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Allegri, l'anti-Conte: la vittoria della tranquillità

Massimiliano Allegri è l'esatto opposto di Antonio Conte, è la sua antitesi, è la nemesi (dei molti che ormai lo sopportavano a stento), è il sussurro contrapposto al grido, la calma al tumulto, la pacatezza al trasporto. A chi gli chiedeva ma chi te l'ha fatto fare rispondeva: "Pensate sia così difficile? Ho la squadra migliore in circolazione"

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TORINO - È inutile girarci attorno: Massimiliano Allegri è l'esatto opposto di Antonio Conte, è la sua antitesi, è la nemesi (dei molti che ormai lo sopportavano a stento), è il sussurro contrapposto al grido, la calma al tumulto, la pacatezza al trasporto. È logico che i due si detestino (perché si detestano, o perlomeno non si sono per nulla simpatici), è logico che un sacco di gente a luglio, il giorno dopo la finale dai Mondiali, cascò dalle nuvole per lo stupore non tanto quando il capopopolo Antonio si dimise, quanto perché Agnelli e Marotta scelsero fulmineamente, nel giro di nemmeno 24 ore, il suo successore, portando a Torino un allenatore che sembrava del tutto inadatto a quell'ambiente, a quello stato di necessità. In realtà, Allegri per Marotta era sempre stato la prima scelta (Agnelli preferiva invece Mihajlovic): lo individuò come tale già quando Conte solamente tentennava, e non esitò a scritturarlo quando il cittì all'improvviso levò le tende.

L'esile e flebile Max (l'opposto anche fisicamente del carnale e tempestoso Conte) arrivò tra calci e sputi, in una spianata di perplessità. A chi gli chiedeva ma chi te l'ha fatto fare rispondeva: "Pensate sia così difficile? Ho la squadra migliore in circolazione". Non credeva a quello che il suo predecessore andava dicendo in giro, e che cioè la Juventus fosse una squadra esaurita, spremuta, da rifondare prima che si sbriciolasse, da rinforzare a colpi di fuoriclasse per competere al livelli massimi. Allegri non accampò invece pretese, non ottenne nessun rinforzo ulteriore (Pereyra, Morata, Evra erano già stati assoldati) e alla fine l'unica richiesta esaudita di mercato è stato l'affitto di Matri, la quarta punta, a gennaio. Il tecnico livornese si è calato nella parte con una serafica calma che ha sorpreso tutti, a cominciare degli allenatori. Non ho rivoluzionato nulla, ma ha ritoccato di giorno in giorno, poco per volta, intervenendo più sulla mentalità che sulla tattica. A livello strategico non ha fatto poi molto: ha invertito le posizioni di Marchisio e Vidal a centrocampo, ha arretrato di qualche metro Pirlo, ha sguinzagliato Tevez lasciandolo libero di inventare e ha progressivamente reintrodotto la difesa a quattro e il fantasista, un sistema di gioco considerato più europeo. Inoltre, ha raffinato in certe partite (soprattutto in Champions, ma anche in Coppa Italia con la Fiorentina) un certo concetto di contropiede, basato sulla paziente attesa: ha funzionato benissimo.

In realtà, il cambiamento richiesto e imposto è stato soprattutto mentale: se Conte pretendeva adesione quasi fideistica agli schemi (e Tevez, per esempio, ne soffriva), Allegri ha chiesto ai giocatori di prendersi delle responsabilità, di fare delle scelte nel trattamento della palla, di non meccanizzare il gioco ma di adattarlo alle situazioni, e all'inventiva. Ha chiesto di abbassare i ritmi e di migliorare la qualità del palleggio, di cercare soluzioni di gioco anche spregiudicate, senza paura di sbagliarle, ma di gestire i momenti di fiacca, mantenendo invece una rigorosa organizzazione in fase difensiva, questa sì mutuata in gran parte dallo straordinario lavoro triennale di Conte. Allegri ha liberato le teste dei giocatori dal rumore dei nemici (reali o più spesso immaginari) con il quale Conte sovente li martellava, l'ha presa sempre bassa, non ha mai chiesto che lo Stadium diventasse una bolgia (e non è mai andato sotto la curva, fino al giorno della festa scudetto), ha chiesto senza urlare e ottenuto senza pretendere. Quando si è arrabbiato lo ha fatto nei momenti più impensabili (magari nei minuti finali di partite già largamente vinte) e se ha preso di mira qualcuno è stato Pogba, che quest'anno a volte ha alzato un po' troppo la cresta, sentendosi più bravo di quanto ancora non sia. Allegri non ha fatto mezza polemica, non ha mai attaccato un arbitro, non è mai uscito dalla righe eppure ha conquistato lo stesso il pubblico juventino, generalmente più attratto dai focosi capipopolo (Trapattoni, Lippi, Conte) che da pacati ma eccellenti professionisti (Ancelotti, Ranieri). Allegri da piccolo era tifoso della Juve ma non l'hai confessato: non voleva passare per ruffiano. Ha detto: conquisterò la gente con i risultati. Che non sono stati male, in effetti: uno scudetto praticamente vinto già a gennaio, la semifinale di Champions, la finale di Coppa Italia. Ma non era finito un ciclo? E certi ristoranti di lusso non erano fuori portata?
 
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