra Berlusconi e Allegri, per stabilire se l'allenatore resterà sulla panchina rossonera anche nella prossima stagione oppure se si procederà alla separazione p…
MILANO - La partita di San Siro con la Roma, pessimo biglietto da visita per il calcio italiano col suo corredo di espulsioni e di nervosismo, non può certo essere valutata dal punto di vista tecnico. Lo 0-0, condizionato nella ripresa dal clima di nervosismo e dall'inferiorità numerica del Milan per il cartellino rosso a Muntari prima che quello a Totti per la gomitata a Mexès ristabilisse la parità nei minuti di recupero dopo un dubbio intervento in area su Lamela, ha rinviato alla trasferta di Siena il  verdetto sul terzo posto, che vale la qualificazione ai play-off della Champions League: un duello tra Milan e Fiorentina, separate in classifica da 2 punti. Fino a quando non sarà finito il campionato, è dunque molto probabile che venga congelato pure il colloquio tra Berlusconi e Allegri, per stabilire se l'allenatore resterà sulla panchina rossonera anche nella prossima stagione oppure se si procederà alla separazione più o meno consensuale.

Se tuttavia la partita con la Roma non rimarrà nella storia per quello che si è visto sul prato, a cominciare dalla contestata maglia dorata del Milan, in tinta con le creste di Balotelli e Boateng, di storico c'è ben altro: la decisa presa di posizione della squadra contro il razzismo, che fa seguito alla clamorosa uscita dal campo, nell'amichevole di gennaio a Busto Arsizio contro la Pro Patria. La sospensione della partita per 1'30" - decisa a inizio ripresa dall'arbitro Rocchi perché dalla sparuta curva romanista continuavano i buuu razzisti all'indirizzo dei giocatori neri del Milan malgrado gli inviti dello speaker dello stadio Meazza a smetterla - ha incontrato la piena approvazione degli attori sul campo. E' particolarmente significativo, in proposito, il commento del capitano Ambrosini. "L'ignoranza non deve essere tollerata. La gente è stata solidale e ha applaudito la decisione dell'arbitro di interrompere la partita: questo è stato un bel segnale. Se mi chiedete se io avrei sospesa la partita, io rispondo che l'ho già fatto un'altra volta". A Busto Arsizio, appunto. Il Milan, dunque, non torna indietro, dopo avere aperto una breccia. Boateng è stato invitato all'Onu e ne ha parlato a Ginevra. Balotelli potrebbe diventare il testimonial dello ius soli, propugnato dal ministro Kyenge. E il campionato italiano potrebbe trasformare una pagina nera in una pagina davvero storica. Il 5 giugno è prevista la sentenza in tribunale, a Busto Arsizio, per i fatti di gennaio. Ma con la sua ribellione al razzismo il Milan ha già sentenziato che di certe cose non ne può più.