Sport

Mamma Ciro Esposito: "Insulti e minacce: partita macchina del fango contro di noi"

Dopo gli striscioni dello stadio Olimpico, parlano i genitori del ragazzo ucciso: "Chi ha ucciso nostro figlio non dovrebbe nemmeno esistere. Poi se c'e' chi scrive quelle cose, non so se sono d'accordo con De Santis. Siamo stati 50 giorni a Roma e il sindaco non e' mai venuto a chiederci se ci serviva un bicchiere d'acqua o una coperta"

2 minuti di lettura
ROMA -  "Chi ha ucciso mio figlio non dovrebbe nemmeno esistere. Poi se c'e' chi scrive queste cose, non so se sono d'accordo con De Santis, ma per l'Italia e' un problema serio: chi uccide a sangue freddo con dei bossoli che si aprono una volta dentro il corpo, e' peggio dei killer professionisti. Se questi tifosi sono con gente cosi' e' un vero problema". Lo ha detto a "In Mezz'ora" su Rai3 Giovanni Esposito, papa' di Ciro, il tifoso del Napoli morto dopo 52 giorni di agonia in seguito agli incidenti avvenuti il 3 maggio a Roma in occasione della finale di Coppa Italia con la Fiorentina. Sabato scorso, in occasione di Roma-Napoli, alcuni tifosi giallorossi hanno esposto striscioni contro la famiglia Esposito, cosi' il Giudice sportivo ha deciso di chiudere un turno la Curva Sud. "Non si e' calmato ancora niente - ha aggiunto -. Sono tutti con questo Gastone...Speravano forse che uscisse pulito anche da questa situazione". Secondo Esposito "dovevano chiudere lo stadio Olimpico come fecero con il San Paolo, purtroppo non studio legge quindi non posso giudicare se fanno bene o male". "Non ce l'ho con la Roma o con la squadra - ha aggiunto - siamo stati 50 giorni a Roma e il sindaco, che e' del mio partito, non e' mai venuto a chiederci se ci serviva un bicchiere d'acqua o una coperta. Si e' scusato dopo un anno". E ancora: "Il Daspo devono averlo tutti, anche i giocatori, se sbagliano, non solo i tifosi. Il sogno - ha concluso - e' uno stadio senza barriere, dove possono andare le famiglie, con pace e serenita', senza coltelli e armi".

LA MAMMA DI CIRO: "MACCHINA DEL FANGO" -  "Sono persone che hanno il cuore arido, e un cuore arido difficilmente riesce a mettersi nei panni altrui: dire che una mamma lucra sulla morte di un figlio..." Parole mare di Antonella Leardi, madre di Ciro Esposito  a proposito degli striscioni apparsi sabato nel corso di Roma-Napoli. "Andiamo in lungo e in largo per l'Italia, non abbiamo mai recepito stipendio o retribuzione, neanche le spese della macchina, a noi nessuno ci paga - ha aggiunto -. E il libro è più un'intervista di cui siamo stati tutti partecipi, io in primis: parlando di Ciro parlo di tutti i figli, Ciro Esposito è stato ucciso non in una rissa ma cercando di mettere in salvo un autobus, aveva lo zainetto sulle spalle, non era in assetto di guerra. Seguiva calcio dai 16-17 anni, tante trasferte, mai tornato a casa con un livido o un graffio o un Daspo. Proventi? Quei pochi racimolati li abbiamo devoluti tutti a 'Ciro vive'. Ci autofinanziamo, andiamo gratuitamente nelle scuole, nelle scuole-calcio, abbiamo fatto seminari, eventi". La signora Esposito ha quindi assicurato che "la mia paura non è materiale, di essere uccise, ma di subire violenze verbali. Io sono attaccata anche su Facebook: mi mandano insulti anche sulla email dell'associazione, è una cosa molto grave, è violenza psicologica. Stare qui davanti a una telecamera per me è un trauma, non ci sono abituata, ma l'ho fatto perchè si era messa su la macchina del fango, volevano infangare mio figlio. Questa macchina del fango continua ad andare avanti, ora vogliono farlo con me e la mia famiglia". E ancora: "Non ho mai creato opportunità di poter dare adito alle tifoserie opposte di scatenarsi così contro di me, si è detto che ho istigato la tifoseria dicendo che la Roma non mi aveva invitato, ma non è così. Anche il Napoli non mi ha invitato per Napoli-Roma, nè io ci tengo, se voglio vedermi la partita mi compro il biglietto. Io non ho insinuato niente, non sono simpatica a tutti i tifosi, anche napoletani".





 
I commenti dei lettori