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Da Gullit al Tulitt: il calcio da tavolo inventato dall'avvocato del Milan

Leandro Cantamessa Arpinati, storico legale del club rossonero, è l'ideatore di una simulazione da tavolo dello sport più popolare: undici dischetti colorati e numerati e un dischetto per pallone: parte anche il primo campionato

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MILANO - Trasmigrata nei secoli da Platone a Pascoli, la tesi sul fanciullino che è in noi si è cristallizzata con duraturo successo nel calcio: non esiste altro spettacolo ludico capace di produrre, in un adulto senziente, così rilevanti e insospettate metamorfosi. Può ad esempio un celebre avvocato - pioniere del diritto sportivo italiano, docente universitario, nonché tra i massimi collezionisti di libri antichi, bibliografo (suo il sito biblioastrology), scrittore (è fresco di stampa il libro, edito da Giuffrè, "Gli undici temi essenziali dello sport professionistico") e anche un po' astrologo - impiegare il tempo libero residuo per ideare un gioco del calcio da tavolo, mettere in moto quanto necessario per brevettarlo e varare un campionato con tanto di regolamento in quattro lingue? "Può, può, eccome", assicura Leandro Cantamessa Arpinati, in fiera posa nello studio milanese di corso Magenta davanti al Cantamessa Stadium, palcoscenico di alcune partite casalinghe della sua squadra: "La Juvenilis Limpha, nome inventato cinquant'anni fa da mio padre e scritto appositamente sbagliato".

UN FILM DA CATTIVO - Noto al pubblico calciofilo soprattutto per essere l'avvocato del Milan, dal 1984 e poi per tutta la trentennale era Berlusconi, in questa fase cruciale per il passaggio di proprietà del club ostenta il proprio laicismo: "Io desidero una sola cosa: che la squadra per la quale faccio il tifo fin da bambino torni a vincere. E che, per vincere, la società torni a investire come nel vicino passato". Intanto si distrae altrove, chissà se per inconscio esorcismo delle sorti del Diavolo. E' perfino diventato attore, con una mini-parte nel film per ragazzi, diretto dal regista Luca Lucini, prodotto dalla Disney e da 3zero2 e nelle sale dal 24 novembre, "Come diventare grandi nonostante i genitori", con Margherita Buy, Matthew Modine e Giovanna Mezzogiorno: "Faccio la parte del proprietario di un ristorante di gran qualità, cattivo e insensibile". Ma in cima ai suoi pensieri, ben più della fortuita carriera cinematografica, c'è il nuovo gioco: si accalora, in effetti, nell'illustrare il primo campionato italiano di Tulitt: "Significa, in dialetto, pezzo di latta, tollino. Del milanese io sono appassionato: da piccolo ascoltavo e riascoltavo le canzoni di Nanni Svampa e i punti più intricati me li facevo spiegare da mio papà. Perciò, quando ho dovuto battezzare il gioco e registrare il marchio, non ho avuto dubbi". DA GULLIT AL TULITT - L'antesignano del Tulitt (l'accento va sulla "i") va dunque scovato nei ricordi milanesi del fanciullino di cui sopra, alias Cantamessa Leandro. Studente dodicenne costretto dall'infortunio a una gamba al triennale abbandono delle partite di pallone, in un pomeriggio dagli amichetti di allora, i fratelli Fantini, scopre una delle tante varianti del calcio simulato dai ragazzi, con i tappi di latta delle bibite a riprodurre i giocatori, un dischetto di legno per il pallone e un pezzo di compensato per il campo. L'idea di un gioco inedito, che associ strategia e tattica all'abilità manuale, non lo abbandonerà più, da quegli anni Sessanta del Milan del giovane Rivera compresso a pedina per nulla antropomorfa, a differenza del contemporaneo Subbuteo inglese diffuso in Italia nel decennio successivo, ma alla quale trasmettere fantasia ed estro umani: "Mi misi subito al lavoro con la dama e gli scacchi d'avorio dei miei genitori e con un tavolo di legno che avevamo a casa. Negli anni ho poi giocato non meno di duemila rudimentali partite con quel rudimentale gioco sostanzialmente deregolato". La lunga gavetta a tappe di perfezionamento è durata circa mezzo secolo, finché il ragazzino - diventato nel frattempo avvocato famoso, codificatore di parecchie norme del diritto sportivo e scrittore di testi di quell'area - non si è sentito pronto per il passaggio da Gullit al Tulitt.

IL CAMPIONATO - Presto comincerà il primo campionato della LNPT (Lega Nazionale Professionisti Tulitt) a quattordici squadre, con calendario di andata e ritorno di ventisei giornate. Vi prenderanno parte professionisti affermati e usi ad attività più serie: avvocati, professori universitari, commercialisti, un direttore di banca e un chimico, oltre all'inflessibile custode tecnico e legale della materia: "Il crescente numero di richieste comporterà probabilmente più avanti l'allestimento di una Lega di serie A a sedici squadre, con retrocessione, e di una di serie B, con promozione". Su mia licenza, si disputerà anche un campionato all'estero, a Parigi". Il 15 ottobre 2016 sono state scritte norme e regolamento del Tulitt: in italiano, francese, inglese e tedesco. Il sommario riassunto delle articolate regole è il seguente. Gli undici giocatori sono dischetti numerati in legno, di dimensioni standard (il portiere somiglia a un pedone degli scacchi e gli altri dieci a pedine della dama, ricordi del passato rudimentale, con due più grandi, il centromediano e il centravanti, per garantire una gittata superiore di lanci e tiri). Si muovono nel rispetto delle regole del calcio vero (l'unica non mutuata è il fuorigioco) su un tavolo dalla superficie variabile, con conseguente variazione di attrito e scorrimento della palla, cioè del dischetto più piccolo, simile a un bottone, che va indirizzato nelle due porte provviste di rete d'ordinanza. Le dimensioni e il peso dei portieri variano a seconda delle vicende delle partite e delle situazioni di gioco.

UN GIOCO BORGHESE - Sono due le versioni del tavolo di legno in dotazione, dalla superficie più o meno scorrevole e utilizzabili a discrezione di ogni partecipante per le proprie partite casalinghe, così come è lecito schierare pedine dalla base più liscia o più ruvida: campo verde (erba) e bianco (neve). Il tavolo prototipo, commissionato a un artigiano al pari di tutti gli altri, può essere double face (così si evita di comprarne due). Ogni concorrente ha a disposizione differenti kit di dischetti; le partite durano ventidue minuti e il tempo è studiato tenuto conto delle dimensioni dei giocatori e del campo, che riproduce proporzionalmente San Siro; il calendario prevede non più di una partita a settimana per squadra (chi gioca ha in genere un sacco da fare) e per chi ne salta una, oltre allo 0-3 a tavolino, c'è una sanzione di cinquanta euro, da devolvere a scopi benefici. Saranno diramati comunicati ufficiali, nello stile della Lega Nazionale Professionisti Serie A dal giudice-demiurgo, il quale, incassando la scontata accusa di snobismo e di regressione infantile consentita ai soli benestanti, puntualizza i capisaldi filosofici ed estetici del Tulitt: "Si tratta di un gioco borghese, vintage, senza azzardo, d'élite, non economico e un po' ingombrante: sto impegnandomi a ridurre i costi del materiale e in particolare quelli del tavolo, ma per sua natura non diventerà mai nazional-popolare. Comunque avrà un sito e per il momento ha un indirizzo mail (info@tulitt.it) che non gestisco io".

IL MILAN E LA LEGGE DEL MERCATO - Il gioco popolare resta il calcio del Milan in carne e ossa, al centro di un momento storico: il passaggio di proprietà dalla Fininvest di Silvio Berlusconi al fondo cinese Sino Europe. Sulla vicenda Cantamessa, liberale praticante, mostra opinioni nette: "Il Milan è sempre stato la mia passione prima ancora che un lavoro e, da tifoso, ribadisco il concetto: desidero che il Milan torni a vincere e che, per vincere, torni a investire come nel vicino passato".
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