ROMA - Un attacco durissimo al tifo violento. Il convegno sulla violenza nel mondo del calcio all'aula magna della Sapienza diventa il teatro, per il capo della polizia Alessandro Pansa, di una presa di posizione fortissima. Sulla scia delle frasi del presidente romanista James Pallotta le parole del numero uno della polizia: "Gli ultrà sono molto simili ad altre associazioni criminali. Ci sono tifoserie violente che perseguono interessi diversi, personali, economici e fortemente identitari".
Sullo sfondo scorrono le immagini di Ivan il Terribile e Genni 'a carogna, icone della violenza da stadio in Italia negli ultimi anni. Pansa continua: "Nel calcio c'è un'anomalia che è la presenza massiccia della polizia. Abbiamo tanti dipartimenti che si occupano solo di questo, dalla violenza al razzismo alle scommesse clandestine. E ogni volta che c'è una partita ci si prepara come se stessimo preparando la battaglia campale".
L'attacco di Pallotta, che ha detto di volersi "sbarazzare di quei tifosi che tirano m... sui calciatori", trova anche l'appoggio del capo della polizia: "Ha fatto bene a usare quelle parole, quella di Pallotta è la posizione corretta di un presidente. La legalità non teme nulla, neanche le ritorsioni. E anche i calciatori devono dire da che parte stare, se con la legalità o l'illegalità".
Anche Claudio Lotito si schiera con Pallotta: "Ha ragione come ho ragione io da dieci anni, io sono stato il primo a farlo" ha detto il presidente della Lazio. "Non parliamo però dei tifosi, occorre distinguere infatti i delinquenti dai tifosi. C'è una sparuta minoranza di gente additata tra i tifosi che invece fa parte della delinquenza abituale che usano calcio come cassa risonanza". "Serve coraggio e una separazione netta - ha quindi concluso Lotito - tra le persone perbene e i delinquenti, le prime nella migliore delle ipotesi disertano gli stadi. Serve un fronte comune tra persone perbene, forze dell'ordine e istituzioni sportive per andare a sminare questi delinquenti che sono sempre presenti in qualsiasi evento violento della nostra società. Questa gente va trattata con il codice penale".
Sull'argomento si esprimono anche gli allenatori di Lazio e Roma. Il primo a parlare è il tecnico biancoceleste Stefano Pioli: "Per tutti noi lo sport è passione, entusiasmo ed emozioni per andare ad assistere a uno spettacolo. Quando invece si verificano atteggiamenti non consoni a questo ambiente dobbiamo decidere dove vogliamo arrivare: c'è un limite che non si può superare ed è il limite della legalità. Chi lo supera non merita di stare con noi allo stadio". A seguire il collega giallorosso: "Quando sono arrivato in Italia sono rimasto sorpreso della pratica di dover registrare i biglietti con nome, cognome, data e luogo di nascita. Una cosa che in Francia non accade. Allora mi chiedo a che serve questa cosa se poi non siamo in grado attraverso la tv di sorveglianza di beccare chi fa casino allo stadio, di buttarlo fuori e vietargli di tornarci per tutta la sua vita. Questa è la mia domanda".
Poi a prendere parola è stata Maria Grasso, vedova dell'ispettore Filippo Raciti: "Io sarei più dura. Chiuderei le porte dello stadio. Chi vuole vedere la partita la vede a casa" sdegnata per gli striscioni apparsi in curva Sud contro la madre di Ciro Esposito. "Ma siamo un paese democratico, le persone che subiscono e le persone buone sono espressione di civiltà e lasciano agli altri la libertà di scegliere come comportarsi", ha aggiunto a margine dell'incontro 'Vivere lo stadio: una passione a rischio?'. Sugli striscioni contro la Leardi: "Mi ha fatto male, conosco il dolore, preferirei il rispetto nei confronti dei familiari. Mi è dispiaciuto molto" ha detto. A distanza di otto anni dall'uccisione del marito, la vedova ha analizzato la situazione negli stadi. "E' rimasto tutto come prima? Qualcosa è cambiato, soprattutto nelle misure di prevenzione c'è più severità - ha concluso -. Mentre prima non si accorgevano della gravità della situazione adesso sono state prese delle misure più severe. A livello culturale è cambiato poco e la cosa è preoccupante. Mi terrorizza il pensiero che possano essere ripetuti fatti che ho conosciuto e visto e che ci possano essere altre perdite".
E sulle frasi di Tortosa, agente sospeso stamattina da Pansa per il post su Facebook sulla Diaz: "Mi dispiace quando passano messaggi non belli perché la Polizia non è questo, la Polizia è sempre al servizio della gente".
Sullo sfondo scorrono le immagini di Ivan il Terribile e Genni 'a carogna, icone della violenza da stadio in Italia negli ultimi anni. Pansa continua: "Nel calcio c'è un'anomalia che è la presenza massiccia della polizia. Abbiamo tanti dipartimenti che si occupano solo di questo, dalla violenza al razzismo alle scommesse clandestine. E ogni volta che c'è una partita ci si prepara come se stessimo preparando la battaglia campale".
L'attacco di Pallotta, che ha detto di volersi "sbarazzare di quei tifosi che tirano m... sui calciatori", trova anche l'appoggio del capo della polizia: "Ha fatto bene a usare quelle parole, quella di Pallotta è la posizione corretta di un presidente. La legalità non teme nulla, neanche le ritorsioni. E anche i calciatori devono dire da che parte stare, se con la legalità o l'illegalità".
Anche Claudio Lotito si schiera con Pallotta: "Ha ragione come ho ragione io da dieci anni, io sono stato il primo a farlo" ha detto il presidente della Lazio. "Non parliamo però dei tifosi, occorre distinguere infatti i delinquenti dai tifosi. C'è una sparuta minoranza di gente additata tra i tifosi che invece fa parte della delinquenza abituale che usano calcio come cassa risonanza". "Serve coraggio e una separazione netta - ha quindi concluso Lotito - tra le persone perbene e i delinquenti, le prime nella migliore delle ipotesi disertano gli stadi. Serve un fronte comune tra persone perbene, forze dell'ordine e istituzioni sportive per andare a sminare questi delinquenti che sono sempre presenti in qualsiasi evento violento della nostra società. Questa gente va trattata con il codice penale".
Sull'argomento si esprimono anche gli allenatori di Lazio e Roma. Il primo a parlare è il tecnico biancoceleste Stefano Pioli: "Per tutti noi lo sport è passione, entusiasmo ed emozioni per andare ad assistere a uno spettacolo. Quando invece si verificano atteggiamenti non consoni a questo ambiente dobbiamo decidere dove vogliamo arrivare: c'è un limite che non si può superare ed è il limite della legalità. Chi lo supera non merita di stare con noi allo stadio". A seguire il collega giallorosso: "Quando sono arrivato in Italia sono rimasto sorpreso della pratica di dover registrare i biglietti con nome, cognome, data e luogo di nascita. Una cosa che in Francia non accade. Allora mi chiedo a che serve questa cosa se poi non siamo in grado attraverso la tv di sorveglianza di beccare chi fa casino allo stadio, di buttarlo fuori e vietargli di tornarci per tutta la sua vita. Questa è la mia domanda".
Poi a prendere parola è stata Maria Grasso, vedova dell'ispettore Filippo Raciti: "Io sarei più dura. Chiuderei le porte dello stadio. Chi vuole vedere la partita la vede a casa" sdegnata per gli striscioni apparsi in curva Sud contro la madre di Ciro Esposito. "Ma siamo un paese democratico, le persone che subiscono e le persone buone sono espressione di civiltà e lasciano agli altri la libertà di scegliere come comportarsi", ha aggiunto a margine dell'incontro 'Vivere lo stadio: una passione a rischio?'. Sugli striscioni contro la Leardi: "Mi ha fatto male, conosco il dolore, preferirei il rispetto nei confronti dei familiari. Mi è dispiaciuto molto" ha detto. A distanza di otto anni dall'uccisione del marito, la vedova ha analizzato la situazione negli stadi. "E' rimasto tutto come prima? Qualcosa è cambiato, soprattutto nelle misure di prevenzione c'è più severità - ha concluso -. Mentre prima non si accorgevano della gravità della situazione adesso sono state prese delle misure più severe. A livello culturale è cambiato poco e la cosa è preoccupante. Mi terrorizza il pensiero che possano essere ripetuti fatti che ho conosciuto e visto e che ci possano essere altre perdite".
E sulle frasi di Tortosa, agente sospeso stamattina da Pansa per il post su Facebook sulla Diaz: "Mi dispiace quando passano messaggi non belli perché la Polizia non è questo, la Polizia è sempre al servizio della gente".