BERGAMO - Nepppure il calcio giovanile sembra immune di fronte alla piaga del razzismo. Dieci giornate di squalifica per aver urlato un insulto relativo al colore della pelle ad un avversario è la sanzione inflitta a un diciottenne della formazione juniores del Clusone, società della Valle Seriana. Il giocatore ha rivolto la frase discriminatoria a un ragazzo di colore della Pontirolese, che aveva effettuato nei suoi confronti un intervento piuttosto ruvido. L'arbitro lo ha espulso e il giudice sportivo, sulla base del referto, gli ha imposto il lungo stop.
"Il gesto è da condannare, ma non dobbiamo criminalizzarlo; ha spiegato all'Eco di Bergamo Valter Pianezzi, presidente del Clusone -. E' una squalifica esagerata per un ragazzo della sua età che si è pentito e ha chiesto scusa, ma è stata applicata la nuova direttiva arrivata dal Coni e gli è stata data la squalifica minima, motivo per il quale non si può fare ricorso. Una cosa del genere dà fastidio a una società che inculca nella testa dei suoi ragazzi principi e regole precise, ma nessuna caccia alle streghe: tuteleremo il ragazzo e se ci sarà bisogno anche la società".
"Il gesto è da condannare, ma non dobbiamo criminalizzarlo; ha spiegato all'Eco di Bergamo Valter Pianezzi, presidente del Clusone -. E' una squalifica esagerata per un ragazzo della sua età che si è pentito e ha chiesto scusa, ma è stata applicata la nuova direttiva arrivata dal Coni e gli è stata data la squalifica minima, motivo per il quale non si può fare ricorso. Una cosa del genere dà fastidio a una società che inculca nella testa dei suoi ragazzi principi e regole precise, ma nessuna caccia alle streghe: tuteleremo il ragazzo e se ci sarà bisogno anche la società".