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Pogba, assist e gol: il 10 è meritato

Una stagione tra alti e bassi per le grandi attese ma alla fine è stato uno dei protagonisti dello scudetto: le azioni vincenti passano quasi tutte dai suoi piedi e dalla sua testa

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TORINO - Questa volta il polpo è rimasto un poco più a lungo nella tana, acquattato, prima di liberare i tentacoli e soffocare ogni forma di vita che gli capitasse a tiro (e che tiro). Ma quando lo ha fatto, Paul Pogba ha confermato di essere il numero uno al mondo nel rapporto tra peso, potenza, classe, personalità e soprattutto età. Nessuno, più di lui, sa ottimizzare la tavolozza dei colori usandoli tutti.
Otto gol, e undici assist. Specialmente gli undici assist. Vuol dire che le azioni vincenti passano quasi tutte dai suoi piedi e dalla sua testa (l'ultimo passaggio decisivo, per la rete di Mandzukic a Firenze, l'ha realizzato con la capoccia). La cifra degli assist è quella che spiega lo sblocco vero di Pogba, che fino a qualche mese fa col pallone faceva due cose: o il gesto meraviglioso, oppure lo svolazzo. Dopo essere precipitato nel calcio come un meteorite da un pianeta sconosciuto, il francese è stato come preso in ostaggio dal proprio talento, oltre che dalla spaventosa valutazione mercantile, i famosi 100 milioni di euro. E quel talento lo ha convinto, magari inconsciamente, che ogni palla da lui toccata dovesse essere memorabile. Questo lo ha fatto entrare in una sorta di tunnel barocco: ma quando Pogba ha capito che non doveva fare il fenomeno a ogni tocco, ha ricominciato ad esserlo. Lui è molto giovane, sensibile alle lodi come tutti. E se il mondo ti ripete che nessuno è come te, alla fine ci credi. Il peso della responsabilità è stato anche il numero 10 che da quest'anno Pogba indossa, il 10 di Del Piero e Tevez, per citare solo gli ultimi due campioni che l'hanno portato. Questo, nella stagione senza più i leader Pirlo, Tevez e Vidal, ha forse messo nella testa di Paul qualcosa di troppo. E per molto tempo, lui ne è stato in parte condizionato.

La semi paralisi da troppa bravura è finita in primavera, dopo la sventurata eliminazione in Champions. Da quel momento, Paul Pogba è diventato il perno centrale della Juventus, il vertice e la base, il grande raccordo anulare dove tutto il traffico passa. Una crescita enorme da parte di un campione che già era apparso smisurato, e che rappresenta insieme a Dybala e Buffon la cima della Juve, il punto più alto di una squadra (e di un club) che sa mescolare talento, generazioni e nazionalità, capace di spendere 40 milioni di euro per il giovane argentino e 300 mila euro, a suo tempo, per Barzagli, oppure nulla per Pogba, anche in questo fenomenale: forse non esiste un caso simile, un investimento a costo zero,  una potenziale plusvalenza secca da un centinaio di milioni.

E qui, da almeno un paio d'anni sta il punto. Come trattenere a Torino un campione desiderato da tutte le grandi squadre europee? Come impedire che la possibilità di raddoppiare uno stipendio già altissimo blandisca il ragazzo sempre di più? E come resistere alla tentazione di disporre di un capitale gigantesco per rifare nei prossimi anni una Juve già fortissima, ma che sta invecchiando soprattutto in difesa?
La società bianconera, dopo il quinto storico scudetto ripete e promette che Pogba resta, e che attorno a lui sarà costruita la squadra del prossimo, immancabile assalto alla Champions. Anche l'anno scorso sembrava che Paul potesse partire, invece alla fine è rimasto. Dunque, si vedrà. Ma prima vedremo lui all'Europeo, con la sua Francia che gioca in casa e che, anche per questo, è tra le favorite. In nazionale, così come in Champions, il polpo deve ancora raggiungere la sua dimensione massima e ci mancherebbe, vista l'età. Il mondiale 2014 fu vissuto da Pogba in chiaroscuro, ma l'Europeo francese promette molto di più. Ci pensano pure gli juventini che non si stancano mai di assistere alle imprese e alle danze del loro campione più suggestivo, già una pop-star, il simbolo di uno sport moderno che è sostanza ma pure immagine, e immaginazione. Purché non si debba immaginare il polpo in altre acque.
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