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Dieci al Cagliari, salvi tra mille sofferenze

di ALESSANDRO VOCALELLI

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Proviamo, con un voto da 10 a 0, a raccontare questo campionato che saluta e va in archivio, lasciandoci la sensazione che in futuro bisognerà fare di più. In termini di qualità, interesse e sportività.

10 al Cagliari - Sono i giocatori più richiesti sul mercato, è la squadra che più ha sofferto, dimostrandosi di ferro, per l'incredibile vicenda dello stadio. Ha disputato molte più partite in trasferta che in casa, dove spesso ha dovuto anche rinunciare al proprio pubblico. Eppure non ha mollato un attimo, conquistando idealmente uno scudetto.

9 a Balotelli e Giuseppe Rossi - Perché ormai i grandi giocatori pensano soltanto a lasciare l'Italia. Succede con i pochi campioni che sono ancora qui, succede con i nostri giovani migliori. Emblematico il caso di Verratti. Un segnale dunque di speranza il ritorno di Balotelli, che si è dimostrato già protagonista, e Giuseppe Rossi.

8 a Totti - Un voto in meno per l'espulsione di Milano. Ma per il resto è stato formidabile, dimostrando a 36 anni una freschezza superiore a tanti ragazzi che hanno faticato a stargli dietro. Merito della preparazione di Zeman, che Totti da uomo vero non ha mai rinnegato, merito di un campione che diverte e si diverte.

7  a Barzagli - Perché sarebbe troppo facile parlare dei protagonisti più evidenti della Juve. Ma lui è uno da 7 in pagella tutte le domeniche. Non ha sbagliato una partita, è stato sempre prezioso e concreto. Acquistato dalla Juve per 300.000 euro, è la dimostrazione di quanto paghino le Idee. Ottima intuizione della dirigenza juventina.

6 a Campagnaro - Simbolo meno appariscente del bellissimo Napoli di quest'anno, ma anche caso emblematico di professionalità. Svincolato, si sa da tempo che lascerà il Napoli. Ma non per questo ha saltato un appuntamento o qualcuno ha pensato di metterlo in discussione. Il calcio è e deve essere fatto anche da giocatori così.

5 agli arbitri di porta -
Già, sono diventati 5 i giudici di una partita. All'arbitro e ai guardalinee si sono aggiunti gli arbitri di porta. Bisogna riconoscere che non ci sono stati gol fantasma e questo è già un risultato. Però si può migliorare, soprattutto trovando un affiatamento che in qualche occasione è mancato. Come dice quella canzone? Si può dare di più.

4 agli stadi - Lo diciamo da un pezzo, ma i nostri stadi sono inospitali e scomodi. La speranza è che la legge sugli impianti abbia finalmente un'accelerazione. Nel frattempo si potrebbero almeno diminuire i prezzi dei biglietti, visto che chi va allo stadio - con tutte le difficoltà del caso - meriterebbe di essere premiato.

3 a Zarate - Non solo per colpa sua, ma è incredibile l'eclissi di un calciatore che al suo arrivo in Italia aveva sbalordito e scomodato paragoni illustri. C'era addirittura chi lo piazzava, potenzialmente, tra i primi cinque calciatori al mondo. Adesso si allena da solo, lontano dalla squadra. E ha un contratto ancora per un anno e più, ad almeno duecentomila euro netti al mese. Assurdità del nostro calcio.

2 al calcio violento - Sarebbe facile far riferimento a questo o quel giocatore, a questo o quel fallo particolarmente grave. Evitiamo di personalizzare. Ma si sono visti interventi pericolosissimi, in qualche caso anche pagati con gravi conseguenze. E' inaccettabile che un calciatore non capisca, quando entra duro, quali danni possa procurare.

1 agli incidenti - Anche quest' anno non ci siamo fatti mancare niente. Scontri prima, durante e dopo le partite. Con il calcio che diventa teatro e spesso pretesto per sfogare la violenza. Sono anni, decenni, che se ne parla, ma il problema è sempre lì, irrisolto. Ma il problema non si risolve giocando a porte chiuse o spostando semplicemente gli orari delle partite.

0 ai buu razzisti - Non se può più, bisogna dirlo chiaramente e con forza. Boateng in un'amichevole ha abbandonato il campo e alcuni suoi colleghi, a cominciare da Balotelli, hanno promesso di essere pronti a ripetersi anche in partite ufficiali. Ma non devono essere i giocatori a risolvere i problemi. Giusto sospendere le partite se le cose non cambiano.
 
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