In una semideserta conferenza stampa tenuta nel palazzotto d'acciaio e cristallo di Zurigo dove ha sede la Fifa, Joseph Blatter ha annunciato le sue dimissioni (che diventeranno operative di qui a maggio 2016). E' l'ultimo capitolo di un impero che sembrava intramontabile.
La fine era ormai nota da giorni, da quando una manciata di uomini dell'Fbi fecero irruzione nell'albergo di Zurigo dove alloggiavano i papaveri della FIfa che di lì a poco avrebbero dovuto votare per la rielezione del presidente. Da quel momento, tutti hanno capito che la testa di Sepp sarebbe caduta e che era solo una questione di tempo. Perché quel blitz tanto clamoroso - organizzato dagli americani con il consenso dei solitamente restii svizzeri - significava che la misura era colma e che un intero sistema si stava rivoltando contro il suo padrone.
Circondato dalla magistratura di mezzo mondo - in questo momento ci sono indagini aperte contro la sua Fifa in Usa, Svizzera, Inghilterra e Brasile - dileggiato dall'opinione pubblica e invitato a farsi da parte da quasi tutte le confederazioni che compongono la Fifa, Blatter ha provato a resistere, facendo leva sulla non irrilevante solidarietà politica di Cina e Russia e sull'appoggio pratico dei suoi uomini all'interno della macchina burocratica. Ma le forze in campo erano sproporzionate. Così, ieri notte, quando dall'America è stato sferrato l'ultimo attacco - lo scoop del New York Times che, citando fonti vicine all'inchiesta, raccontava i retroscena della maxi tangente pagata alla Fifa e attraverso la Fifa dal Sudafrica per aggiudicarsi i mondiali del 2010 - si è capito che era giunto il momento. La goffa e somposta difesa della Fifa, cui è seguita la pronta e devastante risposta dall'America, hanno fatto il resto.
La fine era ormai nota da giorni, da quando una manciata di uomini dell'Fbi fecero irruzione nell'albergo di Zurigo dove alloggiavano i papaveri della FIfa che di lì a poco avrebbero dovuto votare per la rielezione del presidente. Da quel momento, tutti hanno capito che la testa di Sepp sarebbe caduta e che era solo una questione di tempo. Perché quel blitz tanto clamoroso - organizzato dagli americani con il consenso dei solitamente restii svizzeri - significava che la misura era colma e che un intero sistema si stava rivoltando contro il suo padrone.
Circondato dalla magistratura di mezzo mondo - in questo momento ci sono indagini aperte contro la sua Fifa in Usa, Svizzera, Inghilterra e Brasile - dileggiato dall'opinione pubblica e invitato a farsi da parte da quasi tutte le confederazioni che compongono la Fifa, Blatter ha provato a resistere, facendo leva sulla non irrilevante solidarietà politica di Cina e Russia e sull'appoggio pratico dei suoi uomini all'interno della macchina burocratica. Ma le forze in campo erano sproporzionate. Così, ieri notte, quando dall'America è stato sferrato l'ultimo attacco - lo scoop del New York Times che, citando fonti vicine all'inchiesta, raccontava i retroscena della maxi tangente pagata alla Fifa e attraverso la Fifa dal Sudafrica per aggiudicarsi i mondiali del 2010 - si è capito che era giunto il momento. La goffa e somposta difesa della Fifa, cui è seguita la pronta e devastante risposta dall'America, hanno fatto il resto.