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Rivera 2.0 e il suo canale su You Tube: "Così dico ciò che voglio"

L'ex fuoriclasse del Milan e della Nazionale stabilisce un contatto diretto con il pubblico: "Mi piace parlare senza filtri e condizionamenti". E non manca un ampio spazio per l'amarcord

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ROMA - Un grande giocatore inaugura un proprio canale You Tube. Lo senti e pensi ad un battage pubblicitario planetario organizzato da Leo Messi o Cristiano Ronaldo, la solita 'vendita' di una faccia-icona, un prodotto che poi, stritolati da mille impegni calcistici e non, difficilmente sono i protagonisti a far lievitare. Poi vedi chi è il grande giocatore e resti sorpreso, perché un Gianni Rivera 'social' non te lo aspetti. Uno come lui, capace di segnare un'era del calcio italiano (con Milan e Nazionale) negli anni sessanta e settanta, in campo con la sua classe cristallina, ma anche fuori con la forza delle proprie idee, sembra da corsivo di un grande quotidiano. Invece no, Rivera si mette in gioco scegliendo il contatto diretto con la gente, sorprende come quando si è calato nel ruolo danzante a "Ballando con le stelle". "E' una iniziativa a cui tengo molto -spiega l'ex Golden Boy-  c'è sempre un sacco di gente che mi chiede opinioni, che vuole sapere cosa penso di questo o di quello. Per me un canale su You Tube è il mezzo di espressione perfetto, senza filtri o condizionamenti di sorta. Posso dire ciò che voglio, questa è la cosa di cui mi importa di più"

Del resto Rivera i filtri alle sue opinioni non li ha mai voluti. La sudditanza psicologica degli arbitri verso la Juve l'ha inventata lei nei primi anni settanta...
"Allora avevamo quella sensazione. Non era maturata solo nella mia testa, ma era cresciuta nello spogliatoio. Lo avevo fatto presente anche ai dirigenti, ma visto che loro non si decidevano a sollevare il problema, mi sono sostituito a loro dicendo come la pensavo"
Ma di cosa parlerà?
"Beh, prima cosa il commento delle partite, la mia lettura. Anche se ho smesso da tanti anni di giocare seguo sempre il calcio, e poi nel mio ruolo nel settore tecnico federale è doveroso tenermi aggiornato"
Nel canale c'è molto spazio per un Rivera story
"Sì, utilizzo cose mie, ma in generale tutto il materiale presente è caduto in pubblico dominio. Come me la cavo con la tecnologia? C'è una società, la Marconi Productions s. r. l, che da anni cura la mia immagine e gestisce il sito gestisce il sito (la YAM112003, un multichannel network certificato da you tube), e mi sembra cosa opportuna"
Nella scelta dei filmati quale è il filo conduttore?
"E' mia moglie, che non segue il calcio ma ha molto intuito. Ecco, la scelta dei filmati è frutto del suo istinto e devo dire che ha fatto un ottimo lavoro"
Un lavoro ricercato, vediamo una magia, sombrero sinistro e gol, quando giocava con la maglia dell'Alessandria. Con i difensori di adesso sarebbe ripetibile?
"Perché no? Per fare cose di quel genere ci vogliono i piedi e la testa, Se si hanno entrambi il sombrero e il gol al volo si fanno anche oggi..."
Però lo ammetta, il calcio attuale è molto diverso
"E' diverso tutto, non solo il calcio. E' diverso il modo di vivere, di mangiare, di fare il giornalista ed anche di giocare. Adesso i difensori a volte fanno 20 passaggi prima di lanciare l'azione, noi verticalizzavamo immediatamente. Si può dire che forse adesso si gioca più rapidamente, ma prima era il pensiero a correre più veloce".
Ma anche ai suoi tempi non si perdeva tempo. Una volta Tardelli la stese dopo un secondo di gioco
"Ricordo, ricordo. Fu un fallo premedidato, di intimidazione. La Juve era in difficoltà e noi guidavamo la classifica. Devo dire che funzionò perché vinsero la partita, noi però ci rifacemmo e il Milan conquistò lo scudetto della stella".
Però oggi il fiume di denaro sembra eccessivo, è d'accordo?
"Il nodo cruciale sta tutto lì. Dove c'è denaro c'è più esasperazione, tutto viene fatto con meno serenità. Purtroppo troppi soldi fanno perdere la misura delle cose, il calcio sembra diventato un'attività commerciale"
Entriamo nell'amarcord, chi ricorda con più piacere dei suoi vecchi compagni di squadra?
"Non è una frase fatta, ma tutti, senza distinzioni. Andavamo agli allenamenti con Bigon, Rosato, Schnellinger, ma solo perchè abitavamo più vicino rispetto agli altri"
Con Schnellinger ha un debito di riconoscenza...
"Se non avesse segnato il gol al 92' a Citta del Messico, non ci sarebbero stati i supplementari e nemmeno il 4-3 di Rivera contro la Germania. Non smetterò mai di ringraziarlo"
Una delle domande più proposte nella storia, i 6' della finale del 1970 contro il Brasile. Ci dà una versione originale?
''Possiamo dire che ormai la partita era persa, non c'era assolutamente più niente da fare.Valcareggi mi ha voluto concedere il gettone di presenza, è la spiegazione più banale ma penso sia proprio quella logica"
Meno male che almeno le finali di coppa dei campioni le ha giocate e vinte. Ma a Londra nel 1963 che ci faceva sul palco reale con quell'impermeabile improbabile?
"Avevo scambiato la maglia con Eusebio, ma c'era la premiazione e gli altri avevano la nostra tenuta, che quel giorno era bianca. L'impermeabile me lo diede un amico, che però in cambio mi fregò la maglia di Eusebio"
Dalla Pantera alla Perla nera. Ma contro Pelè non c'era proprio niente da fare?
"Messi e Cristiano Ronaldo sono grandissimi giocatori, ma nè loro nè gli altri della storia possono arrivare al livello di Pelè. Sapeva fare tutto con entrambi i piedi, aveva fisico, era fortissimo anche di testa, e mica abbiamo finito. Mi raccontò Altafini che una volta lo vide giocare anche in porta, e ovviamente parava tutto"
La leggenda dei messicani finì con il Mondiale del 1974 in Germania
"La squadra in realtà era molto forte, solo che aveva dato il massimo con grandi risultati nei due anni precedenti ed arrivò un po' esaurita all'appuntamento. Per quanto mi riguarda ebbi nei mesi precedenti una bronchite fortissima e venni curato con sostanze cortisoniche. Il risultato è che mi è andò via la tosse ma ebbi altri problemi, il più fastidioso dei quali fu un certo appensantimento"
Da '74 torniamo al calcio attuale. Ma ce lo vedrebbe il suo grande maestro Nereo Rocco destreggiarsi tra tutte queste trasmissioni dispensando frasi in triestino?
"Sicuramente. Rocco era talmente intelligente ed aveva una personalità spiccata. Sarebbe sopravvissuto anche ai ritmi da show televisivo della trasmissioni ora in voga"
Ma c'è una squadra di oggi in cui vorrebbe giocare?
"Sarebbe facile rispondere in una squadra fortissima, ma non è così. Ho giocato in un Milan che vinceva tutto, ma anche in un Milan di mezza classifica. La cosa di cui mi sono sempre preoccupato è la più importante: giocare"
Va bene, ma uno con i piedi di Rivera i procuratori se lo sarebbero litigato
"Procuratore? Penso che anche oggi sarei stato io il procuratore di me stesso"
Ci faccia contenti, esiste il nuovo Rivera?
"Non è una questione di presunzione, ma non penso esista per il semplice fatto che ogni giocatore ha caratteristiche diverse dagli altri. Ogni campione è diverso da altri campione, ogni brocco è diverso dagli altri brocchi. E di brocchi in giro ce ne sono parecchi..."
Diretto, senza filtri, il Rivera 'social' promette benissimo.
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