PORTIERI
7,5
8
José Manuel Reina
Gigi Buffon
A 38 anni appena compiuti è sempre il numero 1 in Italia.
Si divide in due lavori, quello di portiere-icona e quello di leader.
Non è più il fenomeno di qualche anno fa, ma pur sempre il migliore.
Furbamente per fare il suo mestiere si affida molto
alla sua difesa che lo lascia spesso in guanti immacolati.
Da leader è stato lui a dare la sveglia alla Juve
dopo la partenza falsa: “Giovanotti, qui siamo alla Juve!”
E’ stato il pilastro di ripartenza del nuovo Napoli, per ricostruire
un sistema difensivo ridotto a colabrodo nell’anno precedente
(54 gol presi). Mole e barba imponenti, il classico portiere che dà
sicurezza, un ritorno perfettamente azzeccato. Ha avuto un
momento in cui era impossibile fargli gol, 553 minuti e 5 partite
di imbattibilità assoluta. Ora si è normalizzato e concesso pure
qualche errore.
DIFESA
9
7
Barzagli, Bonucci, Chiellini
Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam
Il primo Napoli (con Maggio titolare) era assai allegro,
quasi zemaniano, poi ha trovato risorse e forze inaspettate.
Albiol trasformato e poi chi si sarebbe aspettato un Koulibaly
per cui adesso dalla Premier offrono anche 20-30 milioni? Sarri però
ora deve porre rimedio a quel golletto che comunque nelle ultime
sei vittorie è arrivato regolarmente…
La forza della Juve è proprio questa, una formazione che
comincia dalla difesa e che è scolpita nel marmo da anni:
Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini. Lo zoccolo duro.
Si cambia solo per infortuni e contingenze varie: può toccare
a Caceres, mai a Rugani. Lichsteiner, Evra, e soprattutto
ora Alex Sandro, fanno da sentinelle e da guastatori. Tosti, tostissimi.
CENTROCAMPO
8,5
8
Khedira, Marchisio, Pogba
Jorginho, Hamsik, Allan
è la combinazione quasi perfetta: potenza e inventiva.
E soprattutto pezzi facilmente intercambiabili.
Marchisio ha ben compensato la partenza di Pirlo,
l’ingresso di Khedira dopo l’infortunio ha elevato il livello,
Pogba è stato molto frastornato dalla storia dei 100 milioni
ma ora è di nuovo al top. Poi mettici Sturaro, Pereyra
e così via. Tutto ok, tranne Hernanes…
All’inizio era un cuore un po’ fibrillante, che perdeva qualche colpo.
La grandezza di Sarri è stata trovare subito il rimedio, cambiare nomi,
modulo, impostazione. Jorginho è diventato il Pirlo della situazione,
Allan dà sostanza, potremmo paragonarlo a Dunga, mentre Hamsik
è sembrato liberarsi da tutti gli orpelli del gioco di Benitez.
Adesso vola via leggero: un bel jolly giocato sul tavolo dello scudetto.
ATTACCO
9
10
Mandzukic, Dybala e Morata
Higuain, Insigne e Callejon
Perdere Tevez e fare un balzo avanti. Mandzukic
non è solo una comparsa, se ne sente la mancanza
soprattutto in caso di infortunio, Zaza costretto
a tirare i freni in panchina. Morata sembrava
un giocatore perduto, da restituire alla Spagna.
Ma adesso è il compagno perfetto per Dybala,
e con Pogba sembra di rivedere in embrione la nascita
del trio Messi-Iniesta-Xavi. Esagerato, ma ci sta…
Spettacolo puro, paragoni irriverenti, “Higuain come Maradona!”.
L’attacco del Napoli è un tre di spade a briscola. Higuain sfonda al centro,
Insigne e Callejon la cavalleria che ti aggira e ti devasta. Presi singolarmente
sono tre grandi giocatori, ma uniti nel gioco irresistibili. Gol, assist e fantasia:
impressionante la crescita di Insigne. Sarri ha perfezionato il talento bizzoso.
Si spera lo capisca pure Conte…
IL LEADER
10
9,5
Dybala
Higuain
Tutti parlavano di un fenomeno - non a caso il Palermo se lo
è fatto pagare 40 milioni (ora ne vale anche lui 100?)
nessuno poteva pensare che potesse arrivare ai livelli
di oggi. Tanto che se esiste una Higuain-dipendenza,
probabilmente esiste, per principio fisico quasi,
anche una Dybala-dipendenza che controbilancia
le forze in campo. Gol e assist, e soprattutto una straordinaria
esplosione di giovane talento. Allegri ha fatto bene
a usarlo inizialmente col contagocce. O forse nemmeno lui si
rendeva conto di cosa aveva per le mani…
22 gol sui 50 del Napoli: impressionante. Con questi numeri è difficile
non parlare di Higuain-dipendenza, ma questa è pura teoria. Certo che
se la rinascita dell’argentino fosse tutta nel famoso discorsetto di Sarri -
“Se sei grande come dicono, dimostramelo, finora non è che tu abbia fatto
granché” - sarebbe tutto molto facile. Molto più probabilmente i rigori
sbagliati, le delusioni in nazionale, le incomprensioni con Benitez,
l’allenamento, la liberazione da altri compiti, il sentirsi al centro ne
hanno fatto un attaccante oggi assai vicino a Cristiano Ronaldo.
ALLENATORE
8,5
9
Allegri
Sarri
Una scommessa, fatta anche un po’ per caso e per costrizione
(prendo Mihajlovic? prendo Emery?), Maurizio Sarri è arrivato
al Napoli con l’etichetta di “provinciale” appiccicatagli addosso
dallo stesso De Laurentiis. Lavoro intenso, durissimo, schemi
di gioco da mandare a memoria, frustate psicologiche, l’ex bancario
fa volare perfino droni sulle “cape toste” di calciatori confusi e intristiti
dell’era Benitez. Ne esce fuori una squadra trasformata, coraggiosa,
che infiamma il San Paolo. Lui fa il mite e il finto tonto capitato lì per caso.
Ma è un toscano uscito dal Vesuvio (vedi anche quelle paroline a Mancini.…)
Arrivare alla Juve e sentirsi preso a pernacchie
e adesso pilotarla verso il futuro con una squadra giovane,
ricca di talenti, e con un gioco in grado di reggere
il confronto internazionale. Sembrava finita,
c’è stato un momento in cui poteva addirittura perdere
la panchina. Allegri non è ancora andato oltre
Conte, ma ha già messo la freccia e comincia il sorpasso.
Il top riconoscereche il sistema di gioco del predecessore
era migliore del suo e dunque buttare
nella pattumiera tutte le sue idee.
Non ritenersi i migliori ti fa già migliore.
Aplomb da grande tecnico: poi si strappa via la giacca
e smoccola in livornese…
TIFO
9,5
9
Tifo Juventus
Tifo Napoli
Fedeli fino all’impossibile e addirittura all’autolesionismo,
sotto Benitez i “rafaeliti” hanno dovuto fare salti mortali
pur di non nuocere al Napoli e non fargli mancare l’affetto.
Sarri (“Sarri chi? disse Maradona) ha riacceso gli entusiasmi
della curva e fatica a tenerla a freno, Higuain non è il centravanti,
ma è il primo curvarono che a ogni vittoria va là a cantare:
“Un giorno all’improvviso” sulle note de “L’estate sta finendo”
dei Righeira . Il San Paolo è emozione pura.
Il tifo juventino guarda lontano, lontanissimo. Probabilment
e più al futuro, che all’oggi. Più alla Champions League magari
che allo scudetto. Lo Stadium si è rivelato fondamentale nella
crescita e anche nel raggiungimento dei risultati. Anche se non
ha evitato i brutti scossoni di inizio stagione. Abituato a misurarsi
colpo su colpo e con tutti gli avversari, il tifo juventino vasto,
enorme, diffuso ovunque è ormai diventato assai esigente:
e non si sfama mai.
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