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Bonucci, Marchisio e Tevez: il tris che firma il poker

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TORINO - I tre bianconeri che hanno lasciato il segno più profondo sul trentunesimo scudetto della Juve, il quarto consecutivo? Non abbiamo dubbi, ne scegliamo uno per reparto: Bonucci, Marchisio e Tevez.

L'argentino è il motore che ha spinto la "Sciuve", come dice lui, verso il nuovo orizzonte di gloria, trascinando la squadra con il suo temperamento da subcomandante. Questo è probabilmente il miglior Apache di sempre. Lo certificano le opere, in attesa dei numeri finali. El jugador del pueblo, 31 anni, è a un gol dalla quota record (29) raggiunta nel 2009-10 al Manchester City. Sul suo pallottoliere bianconero, 28 gol in 42 partite (e sono 47 in 90 presenze complessive in bianconero), di cui ben 20 in campionato. Gol quasi mai ornamentali, di tappezzeria: 9 volte è stato stato decisivo, con i suoi tiri da tre punti, 15 volte ha segnato per primo, frantumando l'equilibrio dei match. Tevez ha praticamente eliminato da solo il Borussia Dortmund nei quarti di finale, segnando tre dei suoi sei gol in Champions (tanti quanti ne aveva realizzati in tutta la carriera sul palcoscenico più importante d'Europa). Tra le cartoline della sua stagione, l'ennesima rete pesante in casa del Milan, lo slalom maradoniano tra i paletti del Parma nella settimana in cui l'Argentina di Tata Martino lo ha convocato dopo tre anni e mezzo di incompatibilità e il bombazo a 163 km/h che ha steso il Genoa. Ma più della cascata di gol, il capocannoniere del campionato (in condominio con Icardi) ha dato l'esempio a tutti, dimostrando garra e cuore sudamericano anche nel recuperare palloni oppure nell'abbassarsi per fare l'aiuto regista o il rifinitore. La speranza è che la Juve e la Serie A siano casa sua per un'altra stagione, come da contratto: per imboccare il sunset boulevard che (ri)porta al suo Boca Juniors c'è ancora tempo.

Detto del leader maximo bianconero, la Juve di Allegri ha avuto due grandi protagonisti anche in Bonucci e Marchisio, probabilmente alla migliore stagione della loro carriera. Sono loro gli stakanovisti bianconeri: Leo e Claudio (44 presenze) precedono infatti Pereyra (42), Lichtsteiner (41), Tevez (41), Buffon (40), Chiellini (40) e Morata (40).
Nel 2010-11 era l'anello debole della squadra, oggi Bonucci è diventato l'architrave del reparto difensivo. Ha oltrepassato le colonne d'Ercole della difesa a tre, dimostrando di saper giocare eccome anche nella linea a quattro. Critici e scettici dovranno sciacquarsi la bocca. A 28 anni Bonucci sembra una via di mezzo tra Thiago Silva e Beckenbauer: e dire che, per prenderlo un po' in giro, quando era ragazzo lo chiamavano il Kaiser viterbese. Il numero 19 bianconero ha tutto: continuità di rendimento, grande autorevolezza, piedi educati, visione di gioco e fiuto del gol, se è vero che quest'anno ne ha segnati come non mai, quattro, il doppio di Marchisio. Reti tra l'atro quasi mai banali: due gol alle romane (mezza girata da tre punti nel 3-2 ai giallorossi e discesa alla Weah nel 2-0 alla Lazio), uno decisivo nel 3-1 contro il Milan e uno nella remuntada in casa della Fiorentina in Coppa Italia. Bonucci è il giocatore più impiegato della Serie A: una garanzia. Tanto da catalizzare le attenzioni nientepopodimenoché del Bayern Monaco.

L'altro aiuto regista è Claudio Marchisio, sempre più affidabile nel ruolo di vice-Pirlo. Allegri, che lo voleva già al Milan, non ha saputo fare a meno di lui, uno dei pochissimi bianconeri esenti da turnover, come dimostra il suo altissimo minutaggio. Contro la Fiorentina ha timbrato il 300esimo cartellino bianconero, diventando un pezzo da Museum: la sua maglia, infatti, finirà presto in una teca vicino a quelle dei grandissimi, da Del Piero in giù. Il rinnovo fino al 2019 è dietro l'angolo. Peccato che una squalifica lo cancellerà dalla finale di Coppa Italia del 7 giugno contro la Lazio. Protagonista di una stagione esemplare, il Principino è diventato il Re di centrocampo, laureandosi come uno dei migliori interpreti d'Europa. A 29 anni, è nel pieno della sua maturità tecnica e tattica, al top della carriera. Qualità, quantità e affidabilità: canta e porta la croce come pochi. Legge le partite come un libro aperto. Il numero 8 bianconero ha dato buca soltanto a livello realizzativo: due soli gol, uno con l'Udinese e un altro a Cesena, mai così pochi in bianconero tranne nella stagione d'esordio in Serie B. Diciamo che ha lavorato molto per gli altri, dietro le quinte, a spasso lungo i quattro lati del nuovo rombo di centrocampo, spremendo ogni goccia di energia per la squadra del suo cuore. Tanti fatti e poche parole, se non quelle tatuate sulla pelle: dopo "impossibile is nothing", la scritta sul braccio dedicata alla Signora rinata dalle ceneri di Calciopoli, quest'anno Marchisio si è inciso una preghiera cambogiana "per proteggere la famiglia", moglie (Roberta) e figli (Davide e Leonardo). Sarebbe forse più giusto parlare di famiglie, visto che il torinese ha casa e lavoro a Vinovo. Ha trovato la felicità rimanendo fedele alle proprie origini: né più né meno ciò che andava cercando un altro Piccolo Principe, quello di Antoine de Saint-Exupéry.

 
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