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Razzismo, condannati tifosi Pro Patria

Pene da 40 giorni fino a due mesi di reclusione per i sei sostenitori della squadra lombarda autori dei cori razzisti durante l'amichevole con il Milan dello scorso gennaio
di STEFANO SCACCHI

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BUSTO ARSIZIO (Varese) - Le condanne sono lievi, ma la sentenza è storica. Il Tribunale di Busto Arsizio ha giudicato colpevoli di ingiuria aggravata da finalità di discriminazione razziale i sei tifosi della Pro Patria considerati responsabili dei "buu" razzisti ai giocatori di colore del Milan. E' questo il verdetto del processo di primo grado per direttissima, arrivato a cinque mesi e due giorni dalla sospensione dell'amichevole del 3 gennaio scorso in seguito all'ormai famosa pallonata di Boateng. Due mesi di reclusione per cinque dei sei imputati (tra questi anche l'assessore leghista al Comune di Corbetta, Riccardo Grittini). Quaranta giorni per il sesto tifoso coinvolto al quale sono state riconosciute le attenuanti generiche per la collaborativa condotta processuale: ha presenziato a tutte le udienze e anche questa mattina è stato interrogato rivelando che a maggio 2011 l'immagine del suo profilo Facebook era proprio quella di Boateng, scelta motivata dalla felicità da tifoso milanista per lo scudetto appena conquistato.

CONDANNE SIMBOLICHE - Evidente la portata simbolica delle pene, considerato che il collegio, presieduto dal giudice Toni Adet Novik, ha applicato anche l'aggravante che raddoppia la condanna per ingiuria (condanne sospese anche perché i sei erano tutti incensurati). L'entità dei risarcimenti è commisurata: appena 5.000 euro in solido tra tutti gli imputati per ognuna delle due parti civili, il Comune di Busto Arsizio e la Lega Pro (più 2.500 euro a testa per le spese processuali). "Recentemente Lilian Thuram ha dichiarato che neri non si nasce ma si diventa a causa dell'ambiente esterno. Ecco, Busto Arsizio non vuole più diventare rossa di vergogna per questi fatti che hanno arrecato un danno di immagine in tutto il mondo", ha spiegato l'avvocato del Comune della città lombarda.

PRIMA VOLTA IN UNO STADIO - Ma resta la portata fortemente innovativa di questa pronuncia: "Era quello che volevamo sentire - commenta il Pm Mirko Monti - questa sentenza deve far capire alle tifoserie che certi comportamenti non dovranno ripetersi perché saranno colpiti". Soddisfatto anche l'avvocato Francesco Bonanni, legale della Lega Pro: "E' un precedente di particolare rilevanza perché per la prima volta si colpisce un episodio di discriminazione razziale nell'ambito di un impianto sportivo. E' un messaggio che la giustizia vuole dare al mondo dello sport, dove i valori devono essere al primo posto, per evitare il ripetersi di episodi disdicevoli".

FILMATI POCO EFFICACI - Sono state decisive la testimonianza di un funzionario di polizia che ha permesso di collegare i "buu" a un imputato e le dichiarazioni di alcuni tifosi nella prima fase delle indagini. Molto meno efficaci i filmati mostrati oggi in udienza, effettuati con le telecamere di sicurezza dello stadio "Carlo Speroni": le immagini accompagnate dall'audio partono solo dal momento della sospensione della partita, mentre le riprese dei 26 minuti precedenti sono prive di sonoro. E anche le foto prodotte hanno suscitato qualche perplessità da parte del giudice Novik che in udienza ha chiesto un chiarimento al Pm. Piuttosto farraginosa la procedura di proiezione, al punto che qualche protagonista del processo, in una pausa, si è chiesto perché l'accusa non abbia nominato un consulente tecnico in grado di sistemare meglio questo materiale.

CAPI NON IDENTIFICATI - I video lasciano anche una curiosità: perché non siano stati identificati i due tifosi che lanciano i cori seduti a cavalcioni della balaustra nella classica posa dei capi ultrà. Anche il Pm aveva chiesto agli agenti di fornirgli le generalità di queste due persone, ma non è stato possibile. Sorprese dal verdetto le difese che, alla luce del quadro probatorio emerso in questi mesi, si aspettavano un'assoluzione o quantomeno condanne non per tutti gli imputati. Gli avvocati hanno insistito molto sul fatto che Emanuelson, giocatore di colore come Boateng, non ha ricevuto nessun insulto razzista. I legali hanno già annunciato appello.

MUNTARI MULTATO
- Esce in parte sconfitto anche un calciatore del Milan: Sulley Muntari, tra i promotori della sospensione dell'amichevole, che è stato condannato a pagare 500 euro di ammenda per non essersi presentato a testimoniare neanche oggi dopo aver saltato la penultima udienza giustificando la sua assenza con un'influenza. "E' una grave mancanza di rispetto nei confronti del Tribunale - il duro rimprovero del giudice Novik - perché questo processo nasce proprio dall'esigenza di tutelare persone che hanno un colore diverso della pelle".
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