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Calcioscommesse, Abete: "Collaborazione Palazzi-Di Martino proseguirà"

Il presidente della Figc auspica che il rapporto tra la giustizia sportiva e quella ordinaria vada avanti, nonostante le perplessità del pm di Cremona in seguito alla sentenza sull'inchiesta con protagonista Mauri e altri tesserati. Il numero uno del calcio però precisa: "Lo sport resterà autonomo"

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ROMA - "Spero vivamente che, nell'ambito del calcioscommesse, tra il procuratore Di Martino e la nostra procura federale continui la collaborazione e sono convinto che sarà cosi"'. E' questo l'auspicio del presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, che ha risposto alle perplessità sull'ipotesi di proseguire il lavoro di indagine fianco a fianco con il pm sportivo, Stefano Palazzi, giunte dal pm di Cremona dopo la sentenza di primo grado della Disciplinare in relazione al filone d'inchiesta "Cremona quater".

A scatenare il malumore del magistrato lombardo la sentenza di primo grado emessa dalla Disciplinare con il proscioglimento dall'accusa di illecito del capitano della Lazio, Stefano Mauri e di altri tesserati coinvolti nel filone d'inchiesta. Ai dubbi di Di Martino sulla gestione della vicenda scommesse ("Se dall'interno del mondo del calcio - aveva attaccato il pm - pensano di risolvere il problema cosi'... con sentenze del genere, anticipate tre giorni prima su tutti i giornali... facciano pure"), Abete ha replicato: "Se dovessimo fare un confronto, i giornalisti sportivi avrebbero motivo di dolersi di più per la mancanza di documenti dalla procura federale, rispetto alle informazioni che invece arrivano ai colleghi dalle procure della Repubblica. Dal punto di vista della riservatezza, almeno a livello di indagini, noi stiamo un pezzo avanti".

Abete è' in disaccordo con il pm Di Martino anche sulle tempistiche processuali, e a differenza del magistrato ("Che senso ha che la giustizia sportiva si esprima prima di quella ordinaria?"), ha ribadito l'autonomia del mondo dello sport: "Quando sento che la giustizia sportiva deve attendere il giudizio penale si vive fuori dal mondo. Basta ricordare Napoli con Calciopoli, per capire che è tecnicamente impossibile".

Infine Abete ha ribadito che da parte della procura federale proseguirà la linea dura. "La tolleranza zero continuiamo a predicarla - ha quindi concluso il numero uno del calcio - ma ciò non significa condannare delle persone senza la legittima valutazione che siano effettivamente responsabili".
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