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La parabola di Pisacane, da esempio anti combine al tavolo con i boss

Nel 2012 il presidente della Fifa Blatter parlò dell'allora difensore del Lumezzane come "un esempio per tutti i giovani". Ma secondo quanto ha raccontato ai carabinieri Antonio Accurso, uno dei capi della Vanella, due anni dopo, quando militava nell'Avellino, discuteva su come alterare le partite

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ROMA - Nel 2012, sul palco del pallone d'oro, Josep Blatter disse di lui: "Questo ragazzo è un esempio per i giovani". Da difensore del Lumezzane, aveva denunciato il tentativo di una combine. Due anni dopo Fabio Pisacane era al tavolo con i boss della Nuova Vanella Grassi a discutere di come era possibile alterare alcune partite dell'Avellino, squadra nella quale militava. A raccontarlo ai carabinieri è proprio uno dei boss del clan, Antonio Accurso. "Ci incontrammo nella zona riservata dove si gioca a carte. All'inizio eravamo io, Armando Izzo e Fabio Pisacane. Poi si unirono a noi mio fratello Umberto e Gaetano Angrisano. Dopo le presentazioni, Pisacane mi disse che ci voleva conoscere, intendendo noi capi della Vanella, e che stava là a Secondigliano perché doveva comperare abbigliamento e profumi perché di lì a poco si doveva sposare. A questo suo matrimonio in effetti andò anche Armando Izzo. A questo punto io presi la palla al balzo e gli proposi di combinare qualche partita. Gli dissi: "Qualche partita quando la facciamo?" e Pisacane rispose che aveva rinunciato a 50 mila euro ed era stato premiato dal Presidente della Fifa Blatter e che era complicato coinvolgere tutta la squadra dell'Avellino, e poi che la squadra stava lottando per i play off, ma che se da quel momento alla fine del campionato si poteva combinare qualcosa, lo avrebbe fatto, nel senso che ci avrebbe aiutato, ma solo per un piacere a noi della Vanella, senza nulla pretendere in cambio. Lo stesso, disse, avrebbe fatto se l'Avellino fosse giunto alla fase dei play off. Aggiunse anche che i giocatori dell'Avellino avevano un bonus nel caso di raggiungimento dei play off stessi. Piscane dunque non ci chiuse la porta in faccia, Izzo rimase in silenzio. La sera successiva, quando venne a trovarci a via Dante, Izzo disse,) come per giustificarsi, dimostrando cioè di avere buona volontà per i nostri scopi: Vi ho portato Pisacane, ora vediamo se si arriva ai play off, vedete che io sono a vostra disposizione".

L'INTERCETTAZIONE: "DOBBIAMO MANGIARE TRE POLPETTE"

La partita poi non si fece. Ma Pisacane non denunciò nulla. Anzi. Interrogato dai carabinieri negherà l'innegabile, raccontando di non aver mai subito pressioni. E soprattutto di non conoscere Accurso. "Ma invece - dicono i magistrati - ci sono molti riscontri". In quel giorno Izzo e Pisacane erano dove racconta Accurso. Non solo. Dopo l'interrogatorio Pisacane si sfoga tra se e se, parlando di Izzo e intercettato da una cimice dei Carabinieri: "Vai a fare bene a uno! Quel coglione... speriamo che...che non mi ha fatto un guaio...quel mongoloide. Lo dicevo sempre io "tu solo a pallone puoi giocare, dopo fai una brutta fine".
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