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Zoff, 'highlander' dello sport: "Ho aperto la strada ai quarantenni vincenti. Il mio erede? Buffon"

In un convegno a Roma di fronte due 'immortali' italiani: Valentina Vezzali e l'ex portiere della Nazionale. Che si è aperto e ha raccontato tanti aneddoti, dall'Europeo del 2000 con le dimissioni e Berlusconi, al calcio moderno, agli allenatori

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ROMA - Quelli che non si arrendono. Valentina Vezzali, tre ori olimpici, due figli ed un'altra edizione dei Giochi nel mirino: "Sto per compiere quarant'anni, e mi metto ancora in gioco, nonostante sia diventata mamma la seconda volta, sia impegnata a Roma tre volte a settimana in Parlamento. Sogno di poter chiudere in bellezza, se avessi vinto a Londra forse avrei smesso ma così no. E' bello lavorare ogni giorno per conoscere i limiti del proprio corpo: ho voglia di vedere fino a dove posso arrivare". Dino Zoff, campione del mondo a quarant'anni: "Ero coordinato nel cadere, non mi sono mai fatto male. Questo derivava dal mio dna, dalla gioventù, dalla vita da atleta, che ormai abbiamo dimenticato quanto sia determinante. Se uno ha il fisico e lo depaupera facendo la vita da attore...". L'Università di Roma III ha fatto incontrare due simboli del nostro sport, non solo per le vittorie, ma anche per la longevità che ha permesso di battere record e ottenere grandi successi pure a fine carriera. E nel convegno "Gli Highlander dello sport",  introdotto dal filosofo Giacomo Marramao e condotto da Mattia Chiusano di Repubblica, Dino Zoff, considerato schivo e riservato, si è concesso agli studenti raccontando il suo calcio e il suo mondo con ironia e intelligenza.

Inattaccabile: "Ho giocato undici anni senza saltare una partita: un po' da incoscienti, da arroganti, volevo esserci sempre. Mi dà molta soddisfazione questo record che forse resterà imbattibile. Il destino delle mie riserve? Gioca chi è più bravo, non ci sono santi, non c'è da lamentarsi".

I balletti: "Non so se nel calcio attuale riuscirei a resistere undici anni di fila. Oggi ti fanno il balletto davanti alla porta dopo il gol, non so come reagirei... Li provano negli spogliatoi, questi passi, si vede che è tutto falso, già preparato. Se mi facessero un balletto davanti, alla prima uscita ne prenderei in pieno uno...".

L'Europeo del 2000: "Sono stato ct durante una bella cavalcata fino alla finale, quella nazionale si è comportata con rispetto per la maglia che indossava. Cucchiaio di Totti compreso, a me interessava che la mettesse dentro, poteva farlo pure di tacco. Francesco allora non era ancora un campione, ma è stato il miglior Totti mai visto in nazionale".

Le dimissioni e Berlusconi: "Lo sapevo che avrei pagato, presentando le dimissioni dopo le critiche di Berlusconi, era un gesto rivoluzionario, l'avevo capito dall'aria che tirava attorno a me, dal comportamento dei dirigenti. Ma non potevo accettare la parola 'indegno'. Poi tutto è stato ridotto ad una polemica sulla marcatura su Zidane".

Il suo Friuli: "Vi sembrerà strano, ma dal Friuli in cui sono nato, cresciuto, ho cominciato a giocare, sembrava assolutamente impossibile arrivare alla nazionale, alla serie A. Sembrava un mondo lontanissimo. Ed io ero timido, per questo giocavo a calcio, per mascherare il mio carattere".

L'allenatore: "Ha ragione Capello, il calcio è più semplice di quel che vogliono far credere. Mi fa ridere quanto sento tecnici che si lamentano perché gli si è infortunato il ventiduesimo giocatore. Io di nuovo in panchina? No, per carità".

Zoff contro il Cagliari: "Ero titolare nell'Italia campione d'Europa 1968, ed in gran parte delle qualificazioni al Mondiale in Messico. Ma nel '70 il Cagliari vinse lo scudetto, portò un blocco in nazionale e Valcareggi scelse Albertosi. Un grande portiere, ma io ero inferocito, e negli allenamenti incocciavo sempre nelle uscite con uno del Cagliari...".

I quarantenni vincenti: "Io ho aperto una strada, è vero. A una certa età si scopre la bellezza di quel che si fa, a vent'anni invece si è insofferenti, magari ai ritiri".

Pazzi e normali: "Da allenatore ho avuto a che fare con un pazzo vero come Gascoigne, e non c'era niente da fare. Ma con gli altri giocatori devi mantenere un certo ruolo. La differenza tra il fuoriclasse e il campione? Il fuoriclasse non ha obblighi, non ha fatto niente per avere certe doti, Dio l'ha toccato su una spalla. È come un'artista. Il campione invece deve dare l'esempio".

Il suo erede: "Se mi rivedo in qualcuno? In Buffon".

I gol da lontano: "Dissero che non ci vedevo bene per qualche gol preso su tiri da lontano. Primo, magari non ero nelle migliori condizioni psicofisiche ai Mondiali del '78, ma anche se non avessi preso quei gol col Brasile e l'Olanda, oltre il secondo posto dietro quell'Argentina non saremmo arrivati. Erano fortissimi, altro che politica. Secondo, come mai a quei tempi Zoff era cieco perché non evitava certi gol, mentre oggi quegli stessi tiri li chiamano Eurogol?".
 
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