ROMA - Gioiello architettonico, scheletro fatiscente, struttura da salvare. Lo Stadio Flaminio anima da anni le polemiche tra amministrazioni locali e enti sportivi. A restaurarlo ci hanno pensato tutti: ora il ripristino del Flaminio è diventato uno dei punti di forza della corsa alla rielezione di Carlo Tavecchio. L'idea è ambiziosa: "Fare dell'impianto dell'architetto Nervi la casa della Nazionale". Farci giocare le formazioni azzurre giovanili e spostare in quel quadrante di Roma la sede della Figc, gli uffici, facendolo diventare il polo direzionale della Federazione e della nazionale azzurra. E fare dello stadio un impianto moderno: posti premium, aree ospitalità, palchetti.
VENTICINQUE MILIONI PER MIGLIORARLO - Un progetto ambizioso, per valorizzare un patrimonio della collettività (è di proprietà del Comune di Roma) e un pezzo di storia italiana dello sport, visto che l'impianto - pensato per il calcio ma ospite anche di altre discipline, dal nuoto alla scherma - è stato a lungo intitolato al Grande Torino (c'è ancora una targa). "Il Flaminio è in stato fatiscente, noi diamo la disponibilità a qualsiasi tipo di ragionamento", ha confermato Tavecchio. Il Flaminio è praticamente abbandonato da quando, a metà giugno del 2014, furono disdette tutte le utenze a seguito di un contenzioso tra il Campidoglio e la Coni Servizi (che lo aveva in gestione) per mancati interventi. Da quel giorno l'erba senza che più nessuno se ne curasse, ha coperto i seggiolini, divorato le porte, la muffa ha invaso i locali, le infiltrazioni d'acqua hanno permeato il cemento armato. Mettendone a rischio la tenuta strutturale. Secondo una stima recente servono 15-16 milioni di euro solo per rimetterlo in sesto. Per rifarne un impianto in grado di ospitare partite ufficiali possono essere necessari anche 20-25 milioni: "è quasi a rischio crollo", è stato denunciato in Commissione sport al Campidoglio.
FONDAZIONE NERVI E IL PROGETTO DELLA FIGC DI ABETE - Se Tavecchio deciderà davvero di procedere, però, si troverà a dover combattere contro problemi già sorti in passato: lo stadio è protetto dalla fondazione Nervi, che ha la proprietà intellettuale dell'opera e ha spesso rigettato interventi di "restyling": impossibile insomma modificare la struttura esterna. Si era pensato di scavare per ottenere più posti a sedere (attualmente il Flaminio è uno stadio da 25mila posti, ma dotandolo di poltroncine e skybox la capienza calerebbe). Ma sotto all'impianto sono stati ritrovati nel 2008 resti archeologici che impediscono questa soluzione. Un progetto vincente l'aveva sviluppato nel 2014 la Figc con il presidente Abete e il dg Valentini, concordandolo con il Comune di Roma e l'assessore allo sport dell'epoca, Pancalli. Prevedeva di far giocare lì tutte le under, comprese alune gare della under 21 e la nazionale femminile, dando ospitalità alle federazioni che usano la struttura (boxe, scherma e nuoto) e anche un museo dell'architetto Nervi. Un'idea molto simile a quella di oggi di Carlo Tavecchio. Morì dopo le dimissioni della vecchia governance della Figc: dopo l'elezione di Tavecchio, il nuovo direttore generale della Federcalcio, Michele Uva, inviò in Campidoglio una lettera con la rinuncia all'assegnazione del Flaminio (20 febbraio 2015). Oggi Tavecchio ha cambiato idea e è pronto a riprendere in mano quel progetto. Felice anche Luca Pancalli, oggi presidente del Comitato Paralimpico e ieri assessore allo sport del Comune: "Sono contento - dice- che venga recuperata quell'idea nata quando ero assessore insieme 'allora presidente Federale, è nell'interesse del recupero di un bene di Roma".
VENTICINQUE MILIONI PER MIGLIORARLO - Un progetto ambizioso, per valorizzare un patrimonio della collettività (è di proprietà del Comune di Roma) e un pezzo di storia italiana dello sport, visto che l'impianto - pensato per il calcio ma ospite anche di altre discipline, dal nuoto alla scherma - è stato a lungo intitolato al Grande Torino (c'è ancora una targa). "Il Flaminio è in stato fatiscente, noi diamo la disponibilità a qualsiasi tipo di ragionamento", ha confermato Tavecchio. Il Flaminio è praticamente abbandonato da quando, a metà giugno del 2014, furono disdette tutte le utenze a seguito di un contenzioso tra il Campidoglio e la Coni Servizi (che lo aveva in gestione) per mancati interventi. Da quel giorno l'erba senza che più nessuno se ne curasse, ha coperto i seggiolini, divorato le porte, la muffa ha invaso i locali, le infiltrazioni d'acqua hanno permeato il cemento armato. Mettendone a rischio la tenuta strutturale. Secondo una stima recente servono 15-16 milioni di euro solo per rimetterlo in sesto. Per rifarne un impianto in grado di ospitare partite ufficiali possono essere necessari anche 20-25 milioni: "è quasi a rischio crollo", è stato denunciato in Commissione sport al Campidoglio.
FONDAZIONE NERVI E IL PROGETTO DELLA FIGC DI ABETE - Se Tavecchio deciderà davvero di procedere, però, si troverà a dover combattere contro problemi già sorti in passato: lo stadio è protetto dalla fondazione Nervi, che ha la proprietà intellettuale dell'opera e ha spesso rigettato interventi di "restyling": impossibile insomma modificare la struttura esterna. Si era pensato di scavare per ottenere più posti a sedere (attualmente il Flaminio è uno stadio da 25mila posti, ma dotandolo di poltroncine e skybox la capienza calerebbe). Ma sotto all'impianto sono stati ritrovati nel 2008 resti archeologici che impediscono questa soluzione. Un progetto vincente l'aveva sviluppato nel 2014 la Figc con il presidente Abete e il dg Valentini, concordandolo con il Comune di Roma e l'assessore allo sport dell'epoca, Pancalli. Prevedeva di far giocare lì tutte le under, comprese alune gare della under 21 e la nazionale femminile, dando ospitalità alle federazioni che usano la struttura (boxe, scherma e nuoto) e anche un museo dell'architetto Nervi. Un'idea molto simile a quella di oggi di Carlo Tavecchio. Morì dopo le dimissioni della vecchia governance della Figc: dopo l'elezione di Tavecchio, il nuovo direttore generale della Federcalcio, Michele Uva, inviò in Campidoglio una lettera con la rinuncia all'assegnazione del Flaminio (20 febbraio 2015). Oggi Tavecchio ha cambiato idea e è pronto a riprendere in mano quel progetto. Felice anche Luca Pancalli, oggi presidente del Comitato Paralimpico e ieri assessore allo sport del Comune: "Sono contento - dice- che venga recuperata quell'idea nata quando ero assessore insieme 'allora presidente Federale, è nell'interesse del recupero di un bene di Roma".