Sport

Carisma e disciplina, il tecnico "made in italy" spopola all'estero

Da De Biasi a Ranieri passando per Ancelotti, con Zola che fa divertire in Qatar. Cesare Prandelli e Fabio Capello spiegano perché  gli allenatori italiani sono tra i più apprezzati nel mondo

2 minuti di lettura
ROMA - Gianni De Biasi prende l'Albania e vola agli Europei, per la prima volta nella storia delle Aquile. Claudio Ranieri e il Leicester City comandano la Premier League inglese, assieme al Manchester City di Manuel Pellegrini. Gianfranco Zola fa divertire l'Al-Arabi in Qatar e culla un ritorno in terra britannica. E Carlo Ancelotti inizia a pregustare una nuova esperienza in panchina, probabilmente al posto di Pep Guardiola al Bayern Monaco. Come l'alta moda e la gastronomia, gli allenatori di calcio italiani conservano intatto il loro appeal: da Giovanni Trapattoni ad Alberto Zaccheroni, da Marcello Lippi e  Fabio Capello, fino a Cesare Prandelli, la lista degli italiani di successo è lunga e comprende anche Walter Zenga, Fabio Cannavaro, Massimo Ficcadenti, Cristiano Bergodi, il ct della nazionale maltese Pietro Ghedin e l'ex Albinoleffe Amedeo Mangone, approdato da poco al Gama, in quarta serie brasiliana.

Preparazione completa, attenzione ai dettagli, carisma, sono le doti più apprezzate di chi studia e si forma professionalmente in Italia: è il pensiero di Cesare Prandelli, reduce da una sfortunata esperienza al Galatasaray, e Fabio Capello, che ha vinto due volte la Liga con il Real Madrid, e guidato l'Inghilterra e la Russia ai Mondiali. "L'Italia è un considerata calcisticamente una scuola di qualità - spiega Prandelli, vicecampione europeo con l'Italia nel 2012 - e questo nasce dal fatto che il nostro è stato uno dei primi movimenti a investire sugli allenatori, creando corsi formativi. La scuola di Coverciano è stata considerata per anni il principale punto di riferimento per molti allenatori del mondo. Oggi con la globalizzazione si può apprendere determinate conoscenze senza venire in Italia". Quali sono i punti di forza della scuola italiana?
"Preparazione e conoscenza del calcio, a livello tattico, gestionale e anche sul piano comunicazione - continua Prandelli - Un allenatore italiano è sinonimo di professionalità e di disciplina. Forse siamo stati i primi in Europa a scandire le settimane lavorative in maniera specifica e qui il merito è di Arrigo Sacchi, il cui lavoro ebbe a livello mondiale una risonanza straordinaria". Una semina che arriva dunque da lontano e che continua a dare frutti copiosi: "Negli ultimi anni noi stiamo usufruendo di tutto questo. Ma è chiaro che bisogna studiare, impegnarsi e prepararsi per essere all'altezza di questa fama", conclude l'ex ct.

Fabio Capello, 69 anni, friulano di Pieris, l'uomo che vinse due volte sulla panchina del Real Madrid, è uno dei tecnici più apprezzati in tutto il mondo. Un vero e proprio guru in materia, per quanto le più recenti esperienze come ct di Inghilterra e Russia non siano state foriere di trionfi come quelle con le Merengues, portate al successo nella Liga nel 1997 e nel 2007. "In Nazionale ci vuole anche fortuna a trovare un gruppo forte che venga dalla stessa squadra di club: è un lavoro totalmente diverso", spiega Capello. "Gli allenatori italiani sono considerati molto preparati e molto attenti ai particolari - è il pensiero del 69enne ex campione d'Europa con il Milan - dalla tattica, all'alimentazione, alla fisioterapia. Sotto quest'aspetto siamo considerati i migliori. Inoltre, abbiamo personalità, carisma". Ma non solo. "In genere siamo bravi a capire l'ambiente dove lavoriamo, sappiamo esaltare la nostra professionalità in contesti diversi. Credo che su questo noi italiani siamo avvantaggiati dalla differenza di mentalità spesso marcata fra nord, centro e sud del nostro Paese. Un'ottima palestra - conclude Capello - per potersi adattare, nei rapporti umani e professionali, anche all'estero".
Pubblicato su RSera il 2 dicembre 2015
 
I commenti dei lettori