Papere ed espulsioni: così falsavano le partite
di FRANCESCO VIVIANO e FABIO TONACCICentinaia i casi descritti dai magistrati nell'ordinanza dell'inchiesta Dirty Soccer: dal giocatore che si fa espellere intenzionalmente al portiere che commette errori marchiani. L'ombra della criminalità organizzata sul sistema
ROMA - Mille e cento pagine di ordinanza per capire come si trucca un campionato. Ma forse basterebbe vedere quanto è accaduto il nove novembre scorso, nel campionato di serie D. In campo c'erano il Neapolis e l'Akragas e un calciatore, Salvatore Astarita, doveva in qualche modo penalizzare la sua squadra visto che partita era stata pilotato. E così al 31esimo del primo tempo ha deciso di lasciare la sua squadra in dieci: come? Già ammonito, ha colpito volutamente la palla con la mano in modo tale da fare restare la sua squadra in dieci. Di episodi come questi nelle migliaia di pagine dell'inchiesta Dirty soccer ce ne sono centinaia. Episodi che certificano come, alcuni gruppi malavitosi, avessero messo le mani sui campionati minori. Non soltanto corrompendo i calciatori, ma banalmente comprando le informazioni dai club che già appattavano le partite per motivi sportivi. Non a caso, in alcuni casi, si sono scatenate delle vere e proprie aste da …
ROMA - Mille e cento pagine di ordinanza per capire come si trucca un campionato. Ma forse basterebbe vedere quanto è accaduto il nove novembre scorso, nel campionato di serie D. In campo c'erano il Neapolis e l'Akragas e un calciatore, Salvatore Astarita, doveva in qualche modo penalizzare la sua squadra visto che partita era stata pilotato. E così al 31esimo del primo tempo ha deciso di lasciare la sua squadra in dieci: come? Già ammonito, ha colpito volutamente la palla con la mano in modo tale da fare restare la sua squadra in dieci. Di episodi come questi nelle migliaia di pagine dell'inchiesta Dirty soccer ce ne sono centinaia. Episodi che certificano come, alcuni gruppi malavitosi, avessero messo le mani sui campionati minori. Non soltanto corrompendo i calciatori, ma banalmente comprando le informazioni dai club che già appattavano le partite per motivi sportivi. Non a caso, in alcuni casi, si sono scatenate delle vere e proprie aste da gruppi italiani, maltesi e slavi che avevano messo le mane sui campionati. Lega Pro, serie D ma anche una gara di serie B (Livorno-Brescia) e alcune puntate sulla Coppa Italia, compreso un Sassuolo-Pescara, partita però su poi non ci fu alcuna combine.
VIDEO: LE 28 PARTITE SOTTO INCHIESTA
I SIGNORI DELLE SCOMMESSE - A impressionare è che a muoversi era una vera organizzazione criminale internazionale, che va oltre i confini dell'Italia e delle serie minori del calcio italiano. Il denaro per corrompere e combinare le partite - hanno infatti scoperto gli investigatori - proviene anche da "signori delle scommesse", personaggi (alcuni non ancora identificati) che vivono in Kazakhstan, nell'Est Europa (Serbia e Slovenia) e in Russia. La maggior parte delle puntate avveniva invece sui canali esteri, con centri scommesse a Singapore oppure a Malta dove viveva una parte dell'organizzazione. Non sono pochi, incredibilmente, i punti di contatto con l'inchiesta di Cremona. E non è un caso che a condurre l'indagine sono gli uomini del Servizio centrale operativo della Polizia, oggi guidato da Renato Cortese, che avevano svelato già il grande inganno delle serie maggiori nell'indagine non ancora chiusa a Cremona. "Attraverso la mediazione di dirigenti sportivi disonesti e avventurieri in cerca di facili profitti - dicono oggi i magistrati - i finanziatori stranieri irrorano le casse delle organizzazioni criminali oggetto d'indagine fornendo denaro ai criminali "nostrani", che lo usano in primis per "corrompere" i calciatori in modo da avere, sia gli stranieri che i criminali di casa, partite combinate su cui scommettere e realizzare ingenti guadagni". L'organizzazione aveva un vero e proprio tariffario: circa 150mila euro per comprare l'informazione di una partita sicura, 40mila invece da dare ai calciatori per "convincerli" a essere collaborativi. Nell'inchiesta non mancano minacce (viene contestato anche il sequestro di persona) dirette o a familiare, qualora non si fosse rispettata l'indicazione del gruppo.
MINACCE ALL'ALLENATORE - Un esempio è l'esito negativo della combine Aversa Normanna-Barletta del 12 aprile che rischiava di mettere in pericolo la vita dell'allenatore della squadra pugliese, Ninni Corda, in stato di fermo da questa mattina insieme con altre 49 persone nell'ambito dell'indagine della Dda di Catanzaro sul calcioscommesse. Dalle intercettazioni telefoniche emerge, infatti, che due investitori maltesi ed un cinese (non identificato) avrebbero perso 52mila euro perché non si sarebbe verificato il risultato alterato che era stato concordato. "Se non lo paghiamo domani io vengo lì per quello allenatore" avrebbe detto il maltese ad uno dei dirigenti della Vigor Lamezia, Felice Bellini, riferendosi proprio a Corda, ritenuto il responsabile della combine saltata. Per recuperare il denaro i due interlocutori si sarebbero quindi accordati per truccare la partita successiva, Barletta-Vigor Lamezia del 19 aprile. Sarebbe dovuta finire in pareggio con goal. Terminò, infatti, con il risultato di 3-3. Per questa vicenda sono indagati a piede libero anche tre dirigenti del Barletta Calcio, il presidente Perpignano, il direttore sportivo Condò e il consulente tecnico Casapulla.
AGGRAVANTE MAFIOSA - A una decina di indagati viene contestata anche l'aggravante di aver aiutato una organizzazione mafiosa. Questo perché l'indagine è nata attorno alla società calcistica del Neapolis e alle figure di Pietro Iannazzo (già arrestato una settimana fa nell'ambito di un'inchiesta di ndrangheta), Moxedano Mario e Ciccarone Antonio, promotori e organizzazione dell'associazione criminale "operante a livello nazionale - si legge ora nei dovumenti - finalizzata all'alterazione delle partite del campionato di calcio di Lega Nazionale Dilettanti". Il tutto per far vincere il campionato al Neapolis (di cui Moxedano e Ciccarone sono presidente e direttore sportivo, mentre Iannazzo è consulente di mercato) e realizzare vincite in scommesse su eventi sportivi organizzati dalle federazioni riconosciute dal Coni. "Con il metodo della corruzione dei calciatori e dei dirigenti sportivi delle società coinvolte".
VIDEO: LE 28 PARTITE SOTTO INCHIESTA
I SIGNORI DELLE SCOMMESSE - A impressionare è che a muoversi era una vera organizzazione criminale internazionale, che va oltre i confini dell'Italia e delle serie minori del calcio italiano. Il denaro per corrompere e combinare le partite - hanno infatti scoperto gli investigatori - proviene anche da "signori delle scommesse", personaggi (alcuni non ancora identificati) che vivono in Kazakhstan, nell'Est Europa (Serbia e Slovenia) e in Russia. La maggior parte delle puntate avveniva invece sui canali esteri, con centri scommesse a Singapore oppure a Malta dove viveva una parte dell'organizzazione. Non sono pochi, incredibilmente, i punti di contatto con l'inchiesta di Cremona. E non è un caso che a condurre l'indagine sono gli uomini del Servizio centrale operativo della Polizia, oggi guidato da Renato Cortese, che avevano svelato già il grande inganno delle serie maggiori nell'indagine non ancora chiusa a Cremona. "Attraverso la mediazione di dirigenti sportivi disonesti e avventurieri in cerca di facili profitti - dicono oggi i magistrati - i finanziatori stranieri irrorano le casse delle organizzazioni criminali oggetto d'indagine fornendo denaro ai criminali "nostrani", che lo usano in primis per "corrompere" i calciatori in modo da avere, sia gli stranieri che i criminali di casa, partite combinate su cui scommettere e realizzare ingenti guadagni". L'organizzazione aveva un vero e proprio tariffario: circa 150mila euro per comprare l'informazione di una partita sicura, 40mila invece da dare ai calciatori per "convincerli" a essere collaborativi. Nell'inchiesta non mancano minacce (viene contestato anche il sequestro di persona) dirette o a familiare, qualora non si fosse rispettata l'indicazione del gruppo.
MINACCE ALL'ALLENATORE - Un esempio è l'esito negativo della combine Aversa Normanna-Barletta del 12 aprile che rischiava di mettere in pericolo la vita dell'allenatore della squadra pugliese, Ninni Corda, in stato di fermo da questa mattina insieme con altre 49 persone nell'ambito dell'indagine della Dda di Catanzaro sul calcioscommesse. Dalle intercettazioni telefoniche emerge, infatti, che due investitori maltesi ed un cinese (non identificato) avrebbero perso 52mila euro perché non si sarebbe verificato il risultato alterato che era stato concordato. "Se non lo paghiamo domani io vengo lì per quello allenatore" avrebbe detto il maltese ad uno dei dirigenti della Vigor Lamezia, Felice Bellini, riferendosi proprio a Corda, ritenuto il responsabile della combine saltata. Per recuperare il denaro i due interlocutori si sarebbero quindi accordati per truccare la partita successiva, Barletta-Vigor Lamezia del 19 aprile. Sarebbe dovuta finire in pareggio con goal. Terminò, infatti, con il risultato di 3-3. Per questa vicenda sono indagati a piede libero anche tre dirigenti del Barletta Calcio, il presidente Perpignano, il direttore sportivo Condò e il consulente tecnico Casapulla.
AGGRAVANTE MAFIOSA - A una decina di indagati viene contestata anche l'aggravante di aver aiutato una organizzazione mafiosa. Questo perché l'indagine è nata attorno alla società calcistica del Neapolis e alle figure di Pietro Iannazzo (già arrestato una settimana fa nell'ambito di un'inchiesta di ndrangheta), Moxedano Mario e Ciccarone Antonio, promotori e organizzazione dell'associazione criminale "operante a livello nazionale - si legge ora nei dovumenti - finalizzata all'alterazione delle partite del campionato di calcio di Lega Nazionale Dilettanti". Il tutto per far vincere il campionato al Neapolis (di cui Moxedano e Ciccarone sono presidente e direttore sportivo, mentre Iannazzo è consulente di mercato) e realizzare vincite in scommesse su eventi sportivi organizzati dalle federazioni riconosciute dal Coni. "Con il metodo della corruzione dei calciatori e dei dirigenti sportivi delle società coinvolte".