Lapadula, il Vardy italiano: "Il mio segreto? Morire su ogni palla"
dalla nostra inviata TIZIANA TESTA
Gianluca Lapadula
Parla il capocannoniere della serie B, l'attaccante che a 26 anni è riuscito a far impazzire il calciomercato. Racconta la gavetta in provincia, il sogno della nazionale, l'amore per Sir William Wallace e quel romanticismo che rivendica: in campo e nella vita
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PESCARA - Un viavai di osservatori al lavoro per grandi club, italiani e non. A Pescara da mesi gli occhi sono tutti per Gianluca Lapadula, re dei bomber in serie B: un profilo da attaccante moderno, all'attivo 24 gol, 10 assist decisivi. Ha catturato le luci dei riflettori a 26 anni, dopo una lunghissima gavetta in provincia. Lui continua ad allenarsi in vista dei play off, matematicamente conquistati dai biancazzurri. Al centro sportivo di Città Sant'Angelo, dove tutti aspettano "Lapa" per un autografo, arriva sorridente. Con l'aria di chi sa di vivere un momento magico. Da non sciupare.
La sua storia è una favola modello Leicester. Si sente un po' il Vardy italiano?
"Vardy italiano? Di sicuro sono un ragazzo che vive un momento emozionante. Mi sto riscoprendo in un ruolo diverso, in cui non avevo mai giocato con tanta continuità. Come prima punta ho trovato la mia dimensione. E poi devo tanto a questa regione. Gli abruzzesi mi hanno accolto come un figlio. Qui c'è tanta serenità, vai in campo tranquillo. E questo fa la differenza".
Lapadula, la favola del Vardy italiano
Un talento puro il suo. Basta andare su youtube, digitare Lapadula e gol per ammirare un campionario di azioni e reti da attaccante moderno. Eppure ha fatto una gavetta lunghissima: Pro Vercelli, Ivrea, Parma, Atletico Roma, Ravenna, San Marino, Cesena, Frosinone, Nova Gorica, Teramo. Qualcuno ha sbagliato nel valutarla?
"Non mi definirei un talento, solo un giocatore molto determinato. Sono esploso tardi anche per mia responsabilità. A Cesena non sono stato bravo a rientrare dopo un infortunio. Come a Frosinone, dove comunque la stagione era quasi finita. Ma certo ho vissuto anche vicende che non hanno aiutato, come l'esperienze del Parma. Per le loro trattative mi mandarono all'Atletico Roma come merce di scambio e feci sei mesi fuori rosa. Non giocai mai".
Sul mercato sembrano tutti pazzi per lei. Il presidente del Pescara Sebastiani pochi giorni fa ha fissato il suo prezzo - 10 milioni di euro - e ha elencato tutte le squadre che la stanno cercando: in testa Leicester e Napoli, poi Genoa, Napoli, Sassuolo, Lazio, Juve. Si parla anche di Shaktar Donetsk, Olympique Marsiglia, Lille. Da torinese e tifoso bianconero, il suo sogno è la Juventus?
"Le voci di mercato mi fanno piacere, ma in questo momento voglio solo regalare un sogno a questa città: la promozione. La mia testa è alla prossima partita contro il Modena. Finora abbiamo conquistato la certezza dei play off, ma il terzo posto non è ancora sicuro".
Serie B, la prodezza di Lapadula: rovesciata fantastica
Parole prudenti, ma Ranieri la vuole. E lei sembra un giocatore adatto alla Premier.
"Le parole del mister mi fanno felice, dopo un campionato che il Leicester ha vinto con tanta gloria e gioia. Certo io sono sempre cattivo, affamato, e in Inghilterra queste doti contano molto".
Lei è anche il campione dei due mondi. Nato a Torino da papà pugliese e mamma di Lima, è sotto osservazione della nazionale italiana ma è anche sottoposto al pressing scatenato di mezzo Perù: dal ct Gareca che è venuto a Pescara a "corteggiarla", ai giornalisti peruviani, anche loro in trasferta all'Adriatico, ai semplici tifosi (basta un'occhiata ai tweet in spagnolo con il nome Lapadula per capirlo). Come si resiste a tanta passione?
"Gareca mi è piaciuto molto a pelle come persona, mi ha illustrato il suo progetto, i peruviani mi hanno accolto benissimo, mi hanno riempito di messaggi. E' un Paese che non ho mai visitato, ma so da mia madre che si tratta di un popolo caldo, accogliente. Io però non ho ancora dato il mio responso".
E la maglia azzurra non è un sogno? In fondo la concorrenza degli attaccanti italiani in questo momento non è agguerritissima.
"Ho il sogno di una nazionale, ma non sta a me giudicare chi deve essere convocato. Ci sono tanti attaccanti forti, io guardo e sto a imparare"
Lei è nato nel quartiere dello stadio Filadelfia, quello del grande Torino, ma è cresciuto nelle giovanili della Juve. Faceva anche da raccattapalle ai tempi di Zidane. Chi era il suo mito calcistico?
"Il mio esempio in campo e fuori è sempre stato Alex Del Piero. Un campione sotto tutti i punti di vista"
E il talento a cui somiglia di più?
"Direi un Zaza, un Vardy , tutta gente che ha molto carattere. La mia qualità è morire su ogni palla, anche quando sembra persa".
Il suo soprannome è Sir William Wallace. Gliel'ha dato suo fratello Davide che fa il postino, ma è anche giocatore in Eccellenza col Saluzzo. In cosa si sente come il condottiero scozzese?
"Il mio carattere è sempre quello di battagliare su ogni fronte, per far gol, per non farlo prendere. Sempre in trincea. Davide mi ha dato quel soprannome perché sa quanto conta per me quel personaggio".
E' vero che in estate, calcio a parte, ha un impegno già in calendario: con la sua compagna Alessia, torinese come lei, da cui ha avuto due bambine?
"Sì, Bianca e Regina hanno 3 anni e 2 anni, ci dovremmo sposare ai primi di luglio". [[ge:rep-locali:repubblica:139613613]]La richiesta di matrimonio è stata un po' insolita, con un megafono, allo stadio. Allora giocava con il Teramo in Lega pro.
"L'ho studiata nel giro di una settimana, l'entusiasmo di quella stagione mi ha portato a pensare che Alessia meritasse qualcosa del genere. E poi io sono un po' pazzo..."
Si considera un romantico?
"Nella vita, non solo nel calcio".
Lei spesso va a complimentarsi con i portieri che riescono a parare le sue palle gol. Anche questo è romanticismo?
"Quando faccio di tutto per infilare la palla dentro e c'è un portiere che riesce a parare, mi sembra giusto fargli i miei complimenti. Ma state tranquilli che continuerò a fare di tutto in quei 90 minuti per arrivare al gol".