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Inter, Mancini-Moratti un incontro tra vecchi amici

di ANDREA SORRENTINO
2 minuti di lettura
MILANO - La "bomba" era in preparazione da parecchi giorni: il dg Fassone e il ds Ausilio avevano contattato Roberto Mancini che sulle prime si era mostrato perplesso, non capiva se l'Inter poteva fare davvero al caso suo. Poi le perplessità si sono diradate col passare dei giorni e al Mancio è tornata una gran voglia di Inter. E aveva già quasi preso la decisione definitiva, quando si è incontrato anche col suo vecchio presidente Moratti.

Un incontro tra vecchi amici, a Milano. Al riparo da sguardi e testimoni indiscreti. Erano stati amici, per come si può esserlo tra un presidente e un allenatore, perché legati dai successi che avevano conquistato insieme nell'era di post-Calciopoli: lo "scudetto di cartone", certo, che infernali discussioni ha portato e sempre porterà, ma anche un paio di scudetti non banali, uno a tempo di record nel 2006-2007 (la stagione in cui l'Inter vinse 17 partite consecutive in campionato…
MILANO - La "bomba" era in preparazione da parecchi giorni: il dg Fassone e il ds Ausilio avevano contattato Roberto Mancini che sulle prime si era mostrato perplesso, non capiva se l'Inter poteva fare davvero al caso suo. Poi le perplessità si sono diradate col passare dei giorni e al Mancio è tornata una gran voglia di Inter. E aveva già quasi preso la decisione definitiva, quando si è incontrato anche col suo vecchio presidente Moratti.

Un incontro tra vecchi amici, a Milano. Al riparo da sguardi e testimoni indiscreti. Erano stati amici, per come si può esserlo tra un presidente e un allenatore, perché legati dai successi che avevano conquistato insieme nell'era di post-Calciopoli: lo "scudetto di cartone", certo, che infernali discussioni ha portato e sempre porterà, ma anche un paio di scudetti non banali, uno a tempo di record nel 2006-2007 (la stagione in cui l'Inter vinse 17 partite consecutive in campionato) e uno in volata contro la Roma, all'ultimissima giornata, grazie ai due gol di Ibra nel nubifragio di Parma. Poi si erano lasciati male, con un orribile strascico di polemiche e accuse quando si trattò di rescindere il contratto, infine si erano riappacificati e da tempo i rapporti erano tornati buoni, anzi ottimi. Così quando Massimo Moratti e Roberto Mancini si sono visti ieri sera, è venuto tutto piuttosto naturale. "Solo tu puoi salvare l'Inter", ha detto in sostanza l'ex presidente, dimissionario da presidente onorario ma in realtà di nuovo assai coinvolto nelle vicende tecniche, dopo un incontro con Thohir lunedì scorso. Mancini ha preso atto della situazione, si è preso un po' di tempo per riflettere, per capire se questa nuova avventura alla guida dell'Inter (dopo quella del periodo 2004-2008) avrebbe avuto un senso oppure no. Infine il richiamo della panchina è stato troppo forte, e nella notte ha formalizzato l'accordo per il suo clamoroso ritorno.

Mancini torna all'Inter perché Mazzarri non poteva più rimanere. Troppo orribili i rapporti con l'ambiente tutto, con una tifoseria che era arrivata a farsi beffe di lui in ogni modo: non più soltanto coi fischi ma ormai anche con il laser sparato in faccia durante le partite a San Siro. Troppo incerto il cammino della squadra, soprattutto nell'ultimo mese, senza che si notassero segnali di concreto miglioramento. Troppo poco in controllo della situazione Mazzarri, devastato dall'angoscia di non farcela, finito in un infernale loop di giustificazioni/spiegazioni che l'hanno spinto sempre più nell'angolo, ormai preda degli sberleffi di chiunque. Non poteva rimanere, Walter Mazzarri, e forse un po' l'aveva capito anche lui. Ora rescinderà il contratto ma pretenderà fino all'ultimo euro, probabilmente, dell'ingaggio che in estate gli era stato prolungato al giugno 2016 (e a rivederla adesso, quel prolungamento fu una decisione sbagliata di Thohir). Nella piccola storia del nostro campionato, si tratta comunque di un evento storico: mai nella sua carriera Walter Mazzarri era stato esonerato, questa è la sua prima volta.

Mancini invece dovrebbe aver sottoscritto un ingaggio biennale, ma forse c'è l'opzione per rescindere alla fine della stagione 2014-2015. Ne sapremo di più quando tutto sarà ufficiale. Mancini è stato ritenuto l'unico in grado di rilevare Mazzarri per alcuni motivi: il suo ritorno porterà una sicura ventata di entusiasmo nella tifoseria, che ormai disertava anche lo stadio; ha esperienza e carisma per entrare subito in sintonia con lo spogliatoio, anche se dei suoi vecchi giocatori non è rimasto nessuno; parla inglese in modo fluente, e questo gli permetterà di dialogare a dovere con Thohir (Mazzarri aveva sostanzialmente bisogno di un interprete); le altre scelte, cioè Spalletti, Leonardo o Stefano Vecchi non convincevano perché Spalletti non conosce l'ambiente interista, Leonardo è incerto sul da farsi ed è meno allenatore di Mancini, Vecchi troppo inesperto. Rimaneva il caro vecchio Mancio, ed eccolo qui, pronto a tornare. La vita è strana. Anche se i grandi ritorni, bisogna ricordarlo, quasi mai si sono risolti in un trionfo. Ma continuare con Mazzarri non si poteva davvero più.