Calcio, in campo la Nazionale amputati: tanto gioco, nessun pietismo
Luigi Bolognini
Il tatuaggio di Francesco Messori: "È solo una gamba in meno"
Partita con la Francia a Milano, alla vigilia della finale di Champions. Italia sconfitta, ma quel che conta è lo spirito di questi ragazzi. Francesco Messori, il capitano, ha 17 anni, una passione per il Barcellona e per Messi, un tatuaggio sul collo: "È solo una gamba in meno"
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MILANO - Il capitano della Nazionale è tutto sinistro. Ma nel senso che ha solo il piede sinistro, la gamba destra è un moncherino dalla nascita: Francesco Messori è il capitano della Nazionale amputati, squadra non riconosciuta dalla Federcalcio, ma dalla Uefa sì, ed è stata invitata dalla Federazione europea a disputare una partita contro la Francia al Castello Sforzesco, prima della finale di Champions League. Una sconfitta 5-4 ai rigori, con un gol dello stesso Francesco. Ma chi se ne importa. Qui conta altro.
Messori (soprannome "Messi" perché è il suo idolo e per via della assonanza) è di Correggio e ha 17 anni, e ha fondato la squadra quando ne aveva 13, lanciando su Facebook un appello a cui hanno risposto in tanti, nati così oppure sopravvissuti a malattie o incidenti. Tutta gente che rifiuta ogni pietismo e che sulla propria condizione sa ironizzare: sul collo il capitano si è fatto tatuare la scritta "It's only one leg less", è solo una gamba in meno, e vive la normalissima vita dei suoi coetanei, compresa qualche serata in discoteca. E per inciso, che anzi è forse la cosa più importante, è un fior di calciatore: "Tanti - ammette - quando vengono a vederci giocare pensano a quelle cose un po' tristi, anche se fatte con le migliori intenzioni, in cui qualcuno si muove a fatica, non ci sono falli, magari ci regalano un rigore per fare un gol. Invece noi siamo atleti veri".
Calcio, in campo la Nazionale Amputati: Italia-Francia si gioca su una gamba sola
E vederli giocare è impressionante, in effetti: si picchiano (mai con le stampelle), corrono, dribblano, sanno benissimo come toccare il pallone. È incredibile poi vederli tirare in porta: si appoggiano sulle stampelle e fanno qualcosa di molto simile alla rullata dell'omino del calcio balilla. Il tutto senza piangersi addosso, senza accampare pretese o privilegi (cui pure avrebbero diritto), senza rinunciare a divertirsi e ad avere un'esistenza. "A volte gioco con amici normodotati. Nessun problema se mi picchiano: poi mi rialzo". Certo, c'è chi li aiuta. In questo caso è il Csi, il Centro Sportivo Italiano, legato al mondo degli oratori, che ha ammesso Francesco e i suoi compagni nei campionati che organizza e li ha aiutati a mettere in piedi questa Nazionale che va anche a disputare i Mondiali di categoria, non le Olimpiadi, cioè le Paralimpiadi. Non per ora almeno, in futuro chissà. All'estero sono messi meglio: in Turchia c'è un regolare campionato amputati a 20 quadre, di serie A e B, e i calciatori sono addirittura stipendiati. A Francesco vanno al massimo rimborsi spese.
E così Messi-Messori i riconoscimenti deve andare a raccoglierli all'estero, incoraggiato e sostenuto in ogni senso da mamma Francesca, sempre accanto. Era però con amici, quelli della Penya Lombarda, il club dei tifosi blaugrana più grande e attivo in Italia, nel momento di cui va più orgoglioso, legato al Barcellona, squadra che tifa da sempre. "Grazie alla Penya e al presidente Antimo De Salve sono stato il primo italiano a parlare alla Masia, la leggendaria scuola calcio, ai ragazzi delle giovanili. Ho spiegato il valore del sacrificio, del lottare per i propri sogni e speranze. E poi ho giocato a pallone coi campioni del futuro, fantastico".
Il Barça lui l'ha sulla pelle, in senso letterale: "Ho incontrato Messi e mi sono fatto fare l'autografo su un braccio. Quella notte sono stato otto ore immobile sul letto perché la scritta non si cancellasse e poi l'ho tramutata in un tatuaggio". Ma non è male neppure l'episodio con Dani Alves. Il terzino brasiliano, dopo aver saputo la sua storia, gli ha detto: "Tu si que vales, lo que hacemos nosostros no es nada respecto a lo que haces tu!" ("Tu sì che vali, quello che facciamo noi è niente rispetto a quel che fai tu"). Tra campioni ci si capisce sempre di prima intenzione.