ROMA - Il campionato è già entrato nel vivo, con i suoi risultati a sorpresa e con le polemiche che di solito divampano verso la fine del girone d'andata. Stavolta, no. Stavolta siamo già alle proteste per un rigore concesso o negato, per un arbitro che - come è successo a Torino - non ha interrotto il gioco per consentire una sostituzione; oppure, facendo ancora più rumore, per un arbitro che è stato messo sotto accusa dalla Fiorentina per una disparità di trattamento. Un'accusa che va oltre a un episodio. Insomma, siamo già in piena bufera. In questo clima si torna a parlare di Europa, perché si riaffacciano le Coppe in una stagione importantissima. Importantissima perché porta al Mondiale e si sa quanto incida, negli umori e nella preparazione, un torneo così importante. E quanto conti un Mondiale per i grandi giocatori, che puntano sempre ad arrivare a giugno nelle condizioni migliori.
Ma è un ritorno importante, questo delle Coppe, anche per le nostre squadre, per le squadre italiane, che cercano di riportare l'Italia ai livelli di qualche anno fa. Quando eravamo protagonisti, quando puntavamo ad arrivare fino in fondo. Negli ultimi tempi ci siamo dovuti accontentare di fare da comprimari, magari compiacendoci già per un passaggio ai quarti di finale. Certo, ci sono squadre più forti, anche perché in giro per l'Europa c'è chi è disposto a spendere cento milioni per un solo giocatore, ma l'impressione è che questa volta le italiane possano fare di più. Partano insomma con ambizioni maggiori. Grazie anche a giocatori che hanno dato un respiro internazionale alle nostre squadre. La Juve ha aggiunto Tevez, che conosce il calcio di altissimo livello. Il Napoli ha ridisegnato la squadra, puntando su gente del Real Madrid, a cominciare da Higuain e Callejon, ma - ad esempio con Reina o Mertens - andando a pescare in grandi club europei. E il Milan, rispetto allo scorso anno, parte e può contare su Balotelli, che lo scorso anno arrivò a gennaio, e spera, immagina, che Kakà possa pian piano tornare una stella di livello internazionale assoluto.
Ma non è solo la Champions che conta. Per farci apprezzare in Europa, e riguadagnare qualche posizione, bisogna cercare di fare bella figura anche in Europa League. Tutti, d'altronde, si affannano per conquistarla, per poi affrontarla con sufficienza. Uno dei controsensi, sicuramente non l'unico, del nostro calcio. Di un calcio, quello italiano, che ha assolutamente bisogno di farsi rivedere, apprezzare, anche fuori dai confini. E' questo, deve essere questo, l'obiettivo.
Ma è un ritorno importante, questo delle Coppe, anche per le nostre squadre, per le squadre italiane, che cercano di riportare l'Italia ai livelli di qualche anno fa. Quando eravamo protagonisti, quando puntavamo ad arrivare fino in fondo. Negli ultimi tempi ci siamo dovuti accontentare di fare da comprimari, magari compiacendoci già per un passaggio ai quarti di finale. Certo, ci sono squadre più forti, anche perché in giro per l'Europa c'è chi è disposto a spendere cento milioni per un solo giocatore, ma l'impressione è che questa volta le italiane possano fare di più. Partano insomma con ambizioni maggiori. Grazie anche a giocatori che hanno dato un respiro internazionale alle nostre squadre. La Juve ha aggiunto Tevez, che conosce il calcio di altissimo livello. Il Napoli ha ridisegnato la squadra, puntando su gente del Real Madrid, a cominciare da Higuain e Callejon, ma - ad esempio con Reina o Mertens - andando a pescare in grandi club europei. E il Milan, rispetto allo scorso anno, parte e può contare su Balotelli, che lo scorso anno arrivò a gennaio, e spera, immagina, che Kakà possa pian piano tornare una stella di livello internazionale assoluto.
Ma non è solo la Champions che conta. Per farci apprezzare in Europa, e riguadagnare qualche posizione, bisogna cercare di fare bella figura anche in Europa League. Tutti, d'altronde, si affannano per conquistarla, per poi affrontarla con sufficienza. Uno dei controsensi, sicuramente non l'unico, del nostro calcio. Di un calcio, quello italiano, che ha assolutamente bisogno di farsi rivedere, apprezzare, anche fuori dai confini. E' questo, deve essere questo, l'obiettivo.