ROMA . "Un intervento rapido e severo per restituire credibilità al calcio", contro "gli imbrogli e gli inganni". L'indignazione di Sergio Mattarella si è levata dall'Olimpico, dove il presidente della Repubblica era in tribuna per consegnare la Coppa Italia. Prima volta allo stadio nel suo incarico istituzionale, nelle ore ancora delicate per il calcio italiano: l'indagine dell'Antitrust sull'intesa Sky-Mediaset per spartirsi i diritti tv, l'inchiesta di Catanzaro sul calcioscommesse in Lega Pro e Serie D, l'insulto sessista per il quale il presidente della Lega Dilettanti potrebbe dimettersi oggi. "Non c'è dubbio - ha detto Mattarella - che il divario fra questi fenomeni che vengono denunciati e che periodicamente affiorano e la passione con cui tanta gente segue il calcio fa indignare davvero: per questo serve rapidità e severità. Occorre far di tutto perché il calcio sia costantemente uno sport vissuto in maniera autentica. Penso ai tanti italiani che lo seguono e chiedono che sia vissuto come uno sport, si attendono che sia praticato con correttezza assoluta in campo e sugli spalti per rispetto loro oltre che naturalmente per rispetto della legge".
Dal Quirinale a Palazzo Chigi: Matteo Renzi si dice "disgustato, negli ultimi anni c'è sempre uno scandalo che ci lascia senza parole" e attacca: "Basta con personaggi di discutibile approccio che governano il calcio a tutti i livelli. Faccio un appello a Federcalcio, Lega, Coni: restituiamo il calcio alle famiglie, appartiene a loro, non ai professionisti della polemica o alle società di consulenza ". Un affondo chiaro su Infront, dunque: "Serve trasparenza sui diritti tv", e dopo le elezioni regionali propone "un tavolo con tutte le forze politiche per cambiare totalmente passo. Ma occorre dire con chiarezza che alcuni personaggi del mondo del calcio devono ricevere uno stop, all'estero ci prendono in giro, sembra che sia tutto un magna magna, non si può andare avanti così".
Ad accogliere Mattarella all'Olimpico c'erano Tavecchio, Beretta e Malagò, numeri 1 di Figc, Lega e Coni. Malagò non è rimasto certo insensibile alle parole del premier e del presidente e sta valutando tutte le strade possibili per un intervento. Quello più drastico sarebbe il commissariamento della Federcalcio, ma vanno rispettati i presupposti previsti espressamente dallo statuto del Coni (gravi irregolarità di gestione, gravi violazioni da parte degli organi direttivi, impossibilità di funzionamento o di avviare i campionati). Non è da escludere un pressing più serrato del governo: a febbraio, dopo il Lotito-gate, Delrio convocò Malagò e Tavecchio e ottenne la promessa di un intervento del n. 1 federale, che si risolse nella blanda revoca al presidente della Lazio della delega alle riforme. Ora Tavecchio promette: "Ripuliremo il calcio dai delinquenti e dai maneggioni, siamo parte lesa in questi scandali, la Figc si costituirà parte civile nel processo a Catanzaro". Il n. 1 della Lega di B, Andrea Abodi, replica invece a Renzi: "Il calcio non è tutto uguale, è un errore generalizzare". Ma il tempo delle bufere che passano senza lasciare tracce sembra destinato a finire presto.
Dal Quirinale a Palazzo Chigi: Matteo Renzi si dice "disgustato, negli ultimi anni c'è sempre uno scandalo che ci lascia senza parole" e attacca: "Basta con personaggi di discutibile approccio che governano il calcio a tutti i livelli. Faccio un appello a Federcalcio, Lega, Coni: restituiamo il calcio alle famiglie, appartiene a loro, non ai professionisti della polemica o alle società di consulenza ". Un affondo chiaro su Infront, dunque: "Serve trasparenza sui diritti tv", e dopo le elezioni regionali propone "un tavolo con tutte le forze politiche per cambiare totalmente passo. Ma occorre dire con chiarezza che alcuni personaggi del mondo del calcio devono ricevere uno stop, all'estero ci prendono in giro, sembra che sia tutto un magna magna, non si può andare avanti così".
Ad accogliere Mattarella all'Olimpico c'erano Tavecchio, Beretta e Malagò, numeri 1 di Figc, Lega e Coni. Malagò non è rimasto certo insensibile alle parole del premier e del presidente e sta valutando tutte le strade possibili per un intervento. Quello più drastico sarebbe il commissariamento della Federcalcio, ma vanno rispettati i presupposti previsti espressamente dallo statuto del Coni (gravi irregolarità di gestione, gravi violazioni da parte degli organi direttivi, impossibilità di funzionamento o di avviare i campionati). Non è da escludere un pressing più serrato del governo: a febbraio, dopo il Lotito-gate, Delrio convocò Malagò e Tavecchio e ottenne la promessa di un intervento del n. 1 federale, che si risolse nella blanda revoca al presidente della Lazio della delega alle riforme. Ora Tavecchio promette: "Ripuliremo il calcio dai delinquenti e dai maneggioni, siamo parte lesa in questi scandali, la Figc si costituirà parte civile nel processo a Catanzaro". Il n. 1 della Lega di B, Andrea Abodi, replica invece a Renzi: "Il calcio non è tutto uguale, è un errore generalizzare". Ma il tempo delle bufere che passano senza lasciare tracce sembra destinato a finire presto.