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Lazio e pubblico, belle vittorie

di ALESSANDRO VOCALELLI

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In uno stadio composto, in cui i tifosi hanno mostrato la faccia migliore di una città che non accetta di essere considerata "difficile", la Lazio ha vinto meritatamente il derby che vale triplo: il successo nel confronto diretto, la Coppa Italia e l'accesso all'Europa League. Ha deciso un gol di Lulic, ma ha soprattutto deciso la maggiore intraprendenza dei biancocelesti che, pur evitando di offrire il fianco, ci hanno maggiormente provato. Ci ha provato sempre Candreva, ci ha provato Hernanes, è stato un protagonista assoluto il giovane Onazi. Sì, forse il migliore in campo, con la freddezza di un veterano, la carica di un leader, l'attenzione di chi pensava che il successo sarebbe potuto arrivare sempre e soltanto attraverso il gioco. In questo ha vinto la Lazio: nella capacità di essere squadra, di mantenere sempre le misure, di rispettare  semplici e fondamentali regole del calcio. Il pallone corre sempre più velocemente di un giocatore e bisogna accompagnare l'azione del compagno.

La Roma ha perso esattamente lì dove ha vinto la Lazio. Cioè nella sua cronica incapacità di essere squadra. Un paradosso per una squadra che due anni fa aveva provato con il "progetto-Barcellona" di Luis Enrique e in estate ci aveva riprovato con il calcio di Zeman, che - può piacere o no, essere considerato troppo rischioso o no - ma è comunque un tentativo di mettere un giocatore in collegamento con l'altro. La Roma ha finito invece la stagione con  un gruppo di talenti che non si è mai accordato e con Totti, Lamela e soci, tutti a cercare il colpo individuale. Con il risultato di non essere quasi mai riusciti a infastidire realmente Marchetti. Solo una traversa, sugli sviluppi di un calcio di punizione: troppo poco per chi aveva dichiarato di voler produrre un calcio, parola dei dirigenti, spettacolare.

Festeggia dunque la Lazio, che ha così dato un senso alla stagione e ha rispolverato con successo il lungo e vecchio ritiro, che non si vedeva da tempo. Una legittima soddisfazione, che però non basta, non deve essere sufficiente, per evitare di guardare al domani con uno slancio ancora maggiore. Quello stadio pieno, quelle due tifoserie che all'interno dell'Olimpico hanno dato vita a un confronto di colori ed entusiasmo, erano in fondo un invito a fare di più. Lazio e Roma possono e devono avere un futuro più luminoso e non accendersi solo per una, pur importante, finale di Coppa Italia.
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