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Razzismo, pugno duro della Figc: da chiusura settori stadio a non ammissione

Il Consiglio federale ha varato le nuove norme, adeguandole a quelle internazionali, per contrastare comportamenti discriminatori: previste anche gare a porte chiuse, squalifica del campo ed esclusione dalle competizioni. Per i giocatori la squalifica passa da cinque a 10 giornate

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ROMA - Linea dura della Federcalcio per contrastare il razzismo negli stadi. Il consiglio Figc ha infatti recepito all'unanimità le direttive Uefa in materia e, dalla prossima stagione, le società i cui tesserati e tifosi si macchieranno di comportamenti discriminatori (disegni, scritte, simboli, emblemi, cori e grida) rischieranno dalla chiusura di uno più settori dello stadio fino alla non ammissione al campionato. "Il testo presentato è risultato approvato all'unanimità - dice soddisfatto il presidente Figc, Giancarlo Abete - Mi sembra un elemento importante che insieme alle iniziative che abbiamo svolto a Bologna e a quelle che metteremo in atto in futuro stanno a significare una nostra forte volontà di contrasto al fenomeno in linea con la Fifa e la Uefa".

Per la prima violazione è prevista la chiusura di uno o più settori dello stadio. Successivamente, oltre all'ammenda di almeno 50mila euro per le società professionistiche e mille euro per quelle dilettantistiche, si applicheranno diverse sanzioni che, nei casi di particolare gravità e di pluralità di violazioni, possono comportare l'obbligo di disputare la gara a porte chiuse, la squalifica del campo, sino alla penalizzazione in classifica e alla non ammissione a campionato o ad altre competizioni. In caso di violazioni successive alla seconda si può incappare anche nella perdita della gara e ad una squalifica del campo sino a 2 anni.

Per il calciatore che commette la violazione, invece, la squalifica passa da un minimo di 5 a 10 giornate (e ammenda da 10mila a 20mila euro), mentre per i dirigenti e i tesserati della società l'inibizione o la squalifica non sarà inferiore ai 4 mesi (prima era di 2 mesi). Lo prevede la modifica dell'articolo 11 della normativa contro il razzismo (con la relativa sostituzione dell'11bis con l'articolo 14) e dell'articolo 18 del Codice di Giustizia Sportiva.
 
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